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Comunità energetiche Corte dei Conti UE

Ecco perché le misure dei governi europei per affrontare la crisi energetica stanno fallendo

Secondo il think tank Bruegel, i Paesi europei dovrebbero evitare di distorcere i segnali di prezzo del mercato e concentrarsi invece sul sostegno ai gruppi più vulnerabili e sugli investimenti che ridurranno il consumo di combustibili fossili e promuoveranno l’elettrificazione dell’Europa

La crisi globale innescata dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha nuovamente messo in luce la vulnerabilità dell’Europa ai combustibili fossili. La nuova crisi energetica ha causato un’impennata dei prezzi del diesel e della benzina in tutta Europa, rispettivamente del 26% e del 12% dall’inizio del conflitto.

Come ricorda il think tank Bruegel, il TTF (il principale benchmark europeo per il prezzo del gas naturale) ha registrato una nuova ondata di volatilità, raddoppiando da 30 a 60 euro per megawattora nelle prime settimane di guerra, prima di stabilizzarsi intorno ai 40 euro per megawattora.

DAI PAESI UE GIÀ STANZIATI OLTRE 11 MILIARDI DI EURO IN MISURE FISCALI

Secondo il tracker di Bruegel sulla risposta fiscale alla crisi energetica europea del 2026, i governi europei finora hanno stanziato oltre 11 miliardi di euro in misure fiscali per sostenere famiglie e imprese. In termini assoluti, Spagna e Germania insieme hanno stanziato oltre la metà del totale; in rapporto al PIL, Grecia, Spagna, Bulgaria e Irlanda sono i Paesi che hanno stanziato la quota maggiore.

Tuttavia, gli interventi di molti Paesi, tra cui Germania, Italia e Polonia, finora si sono concentrati sulla riduzione delle accise sui carburanti. Queste misure rischiano di distorcere il segnale di prezzo per i consumatori, aumentando in ultima analisi il consumo di energia in un periodo di scarsità.

IN EUROPA POCHI GOVERNI HANNO IMPARATO DAL PASSATO

Tali misure contraddicono le raccomandazioni della Commissione europea, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale, che mettono in guardia contro risposte fiscali indiscriminate. I governi dovrebbero evitare di distorcere i segnali di prezzo del mercato e concentrarsi invece sul sostegno ai gruppi più vulnerabili e sugli investimenti che ridurranno il consumo di combustibili fossili e promuoveranno l’elettrificazione dell’Europa.

Le misure dimostrano inoltre che pochi governi europei hanno imparato dal passato: durante la crisi energetica del 2022, i tagli alle accise sui carburanti erano solo un elemento di un più ampio pacchetto di politiche. Ad esempio, la risposta della Germania all’epoca includeva pagamenti forfettari per le famiglie e sussidi per gli abbonamenti al trasporto pubblico, oltre alla riduzione delle accise.

IN OLANDA, BELGIO E REGNO UNITO GLI APPROCCI PIÙ MIRATI

Tra coloro che questa volta hanno adottato un approccio più mirato figurano l’Olanda, il Belgio e il Regno Unito, che hanno annunciato agevolazioni per le spese di riscaldamento destinate alle fasce più vulnerabili della popolazione. L’Olanda si è spinta oltre, offrendo un sostegno strutturale per il miglioramento dell’efficienza energetica.

Allo stesso modo, la Svezia sta erogando sussidi una tantum per le bollette elettriche alle famiglie, incentivando così il risparmio energetico. Il governo svedese ha inoltre stanziato dei fondi aggiuntivi per i sussidi alle auto elettriche e per aiutare le agenzie governative a ridurre il consumo di combustibili fossili.

LE MISURE DELL’UNIONE EUROPEA CONTRO LA CRISI ENERGETICA

Oltre alle misure a livello nazionale, il 29 aprile la Commissione Europea ha adottato il Quadro temporaneo di aiuti di Stato per la crisi mediorientale (METSAF), rivolto ai settori della pesca, dei trasporti e dell’agricoltura. La Commissione ha anche deciso di adattare il Quadro di aiuti di Stato per l’Industria Pulita (CISAF) in modo che i Paesi UE ora possano compensare il 70% (rispetto al 50%) dei costi dell’elettricità delle industrie ad alta intensità energetica.

Sebbene queste misure siano mirate e temporanee – con scadenza prevista alla fine del 2026 – non prevedono incentivi per le imprese a investire in misure di risparmio energetico, e molto probabilmente saranno utilizzate solo dai Paesi con maggiore margine di manovra fiscale.

L’EUROPA HA BISOGNO DI SOSTEGNI MIRATI E TEMPORANEI

Le finanze pubbliche sono già messe a dura prova dalle conseguenze della pandemia Covid e della crisi energetica del 2022, durante le quali i governi europei hanno speso centinaia di miliardi di euro in misure di emergenza. Secondo i ricercatori di Bruegel, nell’incertezza derivante dal conflitto in Medio Oriente, i governi europei dovrebbero concentrarsi su misure di sostegno mirate e temporanee, non su tagli fiscali che distorcono i prezzi.

L’attuale shock dovrebbe inoltre essere interpretato come un chiaro segnale di cambiamento strutturale: accelerare l’elettrificazione è essenziale affinché l’Europa diventi più resiliente e riduca la sua esposizione alla volatilità dei mercati globali del petrolio e del gas.

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