La premier è la prima leader occidentale a visitare la regione dall’inizio del conflitto; l’obiettivo è stabilizzare le forniture. In gioco ci sono oltre 16 miliardi di euro di import energetico e la tutela delle esportazioni manifatturiere italiane.
La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è appena atterrata a Gedda, in Arabia Saudita, dando il via a una missione istituzionale di alto profilo che toccherà i principali nodi strategici del Golfo Persico: Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Come sottolineato da fonti di Palazzo Chigi, si tratta di un passaggio diplomatico di rilievo assoluto, essendo Meloni la prima leader di un Paese UE, del G20 e della Nato a visitare l’area dallo scoppio del conflitto.
La missione ha una duplice valenza: da un lato ribadire il sostegno italiano di fronte alle tensioni con l’Iran, dall’altro mettere in sicurezza gli approvvigionamenti nazionali di petrolio e gas, in un momento in cui l’instabilità del Golfo rischia di far deragliare i prezzi energetici globali.
L’ITALIA SECONDO IMPORTATORE EUROPEO DAL GOLFO
Il peso specifico di questa missione emerge con chiarezza dai dati elaborati da Confartigianato. Il Medio Oriente non è solo un partner diplomatico, ma il polmone energetico dell’Italia: nel 2025 il nostro Paese ha importato dall’area beni energetici per 15.966 milioni di euro, cifra che rappresenta il 27,4% dell’import totale nazionale di petrolio e gas naturale.
Guardando nello specifico allo Stretto di Hormuz — dove transita il 26,6% del greggio mondiale — l’Italia si posiziona come il secondo importatore europeo dopo la Francia. Le forniture che attraversano quel braccio di mare valgono per noi 7.615 milioni di euro (il 13,1% del totale nazionale), suddivisi tra prodotti raffinati (2.822 milioni, in gran parte sauditi), gas liquefatto qatariota (2.524 milioni) e greggio (2.269 milioni, provenienti da Iraq e Arabia Saudita).
QATAR: IL PILASTRO DEL GAS NATURALE LIQUEFATTO
Il Qatar si conferma un fornitore insostituibile nel mix energetico nazionale, specialmente nel percorso di diversificazione avviato dopo il 2022. Ogni anno l’Italia riceve da Doha circa 6,4 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto (GNL).
Per comprendere l’entità del dato, queste forniture coprono circa il 10% del fabbisogno totale di gas dell’Italia e rappresentano tra il 30% e il 45% di tutto il GNL importato. Nonostante gli sforzi per ampliare il ventaglio dei fornitori, il Qatar rimane una fonte essenziale che espone l’Italia in modo significativo alle dinamiche di stabilità della penisola arabica.
L’ARABIA SAUDITA E IL RILANCIO DEGLI ACCORDI SUL PETROLIO
Il legame con Riad è altrettanto profondo, ma si concentra maggiormente sul settore petrolifero. L’Arabia Saudita è attualmente il quarto partner petrolifero dell’Italia. Nel biennio 2025/2026, l’import di greggio si è attestato intorno a 1.027 milioni di euro, a cui si aggiunge la parte più consistente relativa ai prodotti raffinati, per un valore di circa 2.822 milioni di euro.
Oltre allo scambio di idrocarburi, la relazione si sta evolvendo verso la transizione ecologica: nel gennaio 2025 è stato infatti siglato un memorandum d’intesa quinquennale che impegna i due Paesi nella cooperazione sulla cattura della CO2 e sullo sviluppo di tecnologie per l’energia pulita.
EMIRATI ARABI UNITI TRA EXPORT E MAXI-INVESTIMENTI
Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) rappresentano invece il primo mercato di sbocco per l’export italiano nell’area, ma giocano un ruolo fondamentale anche nel settore oil & gas, contribuendo massicciamente ai flussi di raffinati e greggio.
La rilevanza strategica degli EAU è destinata a crescere ulteriormente grazie all’annuncio di un maxi-investimento in Italia da circa 40 miliardi di dollari. Questi capitali saranno indirizzati verso la cooperazione energetica e lo sviluppo delle rinnovabili, cementando un legame che va oltre la semplice compravendita di combustibili fossili.
RISCHI PER LE IMPRESE E IMPATTO SUI TERRITORI ITALIANI
L’escalation del conflitto, avverte Confartigianato, mette però a rischio un interscambio commerciale che nel 2025 ha visto le imprese italiane esportare prodotti manifatturieri per 27.877 milioni di euro. Si tratta di un mercato in forte espansione (+7,9% lo scorso anno), trainato dagli Emirati (9,1 miliardi di export) e dall’Arabia Saudita (6,3 miliardi). I settori più esposti sono i macchinari (25% dell’export), i metalli, i mezzi di trasporto e la moda.
Sul territorio italiano, la possibile crisi dei commerci colpirebbe in primis la Lombardia (8,1 miliardi di export), seguita da Toscana, Emilia-Romagna e Veneto. L’incertezza, conclude l’analisi, rischia di frenare la ripresa degli investimenti, rendendo la missione della premier Meloni un passaggio obbligato per tutelare la tenuta del sistema produttivo nazionale.


