La disputa decennale sui poteri sanzionatori nel mercato elettrico e del gas arriva a un punto di non ritorno. La Corte Costituzionale dovrà stabilire se il Decreto Asset mini l’indipendenza delle Authority.
Lo scontro di poteri tra Arera e Antitrust nasce nel 2012 ma per anni è rimasta una battaglia tecnica confinata nei corridoi del diritto amministrativo. L’approdo della questione davanti alla Corte Costituzionale il prossimo 24 giugno – secondo quanto riporta il Corriere della Sera -, invece, rischia di trasformare le scaramucce tra Autorità in uno dei conflitti istituzionali più delicati degli ultimi anni. Sul tavolo non ci sono soltanto le bollette degli italiani, ma una domanda centrale: chi decide davvero nel mercato dell’energia?
I PRIMI SCONTRI TRA AGCM E ARERA
Lo scontro per i poteri sanzionatori tra Arera e Agcm comincia a diventare evidente a partire dal 2012, quando l’Antitrust punta il faro sulle società energetiche. Sull’onda delle indicazioni del Codice del Consumo, l’Autorithy ha iniziato ad aprire procedimenti contro diverse utilities per pratiche commerciali scorrette. La lista delle accuse è lunga: pratiche commerciali aggressive, telemarketing spinto, modifiche unilaterali dei contratti, offerte poco trasparenti e campagne commerciali considerate ingannevoli.
Una mossa che ha suscitato la reazione immediata di Arera. L’Authority energetica ha rivendicato l’unicità del settore energia rispetto agli altri mercati, facendo leva sull’esistenza di una disciplina speciale dettagliata costruita proprio per regolamentare i rapporti tra operatori e clienti. Secondo Arera, molte delle condotte contestate erano già disciplinate da regolazioni settoriali. Di conseguenza, l’ “invasione” di campo dell’AGCM rischiava di provocare una duplicazione di sanzioni, secondo l’Autorità.
LE PRIME SENTENZE SUI POTERI TRA ARERA E AGCM
Tra il 2018 e il 2020 il conflitto si sposta nelle aule del Consiglio di Stato. In questo periodo, varie sentenze del CdS hanno chiarito infatti che l’Antitrust mantiene competenze generali. Tuttavia, le authority settoriali possono prevalere quando esiste una regolazione tecnica dettagliata.
La sentenza cardine è la n. 7296 del 2019, che stabilisce che l’Agcm deve delegare i suoi poteri in modo esclusivo alle Autority (Arera inclusa) se la norma settoriale lo prevede, oppure se c’è incompatibilità tra disciplina generale e disciplina speciale. In altre parole, se il settore energia è già regolato in modo capillare da Arera, allora l’Antitrust potrebbe non poter intervenire sugli stessi fatti. Una decisione che ha stabilito un principio diventato centrale anche per le rivendicazioni dell’Autorità dell’Energia, esponendo l’Agcm al rischio di vedere ridotto il proprio raggio d’azione proprio nel momento in cui il mercato libero dell’energia stava esplodendo.
CHI DECIDE SULLE MODIFICHE AI CONTRATTI ENERGIA?
La crisi energetica del 2022 ha acceso nuovamente lo scontro tra Autorità. Dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina i prezzi di luce e gas sono schizzati verso l’alto e diverse utility hanno tentato di apportare modifiche unilaterali ai contratti energetici, provocando la reazione del Governo. Il Decreto Aiuti Bis (D.L. n. 115/2022) dell’Esecutivo ha sospeso temporaneamente le clausole di modifica unilaterale dei contratti energetici. Sfruttando l’assist del Governo, l’Antitrust ha aperto diversi procedimenti contro le compagnie energetiche, per la maggior parte ancora pendenti oppure definiti con sospensive e decisioni parziali.
Parallelamente, Arera è intervenuta sul piano regolatorio con delibere e chiarimenti tecnici per gli operatori. Un doppio binario che ha provocato un’ondata di ricorsi al TAR Lazio, decisioni cautelari, sospensive e appelli al Consiglio di Stato.
IL DECRETO ASSET E L’ASSIST PER L’ANTITRUST
Nel 2024 è esploso definitivamente il conflitto tra poteri di Arera e Antitrust. La miccia è il decreto Asset, la nuova disciplina governativa che nasce per gestire gli effetti della crisi energetica e rafforzare alcuni strumenti di tutela nel mercato, ma finisce per riaccendere lo scontro tra Autorità indipendenti. Infatti, la norma estende i poteri dell’Agcm anche a settori governati da altre autorità amministrative indipendenti. Un decreto che secondo diversi osservatori giuridici, rischia di sovrapporre i poteri regolatori di Arera, le competenze sanzionatorie dell’Antitrust e il ruolo del governo nel controllo del mercato energetico.
L’Agcm ha colto la palla al balzo pubblicando una comunicazione in cui ha specificato che nuovi poteri hanno portata generale senza limiti. Un atto che è stato impugnato da Arera presso il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. Con la sentenza 2796/2026, però, i giudici hanno rimesso alla Corte costituzionale la questione di legittimità costituzionale del “decreto asset”. La patata bollente passa ora alla Corte Costituzionale, che dovrà decidere su questioni centrali per l’energia: il rischio di doppie sanzioni, la sovrapposizione di competenze, l’indipendenza delle Authority, la compatibilità con il diritto europeo e il divieto di essere puniti due volte per lo stesso fatto. La prima udienza si terrà il 24 giugno e il giudice relatore sarà Giovanni Pitruzzella, ex presidente dell’Antitrust.


