Il Presidente chiede di riportare l’energia in capo allo Stato e propone un debito comune europeo da 1.200 miliardi l’anno per finanziare innovazione, difesa e reti.
L’industria italiana ed europea si trova di fronte a un “momento della verità” che non ammette esitazioni. Durante l’Assemblea 2026 di Confindustria, il Presidente Emanuele Orsini ha lanciato un monito severo: senza una risposta forte e coordinata tra istituzioni e parti sociali, il Continente rischia una desertificazione industriale che metterebbe a repentaglio il 15% del PIL e milioni di posti di lavoro.
La relazione, presentata alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, delinea una strategia fondata sulla sovranità energetica, sulla crescita dimensionale delle imprese e su una profonda revisione della burocrazia europea, definita in alcuni passaggi “lunare”.
SOVRANITÀ ENERGETICA E IL RITORNO STRATEGICO AL NUCLEARE
Il cuore pulsante della sfida competitiva risiede nel costo dell’energia, descritto da Orsini come una vera e propria “minaccia esistenziale” per le imprese. Il gap che l’Italia sconta rispetto ai partner europei e globali è diventato insostenibile. Per invertire questa rotta, Confindustria chiede di riportare la gestione dell’energia sotto la competenza esclusiva dello Stato, superando la frammentazione decisionale che oggi rallenta il Paese.
La proposta più dirompente riguarda il nucleare: Orsini sollecita l’avvio immediato della sperimentazione sui piccoli reattori modulari (SMR), dichiarando la disponibilità delle imprese a ospitare questi impianti direttamente nei distretti industriali. Sostenere che il nucleare sia inutile per via dei tempi lunghi di attivazione è, secondo il Presidente, una tesi falsa; al contrario, ogni mese perduto rappresenta un danno alla sicurezza nazionale.
LO SBLOCCO DELLE RINNOVABILI E IL CUSCINETTO DEL GAS
Parallelamente all’atomo, la relazione affronta il nodo delle fonti rinnovabili. Esistono attualmente 4.000 permessi per impianti green, corrispondenti a 131 gigawatt, che restano bloccati dalle resistenze regionali e locali. Orsini ha chiesto coerenza: non si può invocare la transizione ecologica e poi impedirne la realizzazione pratica.
L’obiettivo è installare 50 gigawatt entro quattro anni, ma è necessaria una rete elettrica potenziata e allacciamenti veloci. In questo mix, il gas e gli impianti termoelettrici restano fondamentali come “cuscinetto” per garantire la stabilità del sistema, seguendo l’esempio di quanto già avviene in Germania. La finalità ultima è giungere a contratti di lungo termine che permettano di disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas, mettendo in sicurezza i settori manifatturieri non ancora elettrificabili.
LA SFIDA GLOBALE E LA CRITICA AL SISTEMA ETS
Il contesto geopolitico del 2026, segnato dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente e dal blocco dello Stretto di Hormuz, ha trasformato l’energia e le materie prime in strumenti di ricatto. Mentre gli Stati Uniti e la Cina proteggono i propri mercati con massicci investimenti e politiche protezionistiche, l’Europa appare soffocata da regole asfissianti.
Orsini ha definito “autodistruttivo” il sistema ETS (Emission Trading System), che avrebbe trasformato la decarbonizzazione in un prodotto di speculazione finanziaria. Il risultato è un paradosso: il continente più pulito ha il prezzo della CO2 più alto al mondo, favorendo i concorrenti esteri. Per questo, Confindustria ne chiede la sospensione e una radicale revisione, per evitare che la burocrazia di Bruxelles continui a “mortificare l’iniziativa imprenditoriale”.
UN DEBITO COMUNE PER UNA VERA POLITICA INDUSTRIALE
Per reggere l’urto della competizione cinese — con Pechino che da sola genera il 35% della produzione manifatturiera mondiale — non bastano le risorse dei singoli bilanci nazionali. Orsini propone tre leve prioritarie per l’Unione Europea: un mercato unico dell’energia che agisca come acquirente unico, un mercato unico dei capitali per mobilitare il risparmio privato e, soprattutto, l’emissione di debito comune europeo.
La stima è di 1.200 miliardi di euro l’anno necessari per finanziare infrastrutture strategiche, reti digitali, ricerca, difesa e l’estrazione di minerali critici. Senza questo sforzo, l’Europa rimarrebbe un semplice mercato di sbocco per prodotti altrui, perdendo definitivamente la propria capacità innovativa.
LE CINQUE LEVE PER IL RILANCIO DELL’ITALIA
Sul fronte interno, la relazione indica cinque pilastri per tornare a una crescita del 2% annuo. Oltre all’energia, Orsini punta sulla crescita dimensionale delle PMI, da incentivare attraverso agevolazioni fiscali per fusioni e aggregazioni. La terza leva è l’innovazione, con la richiesta di estendere l’iperammortamento agli investimenti in software, cloud e Intelligenza Artificiale.
Quest’ultima non deve essere vista come una tecnologia da acquistare, ma come un ecosistema da costruire, partendo dalla formazione dei giovani fin dalle scuole superiori. La quarta leva riguarda le semplificazioni, con la riforma urgente della legge 231 sulla responsabilità aziendale, per evitare che diventi un ostacolo punitivo alla gestione d’impresa. Infine, la quinta leva riguarda le risorse: Orsini propone di analizzare le 575 misure fiscali esistenti per riallocare 20 miliardi di euro verso crescita, sanità e scuola, senza aumentare il debito pubblico.
LAVORO, SALARI E IL NUOVO PIANO CASA
Il Presidente di Confindustria non ha ignorato la questione sociale, sottolineando che industria e lavoro sono “la stessa cosa”. Pur rivendicando la qualità dei contratti siglati dalle organizzazioni più rappresentative, Orsini ha ammesso l’esistenza di un problema salariale in Italia che allontana i giovani dal Paese. La risposta deve passare per un patto di responsabilità che superi i “contratti pirata” e punti sulla produttività.
In questo ambito si inserisce la proposta di un nuovo Piano Casa nazionale, sostenuto da una logica pubblico-privata che coinvolga il capitale degli enti previdenziali e delle assicurazioni. L’obiettivo è fornire abitazioni a canone sostenibile per favorire l’integrazione sociale e contrastare l’inverno demografico, che entro il 2040 potrebbe privare l’Italia di 5 milioni di giovani. La fiducia, ha concluso Orsini, si costruisce con scelte coerenti e con la consapevolezza che il Made in Italy è il vero fattore distintivo da difendere nel mondo.


