Recupero di 60.000 case popolari, incentivi e “corsie veloci” per costruttori, un unico fondo per l’emergenza abitativa, un nuovo commissario e il pugno duro contro gli occupanti abusivi. Sono i pilastri del Piano Casa che Salvini e Meloni definiscono “del secolo”. Ecco tutte le certezze e le incognite del decreto che rischia di far tremare il mercato immobiliare.
I NUMERI DEL PIANO CASA
Creare 100.000 nuovi alloggi entro i prossimi 10 anni. È l’ambizioso obiettivo del piano decennale che punta a risolvere l’emergenza abitativa mobilitando circa 10 miliardi di euro. Da una parte, un’ orizzonte temporale così lungo assicura stabilità e pianificazione. Dall’altra, però, rischia di non riuscire a risolvere i problemi abitativi attuali poiché i primi veri alloggi potrebbero non vedere la luce prima del 2028-2029.
Infatti, anche nel settore edilizio la burocrazia è uno dei principali freni allo sviluppo. “Promettere 100mila alloggi in 10 anni è facile, realizzarli con una burocrazia comunale paralizzata è un’altra storia,” commentano fonti vicine all’ANCI. Proprio per tagliare la burocrazia il Governo ha pensato a un commissario straordinario, figura con poteri speciali che avrà anche il compito di gestire i flussi di investimento.
GLI INCENTIVI PER I COSTRUTTORI
Una parte consistente del piano si basa sul coinvolgimento di investitori privati attraverso “semplificazioni burocratiche” per costruire alloggi in edilizia convenzionata. Il privato dovrà in cambio garantire, su 100 alloggi realizzati, almeno 70 alloggi in edilizia convenzionata, da vendere o affittare a un prezzo scontato di almeno il 33% rispetto a quello di mercato.
La domanda è: chi controllerà affinché le periferie non diventino terra di conquista per speculazioni edilizie mascherate da “social housing”?
DA DOVE ARRIVANO I SOLDI DEL PIANO CASA?
Da dove arriveranno i soldi che finanzieranno il Piano Casa? La maggior parte provengono dallo spostamento di fondi esistenti. Nello specifico, il Governo ha parlato di 1,7 miliardi di euro pronti ad essere spesi per il recupero dell’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP).
Il dirottamento dei fondi dei programmi di rigenerazione urbana contribuirà per altri 4,8 miliardi di euro. Infine, 3,6 miliardi di euro arriveranno dall’accorpamento di fondi nazionali ed europei in un unico strumento. Gioco di prestigio contabile o vera strategia?
IL NODO NOTAI
Un altro nodo importante del Piano Casa riguarda il taglio netto degli oneri notarili. Per chi acquista una casa in edilizia convenzionata o tramite il nuovo fondo sociale, le parcelle dei notai saranno dimezzate. Un risparmio immediato di migliaia di euro, ma basterà a compensare i tassi dei mutui ancora alle stelle?
Inoltre, i notai sono già sul piede di guerra. Il rischio è una paralisi delle stipule per ricorsi e dispute legali.
LA GUERRA ALLE OCCUPAZIONI E IL RISCATTO
È in arrivo anche una stretta sulle occupazioni abusive. La nuova norma prevede infatti la possibilità di operare sgomberi in appena 48 ore grazie a procedure ultra-semplificate per restituire gli immobili ai legittimi proprietari.
Inoltre, il Piano introduce nuovi meccanismi per permettere a chi è in affitto di vedersi scalata la quota mensile dal prezzo d’acquisto finale.


