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Oleodotti Corno d'Africa

Etiopia e Dangote scelgono Gibuti: oleodotti e gasdotti per ridisegnare l’energia del Corno d’Africa

Il presidente Guelleh approva il piano strategico in due fasi per collegare i giacimenti etiopi al mare. L’intesa prevede anche un polo di fertilizzanti e una centrale elettrica da 120 megawatt.

Il Gruppo Dangote e la Ethiopian Investment Holdings (EIH) hanno presentato una proposta congiunta per la costruzione di una vasta rete di oleodotti e gasdotti destinata a collegare i giacimenti dell’Etiopia con il porto di Gibuti. La notizia, resa nota dalla presidenza dello stato costiero e riportata da Bloomberg, segna un passo decisivo per l’architettura energetica e la stabilità del Corno d’Africa. Il presidente di Gibuti, Ismail Omar Guelleh, ha già ratificato i piani durante un vertice ufficiale con una delegazione etiope guidata dall’amministratore delegato di EIH, Brook Taye, confermando la centralità del piccolo stato africano come snodo logistico imprescindibile per i mercati internazionali.

ACCORDO STRATEGICO PER LE INFRASTRUTTURE ENERGETICHE

L’approvazione del piano rappresenta il culmine di una visione di integrazione regionale che punta a trasformare le risorse naturali del sottosuolo in motori di sviluppo economico. La collaborazione tra il colosso industriale fondato dal magnate nigeriano Aliko Dangote e il fondo sovrano etiope EIH si inserisce in un contesto di mercato che vede il petrolio greggio scambiato a circa 97,66 dollari, con una dinamica rialzista dell’1,36%.

Questo scenario di prezzi sostiene la fattibilità economica di infrastrutture capaci di abbattere i costi di trasporto e di ottimizzare l’export verso i corridoi globali. Il coinvolgimento diretto dei massimi vertici governativi di Gibuti sottolinea l’importanza diplomatica di un’opera che promette di cambiare i rapporti di forza energetici nell’intera area orientale del continente.

LE DUE FASI DEL PROGETTO: DAI PRODOTTI RAFFINATI AL GREZZO

L’implementazione delle infrastrutture seguirà un cronoprogramma articolato in due momenti distinti. In una fase iniziale, le due società si concentreranno sulla realizzazione di un oleodotto dedicato ai prodotti petroliferi raffinati. Questa linea collegherà strategicamente il porto di Gibuti con la località di Dawele, situata nella zona sud-orientale dell’Etiopia, garantendo un approvvigionamento più fluido e costante di carburanti per il mercato interno etiope.

La seconda fase, tecnicamente più complessa, prevede invece la posa di condotte per il trasporto di petrolio greggio e gas naturale partendo direttamente dai giacimenti situati nella regione somala dell’Etiopia. L’obiettivo finale di questo secondo passaggio è consentire alle risorse estrattive etiopi di raggiungere i mercati internazionali attraverso i terminali marittimi di Gibuti, completando così la filiera produttiva ed esportatrice.

L’IMPERO DANGOTE E IL POLO INDUSTRIALE NELLA REGIONE SOMALA

L’impegno del Gruppo Dangote in Etiopia va oltre la semplice logistica dei carburanti. Le due realtà stanno già lavorando alla costruzione di un imponente complesso per la produzione di fertilizzanti nella regione somala, un investimento stimato in circa 4 miliardi di dollari. Il progetto industriale è concepito come un ecosistema autosufficiente, comprensivo di un proprio gasdotto e di una centrale elettrica dedicata dalla potenza di 120 megawatt.

Proprio la scorsa settimana, Aliko Dangote ha confermato la rilevanza dell’Etiopia nel suo portafoglio strategico, dichiarando che il Paese assorbirà circa il 9% della totalità dei suoi investimenti programmati per i prossimi cinque anni, una quota superata soltanto dal mercato nigeriano. L’ambizione del magnate è quella di replicare sulla costa orientale il successo della sua raffineria in Nigeria, un impianto capace di processare 650.000 barili al giorno, portando la medesima efficienza e capacità di raffinazione nel cuore pulsante dell’Africa orientale.

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