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Sicurezza energetica nel Mediterraneo

Sicurezza energetica: l’Europa centro-orientale tra la volatilità del GNL e il tramonto del gas russo

L’analista Andrej Nosko spiega perché la vulnerabilità regionale oggi riguarda i prezzi più che le forniture, mentre Varsavia punta al ruolo di hub e il nucleare resta pilastro della transizione.

Tra rigassificatori affacciati sul Baltico, vecchi tubi dell’era sovietica e nuove direttrici energetiche che corrono dall’Adriatico fino al Nord Europa, l’Europa centro-orientale è tornata dentro il cuore della tensione geopolitica internazionale. È questo lo scenario che ha fatto da sfondo alla conferenza “L’Europa centro-orientale riuscirà a superare la crisi energetica?”, organizzata a Varsavia dalla piattaforma di analisi geopolitica Visegrad Insight, iniziativa della fondazione polacca Res Publica, e introdotta dal direttore Wojciech Przybylski.

Ospite d’eccezione l’analista slovacco Andrej Nosko, specialista di sicurezza energetica e politica dell’energia nell’Europa centrale, oggi ricercatore ospite presso la Facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali dell’Università Matej Bel di Banská Bystrica, ex centro minerario nel cuore della Mitteleuropa. Il suo intervento ha restituito l’immagine di una regione ancora esposta agli shock esterni, ma molto meno fragile di quanto fosse dopo le crisi energetiche degli anni Duemila.

FRAGILITÀ PIÙ LEGATA AL COSTO DEL GNL

Nel corso della discussione, Nosko ha collegato le tensioni energetiche europee alle turbolenze che attraversano le rotte marittime globali, citando in particolare i rischi legati allo Stretto di Hormuz. Per l’analista slovacco, leggere la vulnerabilità energetica dell’Europa centro-orientale soltanto attraverso la dipendenza storica dal gas russo non basta più. Slovacchia e Ungheria continuano a ricevere parte delle forniture tramite infrastrutture che attraversano Ucraina, Mar Nero, Turchia e Bulgaria, ma negli ultimi anni è emersa un’altra criticità: quella legata al costo del gas naturale liquefatto.

“La vera vulnerabilità oggi riguarda i prezzi”, ha spiegato Nosko, osservando che il nodo non è tanto la disponibilità materiale di GNL quanto il rincaro continuo sui mercati internazionali. Ogni interruzione o rallentamento delle rotte energetiche globali finisce infatti per riflettersi immediatamente sui listini europei. In pratica, più aumenta il ricorso al GNL per ridurre la dipendenza da Mosca, più cresce il peso economico della transizione. Secondo il ricercatore, il problema non riguarda più soltanto l’Europa orientale: la pressione sui prezzi si sta scaricando sull’intero sistema energetico continentale.

Nosko ha poi distinto il mercato del gas da quello dell’elettricità. In gran parte dell’Europa centrale, ha ricordato, il prezzo dell’energia elettrica continua a seguire quasi automaticamente quello del gas. Altrove il quadro sta cambiando. Nella Penisola Iberica, dove la quota di rinnovabili è cresciuta rapidamente negli ultimi anni, il legame diretto tra elettricità e combustibili fossili si sta lentamente allentando. È proprio qui, secondo l’analista, che si misura il valore strategico delle fonti rinnovabili: meno dipendenza dagli shock geopolitici e maggiore capacità di assorbire crisi esterne.

INVESTIMENTI NELLE INFRASTRUTTURE

L’analisi si è soffermata anche sull’evoluzione infrastrutturale della regione. Dopo la crisi del gas del 2009, i paesi dell’Europa centro-orientale hanno investito nel rafforzamento delle interconnessioni e nella possibilità di invertire i flussi energetici tra est e ovest. I collegamenti tra Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria, sostenuti anche dai progetti europei di interesse comune, hanno reso il sistema regionale più flessibile rispetto al passato.
Dentro questo scenario, Varsavia punta ora a ritagliarsi un ruolo di hub energetico regionale. Nosko ha invitato però a evitare entusiasmi facili. In passato, ha ricordato, anche Mosca aveva promesso a diversi paesi della regione vantaggi strategici legati al ruolo di snodo energetico, senza che quei progetti producessero benefici strutturali duraturi.

Stavolta, però, alcuni elementi giocano a favore della Polonia: il terminale GNL previsto nel Golfo di Danzica e l’ipotesi di una revisione delle tariffe di transito, oggi considerate meno competitive rispetto alle rotte tedesche.

Secondo Nosko, la concorrenza tra diverse fonti di approvvigionamento – dai gasdotti che arrivano dalla Russia e dall’Asia centrale fino ai terminali croati e polacchi di Świnoujście e Danzica – potrebbe trasformarsi in un fattore di stabilizzazione per l’intera regione.

IL RUOLO CENTRALE DEL NUCLEARE

Nel ragionamento di Nosko il gas naturale resterà ancora a lungo dentro il mix energetico europeo. Non solo per sostenere le reti elettriche nei momenti di picco, ma anche per comparti industriali strategici come chimica e fertilizzanti, molto presenti nell’Europa centrale. Parallelamente, il nucleare continua a occupare una posizione chiave nelle strategie dei paesi del Gruppo di Visegrad. Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria stanno valutando nuovi progetti con partner sudcoreani, statunitensi e russi, mentre prosegue la cooperazione regionale sull’approvvigionamento di combustibile per i reattori di derivazione sovietica ancora in funzione.

L’esperto slovacco ha però messo in evidenza il nodo economico della transizione. Nuove centrali nucleari, reti ad alta tensione, protezione delle infrastrutture critiche e ammodernamento energetico richiedono investimenti enormi: “Affrontare insieme sicurezza, decarbonizzazione e sostenibilità economica è un’equazione multidimensionale”, ha detto durante il confronto di Varsavia.

Nel dibattito è riemerso anche il tema della cooperazione del Gruppo di Visegrad (V4). Nosko ha citato segnali considerati incoraggianti nei rapporti tra Bratislava e Kiev, parlando della possibilità di una collaborazione più pragmatica sulle infrastrutture nord-sud e ipotizzando persino un formato Visegrad plus aperto anche all’Austria.

Sul piano geopolitico, infine, l’analista ha ricordato che un eventuale ritorno del gas russo nel mercato europeo dipenderebbe soprattutto da scelte politiche. Ma Mosca non è più un fornitore essenziale e questa è un’altra sconfitta di Putin. “Anche nell’ipotesi di un cessate il fuoco stabile in Ucraina”, ha concluso Nosko, “l’Europa centro-orientale si troverebbe comunque davanti a un panorama energetico diverso da quello precedente al 2022, grazie agli investimenti compiuti negli ultimi anni nei terminali GNL e nelle infrastrutture regionali”.

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