La lettera della governatrice Todde al Foglio accede i riflettori sui ritardi regionali, mentre l’Italia installa solo 7 GW l’anno contro i 10 necessari per raggiungere gli obiettivi fissati dal Pniec.
La transizione energetica italiana attraversa una fase di profonda incertezza, stretta tra le ambizioni dei target internazionali e le resistenze dei territori. Al centro del dibattito si trova la Sardegna, protagonista di un botta e risposta tra la presidente Alessandra Todde e Il Foglio, mentre i dati di Terna certificano un deficit di installazione nell’isola pari a -461 MW rispetto agli obiettivi. A livello nazionale, nonostante una pipeline di progetti che raggiunge i 200 GW, la lentezza burocratica e le difficoltà nel recepimento del decreto “Aree Idonee” limitano la messa a terra a soli 7 GW annui, una cifra insufficiente per traguardare i 131 GW di potenza rinnovabile previsti per il 2030.
LO SCONTRO ISTITUZIONALE TRA LA REGIONE SARDEGNA E LA STAMPA NAZIONALE
La polemica politica è divampata in seguito a un editoriale de Il Foglio che criticava la gestione energetica del Movimento 5 Stelle. La presidente della Sardegna, Alessandra Todde, ha replicato con fermezza respingendo le accuse di ostilità verso le rinnovabili. “La Sardegna non è contro la transizione energetica. Vogliamo farla, ci siamo impegnati a farla e l’abbiamo messo per iscritto”, ha chiarito la governatrice, precisando che la battaglia della Regione è rivolta contro gli speculatori che vorrebbero trasformare l’isola in una piattaforma energetica senza benefici per i residenti.
Todde ha difeso la legittimità della Legge 20 e l’impugnazione del decreto nazionale, definendola una difesa dell’autonomia regionale nella pianificazione urbanistica. Tuttavia, Luciano Capone dalle colonne del quotidiano ha definito surreali queste argomentazioni, accusando la governatrice di incoerenza sull’autonomia differenziata e sottolineando come le norme sarde abbiano escluso le rinnovabili dal 99% del territorio, una scelta giudicata irragionevole dalla Corte Costituzionale.
I DATI DI TERNA E IL DEFICIT DI CAPACITÀ INSTALLATA NELL’ISOLA
Al di là delle schermaglie politiche, i numeri restituiscono una realtà complessa. Secondo l’ultimo report di Terna, che monitora la variazione di capacità rispetto ai target regionali, la Sardegna risulta la peggiore regione d’Italia con un deficit netto di 461 MW rispetto agli obiettivi di marzo, si legge su Il Sole 24 Ore.
Se da un lato Todde rivendica investimenti per quasi un miliardo di euro nelle tecnologie green, dall’altro Capone ribatte che la transizione nell’isola è di fatto impedita. Il punto di rottura risiede nella visione strategica: la governatrice insiste sul fatto che “la Sardegna non si farà trattare da ospite in casa propria”, rivendicando il diritto di decidere la localizzazione degli impianti, mentre gli osservatori tecnici segnalano come questo approccio stia paralizzando lo sviluppo dell’eolico e del fotovoltaico proprio in una delle aree con il più alto potenziale del Paese.
IL QUADRO NAZIONALE E GLI OBIETTIVI DEL PIANO ENERGIA E CLIMA
La situazione sarda riflette un problema strutturale italiano. Confindustria, sempre su Il Sole 24 Ore, segnala oltre 4mila progetti bloccati negli iter autorizzativi, pari a circa 150 GW di potenza potenziale. Si tratta di un volume enorme, considerando che per raggiungere i 131 GW previsti dal Pniec entro il 2030 ne servirebbero attualmente “solo” altri 46 rispetto agli 85 GW già operativi registrati da Terna al 31 marzo.
Il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima mira a coprire il 63,4% del fabbisogno elettrico con fonti green, partendo dal 41% raggiunto nel 2025. Il raggiungimento di questi volumi non è solo una questione ambientale, ma anche di sicurezza energetica e competitività economica, poiché permetterebbe di alleggerire sensibilmente le bollette di famiglie e imprese riducendo la dipendenza dalle importazioni estere di idrocarburi.
LE REGIONI VIRTUOSE E QUELLE IN RITARDO SUL BURDEN SHARING
La ripartizione regionale della nuova capacità da realizzare, nota come burden sharing, evidenzia forti disparità territoriali. Tra il gennaio 2021 e il marzo 2026 sono stati installati 26,5 GW di potenza, un dato complessivamente superiore al minimo previsto dal decreto Aree Idonee (25,4 GW). Tuttavia, il merito è concentrato in poche regioni virtuose come Lazio, Lombardia e Piemonte.
Al contrario, Sardegna, Calabria e Toscana risultano in forte affanno. Un caso emblematico è la Puglia, che detiene il record delle richieste con 43 GW in fase di autorizzazione: di questi, 28 GW sono fermi a Roma per la Valutazione di Impatto Ambientale (Via) e 15 GW sono bloccati presso gli uffici regionali. In totale, dal 2020 alla fine del 2025, sono state presentate richieste per oltre 200 GW di progetti solari ed eolici onshore, testimoniando un forte dinamismo degli operatori che non trova riscontro nella velocità delle approvazioni.
IL COLLO DI BOTTIGLIA DEL PERMITTING E GLI STRUMENTI REGOLATORI
Il ritmo di marcia attuale, fermo a circa 7 GW installati nel 2025 (di cui 6,4 di fotovoltaico e 612 MW di eolico), è considerato troppo lento da Elettricità Futura. Per centrare i target del 2030 sarebbe necessaria un’accelerazione fino a 10 GW aggiuntivi ogni anno. Gli ostacoli sono principalmente due: la lentezza del permitting e l’incertezza regolatoria. Il recepimento delle regole del decreto Aree Idonee da parte delle Regioni procede con estrema fatica, influenzato anche dai ricorsi al Tar e dalle correzioni normative del decreto Transizione 5.0.
Parallelamente, mancano ancora all’appello strumenti operativi fondamentali come il FerX per gli incentivi e l’Energy Release, necessari per garantire il rendimento degli investimenti e rendere i progetti bancabili. Senza una semplificazione drastica delle procedure e una stabilizzazione del quadro normativo, il rischio è che l’enorme massa di capitale privato pronto a investire rimanga congelata, allontanando l’Italia dai propri obiettivi di sostenibilità.


