L’Unione Europea si trova di fronte a una potenziale crisi energetica di natura strutturale che potrebbe compromettere la sicurezza degli approvvigionamenti per il prossimo inverno. Secondo le valutazioni dei vertici del colosso norvegese Equinor ASA, il perdurare delle interruzioni marittime attraverso lo Stretto di Hormuz per un periodo compreso tra uno e tre mesi esporrebbe il continente a una grave carenza di gas naturale. Allo stato attuale, i livelli di stoccaggio europei si attestano tra il 35% e il 37%, una quota sensibilmente inferiore alla norma stagionale del 50%, sollevando dubbi sulla capacità degli Stati membri di raggiungere il target del 90% entro l’inizio della stagione di riscaldamento.
La situazione appare particolarmente critica nel quadrante nord-occidentale del continente. Equinor ha evidenziato come l’attuale stagione di iniezione sia iniziata con riserve ai minimi termini, circa il 28%, a causa di un inverno particolarmente rigido e prolungato che ha prosciugato i depositi.
Nelle scorse settimane, le riserve dei Paesi Bassi sono precipitate al 5,8%, il valore più basso dell’ultimo decennio, mentre Germania e Francia hanno iniziato la primavera con livelli rispettivamente intorno al 20% e al 27%. Questo deficit, circa il doppio rispetto alla media UE, è frutto della combinazione tra i picchi di riscaldamento domestico e una domanda industriale che non ha accennato a flettere, rendendo il compito di riempire nuovamente i depositi estremamente oneroso e complesso nella seconda metà dell’anno.

