Bollette, benzina e spesa alimentare alle stelle: il conflitto in Medio Oriente rischia di trascinare l’Italia verso una nuova recessione
L’escalation in Medio Oriente sta aprendo una voragine da 50 miliardi di euro nel cuore dell’Eurozona. Un buco che peserà principalmente sulle tasche dei cittadini più fragili. È l’allarme lanciato dalla Banca Centrale Europea.
L’ALLARME DELLA BCE: IN ARRIVO STANGATA PER GUERRA IN MEDIO ORIENTE
Le casse e la tenuta sociale dell’Unione Europea sono a rischio. Gli economisti della BCE Battistini, Bobasu, Rigato e Kase parlano di una morsa a due bracci, secondo quanto riporta la Stampa. Da una parte, prezzi delle materie prime importate schizzano, mangiandosi il reddito. Di conseguenza, per arrivare a fine mese sempre più persone saranno costrette a dare fondo ai risparmi di una vita.
Dall’altra, l’incertezza globale congela i grandi acquisti. In altre parole, chi possiede pochi soldi rompe il salvadanaio per arrivare a fine mese, mentre le fasce più abbienti non spendono per “prudenza precauzionale”, bloccando di fatto la circolazione del denaro. Il salasso reale e la paralisi della paura danno vita a un mix esplosivo che frena il PIL. Un rallentamento che potrebbe costarci carissimo da qui al 2027, mentre l’inflazione rimane alta a causa dei costi insostenibili di carburanti ed elettricità.
RECESSIONE E GUERRA IN MEDIO ORIENTE, DUE FACCE DI UNA STESSA MEDAGLIA
Il dato forse più preoccupante che emerge dallo studio riguarda la disuguaglianza. La crisi provocata dalla crisi in Medio Oriente non è uguale per tutti. Le famiglie con i redditi più bassi subiscono il 54% del calo totale dei consumi, pur rappresentando normalmente solo il 18% della spesa. Parliamo di giovani, donne e lavoratori di settori come ristorazione, pulizie e agricoltura. Categorie che, se il rally dei prezzi continuerà, dovranno iniziare a tagliare i beni essenziali. Al contrario, le fasce della popolazione più abbienti scelgono comunque di tagliare il 63% delle spese voluttuarie solo per eccesso di cautela.
QUANTO COSTERA’ LA GUERRA IN MEDIO ORIENTE ALL’ITALIA?
In Italia la situazione è, se possibile, ancora più tesa. Secondo i dati CNA e Ipsos Doxa, il conto finale per ogni nucleo familiare è da brividi: 1.500 euro di tassa occulta. Una cifra frutto degli incrementi di bollette (300/400 euro), carburanti (200/300 euro) e carrello della spesa (350 euro). Non a caso, secondo quanto riporta la Stampa, l’89% degli italiani ha già iniziato a tagliare la spesa, il 23% che ha ridotto drasticamente le quantità nel carrello.
TUTTE LE SPESE CHE SALIRANNO
Il salasso per le tasche degli italiani rischia di essere ancora più pesante, se consideriamo che nessun settore può dirsi al sicuro dagli effetti della guerra in Medio Oriente. La stessa agricoltura, crocevia di alimentare ed energia, è al collasso. Coldiretti ha lanciato l’allarme fertilizzanti: senza interventi, l’impennata dei prezzi alimentari sarà inevitabile. Infatti, nello Stretto di Hormuz passa il 30% del commercio di fertilizzanti minerali. La sospensione delle forniture di GNL e nitrogeno dai Paesi del Golfo Persico hanno dato il colpo di grazia al settore, provocando un aumento sensibile dei prezzi. La ciliegina sulla torta è arrivata con i dazi sulle importazioni di fertilizzanti azotati e composti provenienti dalla Russia, con tariffe iniziali comprese tra 40 e 45 euro per tonnellata. L’anno scorso l’Italia ha acquistato 215.000 tonnellate di fertilizzanti da Mosca, preferiti per il costo competitivo e il basso contenuto di metalli pesanti, come il cadmio. Tuttavia, la misura secondo diversi operatori del settore rischia di avere ripercussioni soprattutto sui costi sostenuti dagli agricoltori italiani.
L’impatto di questi fattori è già oggi devastante. Basti pensare che negli ultimi mesi l’urea è volata a 870 euro a tonnellata (+85%). Il nitrato d’ammonio, invece è passato da 369 euro a tonnellata a 510 euro (+38%). La crisi in Medio Oriente rischia di gettare nel caos anche i trasporti. Infatti, secondo la BCE, l’extra costo mensile sarà di 20 milioni di euro per il solo TPL. Un buco che rischia di paralizzare le città.


