Il gruppo guidato da Claudio Descalzi rivede al rialzo le stime sul flusso di cassa a 13,8 miliardi di euro e punta su una produzione in crescita del 9%, trainata dai nuovi giacimenti e dal successo delle esplorazioni.
Eni apre l’esercizio 2026 con una performance che supera le aspettative della vigilia, dimostrando una notevole capacità di adattamento alla volatilità dei mercati energetici. Nella riunione presieduta da Giuseppe Zafarana, il Consiglio di Amministrazione ha approvato i conti del primo trimestre che vedono la produzione Upstream balzare a 1,8 milioni di barili equivalenti al giorno (boe/g), segnando un incremento del 9% rispetto allo scorso anno. La notizia principale che emerge riguarda la decisione di premiare ulteriormente i soci: il piano di riacquisto di azioni proprie (buyback) viene quasi raddoppiato, passando da 1,5 a 2,8 miliardi di euro.
PERFORMANCE OPERATIVA E SUCCESSI ESPLORATIVI
La solidità dei risultati industriali poggia su una crescita della produzione oil & gas underlying stimata tra il 3% e il 4% per l’intero anno. Nel solo primo trimestre, l’incremento del 9% è stato sostenuto dall’entrata a regime di asset strategici in Africa Occidentale e Norvegia, oltre ai nuovi avvii in Angola. Sotto il profilo esplorativo, Eni ha aggiunto circa 1 miliardo di barili di nuove risorse al proprio portafoglio da inizio anno.
Tra i successi più rilevanti spiccano i ritrovamenti in Costa d’Avorio, Libia, Egitto e Angola, coronati dallo “straordinario ritrovamento” di gas e condensati nel campo di Geliga, nell’offshore dell’Indonesia. Proprio nel Sud-Est asiatico, la joint venture con Petronas si avvia alla piena operatività, mentre sono già state confermate le decisioni finali di investimento per i progetti South Hub e North Hub nel bacino del Kutei, a soli 18 mesi dall’approvazione del piano di sviluppo.
I SATELLITI DELLA TRANSIZIONE: ENILIVE E PLENITUDE
Il modello delle “società satellite” prosegue il suo percorso di crescita autonoma. I due pilastri della transizione hanno generato nel trimestre un EBITDA proforma adjusted di circa 0,5 miliardi di euro. Plenitude, in particolare, ha consolidato la propria posizione sul mercato retail completando l’acquisizione di Acea Energia, raggiungendo così un portafoglio di 11 milioni di clienti e una capacità rinnovabile installata di 6 GW. Parallelamente, Enilive sta raddoppiando i propri sforzi nella bioraffinazione con l’obiettivo di raggiungere 5 milioni di tonnellate entro il 2030.
In quest’ottica, sono stati approvati i progetti di conversione per gli hub di Sannazzaro (supportato da un finanziamento BEI di 500 milioni) e Priolo, quest’ultimo in collaborazione con Q8. Il deconsolidamento di Plenitude, attraverso l’ingresso del fondo Ares con un aumento di capitale di 1,5 miliardi, permetterà a Eni di mantenere il 65% della società liberando al contempo risorse preziose.
RISULTATI ECONOMICI E QUADRO FINANZIARIO
L’utile operativo (EBIT) proforma adjusted del gruppo si è attestato a 3,54 miliardi di euro, con un incremento sequenziale del 23%. L’utile netto adjusted ha toccato quota 1,3 miliardi di euro, beneficiando di un tasso fiscale sceso al 42,2% rispetto al 47% dell’anno precedente. Nonostante l’apprezzamento dell’euro sul dollaro (+11%) abbia pesato sul confronto annuo, la divisione E&P ha garantito un EBIT di 3,36 miliardi.
Positivi anche i segnali dalla chimica, che ha ridotto le perdite del 35% grazie alle ristrutturazioni in corso, e dalla raffinazione, in recupero grazie ai margini dei prodotti. La struttura patrimoniale resta robusta: l’indebitamento finanziario netto è pari a 10,8 miliardi di euro, con un rapporto di gearing al 15%, valore che il management punta a portare verso il limite inferiore del 10% entro fine anno.
OUTLOOK 2026 E DISTRIBUZIONE AGLI AZIONISTI
“In un contesto di mercato caratterizzato da estrema volatilità, Eni continua a eseguire in modo coerente e rigoroso la propria strategia”, ha dichiarato l’Amministratore Delegato Claudio Descalzi. “Il nostro portafoglio flessibile, il basso break-even dei progetti e la robusta struttura finanziaria ci permettono di condividere l’upside atteso con i nostri azionisti”. Le nuove previsioni per il 2026, basate su uno scenario del Brent a 83 dollari al barile, indicano un flusso di cassa operativo (CFFO) di 13,8 miliardi di euro.
Coerentemente con questa revisione, oltre alla conferma del dividendo di 1,1 euro per azione, Eni destinerà il 60% del CFFO incrementale al buyback. Qualora il prezzo del greggio dovesse superare i 90 dollari, la società ha già previsto la distribuzione del 100% del flusso di cassa addizionale sotto forma di dividendo straordinario nell’ultimo trimestre dell’anno.


