L’Italia si prepara a un radicale cambio di paradigma per quanto riguarda la gestione delle risorse energetiche e la loro negoziazione sui mercati finanziari. Il Governo ha all’ordine del giorno di oggi uno schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva UE 2024/1788, un provvedimento destinato a ridisegnare l’intera filiera energetica nazionale attraverso l’integrazione massiccia dell’idrogeno e dei gas rinnovabili.
Lo schema di decreto legislativo prevede la fissazione di un limite temporale invalicabile: entro il 31 dicembre 2049 cesseranno definitivamente i contratti a lungo termine per il gas fossile non abbattuto. In un altro provvedimento, sempre all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri, si interviene invece sul Testo Unico della Finanza (TUF) per prevenire fenomeni speculativi sui derivati, affidando a Consob e ARERA poteri di vigilanza congiunta per proteggere l’economia reale e la stabilità delle reti nazionali.
IL TRAMONTO DEI COMBUSTIBILI TRADIZIONALI E IL TARGET 2049
Il cuore del provvedimento energetico, che dovrà essere pienamente operativo entro il 5 agosto 2026, risiede nella volontà di accelerare il percorso verso la neutralità climatica fissata per il 2050. Per raggiungere questo obiettivo, il Governo ha messo nero su bianco la necessità di coordinare l’organizzazione dei mercati con gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC).
La norma stabilisce criteri severi per la certificazione dei combustibili “low-carbon”: per essere considerati tali, dovranno garantire una riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 70% rispetto ai parametri dei combustibili fossili. Gli operatori della filiera saranno obbligati a utilizzare sistemi di tracciabilità basati sull’equilibrio di massa, inserendo ogni transazione in una banca dati europea per assicurare la massima trasparenza sull’origine delle materie prime.

