Il gasolio sfonda il muro dei due euro in quasi tutta Italia. Le associazioni dei consumatori denunciano il sequestro del taglio delle accise da parte della filiera e parlano di “inflazione da avidità”. Richiesti il tetto massimo ai prezzi e il recupero dei 500 milioni di fondi pubblici tramite una tassazione sugli extra-profitti.
Il sistema dei trasporti italiano è sotto scacco: nonostante il recente calo delle quotazioni del greggio e gli stanziamenti governativi, il prezzo del gasolio ha ufficialmente superato la soglia psicologica dei due euro al litro nella quasi totalità delle regioni. È quanto emerge dagli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), che certificano un’impennata dei listini alla pompa proprio mentre le associazioni Consumerismo No Profit, Adiconsum Sardegna, Codacons e Unc denunciano un fallimento sistemico delle politiche di controllo.
Secondo i rappresentanti dei consumatori, il taglio delle accise da 500 milioni di euro è stato “sequestrato” dalla filiera distributiva, trasformandosi in un trasferimento di ricchezza pubblica verso i margini privati, in quello che viene definito un caso di scuola di “Greedflation” o inflazione da avidità.
I DATI DEL RIALZO SECONDO L’OSSERVATORIO DEL MIMIT
Le rilevazioni ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy fotografano una situazione critica lungo tutta la rete nazionale. Oggi il prezzo medio del gasolio in modalità self-service si è attestato a 2,021 euro al litro sulla rete stradale e a 2,080 euro su quella autostradale. Non va meglio per la benzina, che pur restando sotto la soglia dei due euro, ha raggiunto una media nazionale di 1,736 euro al litro (1,796 euro in autostrada). Questi numeri, rielaborati dalle associazioni, mostrano incrementi quotidiani che arrivano fino a 3,5 centesimi per il diesel, vanificando di fatto l’intervento statale sulle accise.
LA GEOGRAFIA DEI RINCARI DA BOLZANO ALLA SICILIA
L’analisi territoriale condotta dall’Unione Nazionale Consumatori e dal Codacons evidenzia disparità regionali profonde, con il gasolio che ha ormai varcato il limite dei 2 euro ovunque, con l’unica eccezione delle Marche, dove si ferma a 1,994 euro. In vetta alla classifica dei rincari troviamo Bolzano, dove il diesel tocca i 2,042 euro al litro, seguita da Sicilia (2,035 euro), Calabria e Molise (2,034 euro). Per quanto riguarda la benzina, il primato spetta alla Basilicata con 1,766 euro al litro. In alcune aree, come la provincia di Bolzano, un pieno da 50 litri arriva a costare oggi oltre 2,30 euro in più rispetto a sole 24 ore fa.
L’ACCUSA DI GREEDFLATION E IL FALLIMENTO DEL TAGLIO DELLE ACCISE
Il malumore delle associazioni dei consumatori è netto. Consumerismo No Profit e Adiconsum Sardegna parlano apertamente di un “inganno” da 500 milioni di euro. “Lo Stato ha sottratto ingenti risorse alla sanità e ai servizi sociali per finanziare un taglio delle accise che non è mai arrivato integralmente alla pompa”, denunciano in una nota congiunta.
Le associazioni sostengono che, a fronte di uno sconto fiscale di circa 25 centesimi, il calo reale per l’utente finale sia stato di appena 8,4 centesimi. Questo fenomeno, in cui i margini della filiera aumentano ingiustificatamente nonostante le agevolazioni statali, configura una speculazione che le autorità attuali non sembrerebbero in grado di arginare.
L’ANOMALIA DEL MERCATO RISPETTO AL CROLLO DEL PETROLIO
Il Codacons solleva un ulteriore punto critico: l’evidente scollamento tra il mercato internazionale del greggio e i listini nazionali. Mentre nella giornata di ieri le quotazioni del petrolio hanno registrato una flessione del 10%, i prezzi alla pompa in Italia hanno continuato a salire in modo inversamente proporzionale. “Siamo di fronte ad anomalie palesi”, afferma l’associazione, sottolineando come questa dinamica confermi l’inefficacia degli attuali strumenti di sorveglianza, ridotti a semplici spettatori di un danno già avvenuto ai danni delle tasche dei cittadini.
LA RICHIESTA DI UN PRICE CAP E LA REVOCA DI MISTER PREZZI
Le proposte per uscire dall’impasse sono drastiche. Le associazioni chiedono la revoca immediata del Garante per la sorveglianza dei prezzi (Mister Prezzi) e della Commissione di allerta rapida, definiti “gusci vuoti e costosi” privi di reali poteri di ordinanza.
Al loro posto si invoca l’introduzione di un tetto massimo ai prezzi (Price Cap), considerando il carburante un servizio essenziale e non un bene di lusso soggetto a speculazione. Viene inoltre richiesto che i 500 milioni di euro stanziati vengano recuperati attraverso una tassazione straordinaria sugli extra-profitti della filiera, da reinvestire immediatamente nel trasporto pubblico e nei servizi sociali essenziali.
LE ISTANZE GIUDIZIARIE CONTRO LA SPECULAZIONE SUI MARGINI
Consumerismo No Profit e Adiconsum Sardegna hanno annunciato battaglia in ogni sede istituzionale e giudiziaria. L’obiettivo è ottenere norme sanzionatorie che colpiscano la sostanza degli aumenti, ovvero l’ingiustificato allargamento dei margini di profitto in presenza di aiuti di Stato.
“Non abbiamo bisogno di osservatori che ci dicano che i prezzi sono alti, ma di autorità che blocchino le speculazioni”, conclude la nota. La dignità dei consumatori e la tenuta economica del Paese dipendono ora dalla capacità del Governo di rispondere a queste sollecitazioni con interventi strutturali e non solo temporanei.


