Tra pedaggi in Bitcoin, mine fantasma e il controllo iraniano sul “rubinetto del mondo”, Trump tenta il tutto per tutto nello Stretto di Hormuz. Stiamo per restare a secco?
Il tavolo di Islamabad è saltato e Donald Trump, con un post su Truth, ha annunciato la sua prossima disperata mossa: il blocco navale totale allo Stretto di Hormuz. la partita per l’energia globale si gioca ora su un filo sottilissimo, tra post sui social e mine invisibili sotto il pelo dell’acqua. Quali saranno le conseguenze della chiusura?
TRUMP MINACCIA IL BLOCCO NAVALE A HORMUZ
La decisione di Trump è arrivata dopo che la delegazione guidata dal vicepresidente J.D. Vance è tornata a mani vuote dal faccia a faccia con la controparte iraniana di Mohammad Bagher Ghalibaf. Il presidente americano darà ordine diretto alla US Navy e al Centcom di fermare ogni singola nave che cerca di attraversare lo Stretto di Hormuz. Intanto, da giorni Teheran ha blindato lo Stretto dopo gli scontri di febbraio, trasformando la via d’acqua più importante del pianeta in un casello privato. Chi vuole passare deve pagare, ma non in dollari: l’Iran esige Yuan cinesi o criptovalute.
Trump sostiene che mentre 1,6 milioni di barili di greggio iraniano continuano a fluire indisturbati verso i mercati amici (Cina, Russia, India), il resto del commercio globale è strozzato da un limite di sole 15 imbarcazioni al giorno. Un ricatto energetico che Washington non è più disposta a tollerare.
PERCHE HORMUZ È UN CAMPO MINATO
Ma c’è un dettaglio tecnico che preoccupa gli analisti militari e rende il blocco navale Usa una mossa disperata. Secondo indiscrezioni del Guardian, lo Stretto è una vera e propria scacchiera della morte.
Durante le settimane di conflitto, l’Iran ha seminato mine ovunque. Allo stesso tempo, l’intelligence americana ha ammesso di non essere riuscita a monitorare i piccoli barchini che posizionavano gli esplosivi. Di conseguenza, quei 31 chilometri di mare sono oggi un campo minato alla cieca dove nessuno ha il controllo reale della sicurezza.
L’ASSEDIO DI TRUMP A HORMUZ
Il blocco navale ordinato da Trump non è un attacco frontale, ma una manovra d’assedio. Gli Stati Uniti sanno bene che entrare con la forza nello Stretto significherebbe esporre la flotta alle batterie balistiche iraniane e a una flotta di mine che non sono in grado di dragare (tanto da dover chiedere aiuto agli alleati europei, Italia inclusa).
Invece di “forzare la porta”, Trump ha deciso di sigillarla dall’esterno. L’obiettivo è colpire Teheran e i suoi partner commerciali – Cina, Malesia e Pakistan – bloccando il transito prima che entrino o escano dal “collo di bottiglia”.
COSA POTREBBE SUCCEDERE
Il blocco navale è, tecnicamente, un atto di guerra, ma è anche l’ammissione implicita che gli USA non possono riprendersi Hormuz con le armi senza rischiare il disastro totale. Intanto, il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz si è nuovamente bloccato dopo che l’annuncio dell’avvio di un blocco navale a seguito del fallimento dei negoziati con i funzionari iraniani. Ansa riporta che il traffico marittimo attraverso lo stretto era continuato a livelli ridotti sabato e domenica, con un leggero aumento del transito di petroliere, poiché le compagnie di navigazione si preparavano a far uscire alcune navi dal Golfo Persico.
Mentre i mercati trattengono il fiato e il prezzo del petrolio oscilla pericolosamente, una domanda resta sospesa: la mossa di Trump farà davvero arretrare l’Iran o è solo la scintilla definitiva che farà esplodere il Golfo?


