Il Governo convoca un Consiglio dei Ministri d’urgenza per venerdì sulle accise, mentre l’Unione Europea prepara misure drastiche per far fronte alla chiusura dello Stretto di Hormuz e all’impennata dei prezzi.
L’Europa barcolla sull’orlo di una crisi senza precedenti che minaccia di trasformarsi in un vero e proprio lockdown energetico. Con il conflitto in Medio Oriente che entra nel suo secondo mese, il panorama si fa spettrale: prezzi del gas schizzati del 70%, petrolio a +60% e lo spettro dei razionamenti che bussa alle porte delle cancellerie europee. Mentre il Governo italiano convoca d’urgenza un Consiglio dei Ministri per venerdì mattina alle 10:00, con l’obiettivo di prorogare il taglio delle accise sui carburanti in scadenza il 7 aprile, da Bruxelles arriva un monito raggelante: la situazione è grave e le scorte di gas naturale liquefatto (GNL) su cui il continente contava stanno venendo dirottate verso l’Asia, lasciando l’UE scoperta.
MISURE DI EMERGENZA E RAZIONAMENTI NELL’UNIONE
Le dichiarazioni rilasciate dal Commissario per l’Energia Dan Jørgensen durante la riunione informale dei Ministri dell’UE di ieri non lasciano adito a dubbi. Il quadro finanziario drammatico: “Solo nei primi 30 giorni di conflitto, l’Unione ha speso 14 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili”. Sebbene non vi siano ancora carenze immediate totali, la contrazione su diesel e carburante per aerei è già realtà.
Il Commissario ha inviato una lettera ai governi, visionata in anteprima da POLITICO, raccomandando formalmente di limitare l’uso dei trasporti per compensare le perdite. Le proposte rievocano le crisi petrolifere degli anni ’70: domeniche senza auto e razionamenti della benzina. Molti analisti leggono in queste direttive l’imminenza di un lockdown energetico in stile pandemico, dove la mobilità e la produzione industriale verranno sacrificate per preservare le scorte essenziali.
IL BLOCCO DI HORMUZ E IL DISINTERESSE AMERICANO
A rendere lo scenario “oltre ogni immaginazione” – per usare le parole di Christine Lagarde, Presidente della BCE – è la chiusura dello Stretto di Hormuz. Circa il 20% del petrolio e del gas globale transita da questo punto critico, ora sigillato dall’Iran. Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha avvertito che l’impatto economico sarà “pesante quanto la pandemia di Covid o l’inizio della guerra in Ucraina”.
In questo clima di tensione, il Presidente statunitense Donald Trump ha gelato le speranze di un intervento alleato, scrivendo su Truth Social un messaggio inequivocabile: “Dovrete iniziare a imparare a difendervi da soli. Andate a procurarvi il vostro petrolio!”. La solitudine dell’Europa aggrava la vulnerabilità del blocco, che dipende per il 40% dal Golfo per i prodotti raffinati. Senza l’alternativa di Hormuz, come sottolineato dall’analista Homayoun Falakshahi di ICIS su Politico, non esistono praticamente altre rotte percorribili per volumi così ingenti.
CONSEGUENZE SULL’INDUSTRIA E RISCHIO STAGFLAZIONE
Il declino industriale sembra già avviato. I colossi del settore chimico, come la tedesca Covestro, segnalano aumenti di costi sostanziali che si rifletteranno inevitabilmente sui prezzi finali. Adolfo Aiello di Eurofer ha evidenziato come la volatilità energetica stia rendendo impossibili gli investimenti siderurgici in Europa, mentre i produttori di fertilizzanti vedono i costi operativi (composti per l’80% da energia) andare fuori controllo.
Anche i beni di consumo quotidiano sono colpiti: persino il prezzo delle nuove PlayStation è aumentato a causa delle pressioni economiche globali. Valdis Dombrovskis, Commissario per l’Economia, ha parlato apertamente di stagflazione durante l’Eurogruppo: una combinazione letale di crescita stagnante e inflazione galoppante. Le previsioni di crescita dell’UE sono state tagliate all’1%, e il debito accumulato nelle crisi precedenti renderà difficile per i governi sostenere i servizi pubblici senza tagli lineari.
LOGISTICA E TRASPORTI: COMPAGNIE AEREE AL COLLASSO
Il settore aereo è tra i più colpiti da quello che viene definito il “doppio colpo” al raffinamento e alla produzione di greggio. Willie Walsh, direttore generale della IATA, ha confermato che l’industria non può assorbire i costi del carburante per aerei, arrivato a superare i 1.700 dollari a tonnellata. Il gruppo Lufthansa sta già valutando di mettere a terra temporaneamente tra i 20 e i 40 velivoli, riducendo la capacità fino al 5%.
Molte rotte asiatiche sono già state cancellate, e il rischio è che questo trend diventi la norma anche nei cieli europei nelle prossime settimane. Gli analisti di Kpler confermano che undici metaniere che viaggiavano verso l’Europa sono state dirottate verso l’Estremo Oriente, dove i margini di profitto sono più alti, lasciando il continente senza riserve flessibili.
LA STRATEGIA PER L’INDIPENDENZA ENERGETICA
In questo scenario di guerra e razionamenti, il messaggio della Commissione Europea resta focalizzato sulla necessità di una sovranità energetica totale. Jørgensen ha ribadito che “l’indipendenza energetica è un imperativo strategico, non solo climatico”. La via d’uscita indicata include l’elettrificazione massiccia, l’efficienza energetica e la produzione domestica di energia pulita.
Tuttavia, il tempo stringe. Guido Crosetto, Ministro della Difesa italiano, ha confessato a La Repubblica di vivere questa realtà 24 ore su 24, con preoccupazioni che “non lo lasciano dormire”. Fatih Birol, direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha definito questa come “la più grande minaccia alla sicurezza energetica globale della storia”. Anche se la pace venisse siglata domani, le infrastrutture distrutte e le catene logistiche interrotte condannerebbero l’economia a soffrire per almeno un altro anno, rendendo il lockdown energetico un’ipotesi sempre più concreta per milioni di cittadini.


