All’Assemblea di Confindustria la premier rivendica il successo della Zes unica con 500mila nuovi posti di lavoro e attacca l’Europa dei “totem ideologici” e della burocrazia.
Il ritorno dell’energia atomica in Italia non è più solo un’ipotesi, ma una priorità politica definita da tempi certi e una forte determinazione governativa. Durante il suo intervento all’Assemblea annuale di Confindustria a Roma, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tracciato la rotta per una nuova strategia energetica nazionale, indicando nel nucleare la chiave di volta per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e una netta riduzione dei costi per le imprese.
“Non ho dubbi sul fatto che la ripresa della produzione nucleare sia un obiettivo alla nostra portata e che possa rappresentare una svolta per la nostra competitività”, ha dichiarato la premier, sottolineando la volontà di procedere senza esitazioni verso l’adozione di tecnologie di ultima generazione.
IL CRONOPROGRAMMA PER IL NUCLEARE E I MINI-REATTORI MODULARI
L’esecutivo punta a un’attuazione rapida del quadro normativo. Meloni ha ribadito che la legge delega per il ritorno al nucleare sarà approvata entro la fine dell’estate, a cui seguiranno i decreti attuativi necessari per definire il perimetro operativo e politico.
L’attenzione è rivolta in particolare alle tecnologie più innovative, come i mini-reattori modulari (SMR), descritti dalla premier come sistemi “sicuri e puliti”. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, rafforzare la sicurezza nazionale e, dall’altro, abbattere sensibilmente i prezzi dell’energia rispetto ai livelli attuali, che continuano a pesare sul tessuto produttivo italiano. “Sono molto determinata su questo”, ha aggiunto, confermando come il tema energetico sia il pilastro centrale per il rilancio industriale.
IL SUCCESSO DELLA ZES UNICA E L’OCCUPAZIONE NEL MEZZOGIORNO
Spostando l’analisi sui risultati economici interni, la presidente del Consiglio ha rivendicato l’efficacia della Zes unica per il Mezzogiorno. Dall’inizio del mandato, secondo i dati esposti, questa misura ha favorito la creazione di mezzo milione di posti di lavoro nelle regioni del Sud, che oggi crescono a ritmi superiori alla media nazionale sia per Pil sia per occupazione.
In soli due anni sono stati autorizzati oltre 1.300 investimenti, molti dei quali sostenuti da un credito d’imposta che il governo ha già rifinanziato per un ulteriore triennio. Questa manovra ha generato un giro d’affari complessivo stimato in 55 miliardi di euro, consolidando il ruolo strategico del Mezzogiorno come motore di crescita per l’intero sistema Paese.
LA CRITICA ALL’UNIONE EUROPEA E AL SISTEMA ETS
Non è mancato un duro affondo nei confronti dell’attuale configurazione dell’Unione Europea, descritta come un “gigante burocratico” che spesso sacrifica la crescita e la visione strategica sull’altare dell’ideologia e della tecnocrazia. Meloni ha evidenziato come questa impostazione rischi di spingere il continente verso un declino economico e geopolitico, lasciando a attori asiatici e americani il controllo delle catene del valore.
“L’Europa faccia meno e meglio”, è stato l’appello della premier, che ha poi definito il sistema Ets una “tassa paradossale” che genera disparità. Invece di sospendere meccanismi che frenano lo sviluppo, a Bruxelles si continuerebbero a difendere “totem ideologici” che il governo italiano intende combattere con determinazione per invertire la rotta della deindustrializzazione.
RIFORMA DELLA BUROCRAZIA E LIBERTÀ D’IMPRESA
Sul fronte delle riforme strutturali in Italia, la premier ha proposto ai rappresentanti dell’industria l’avvio immediato di un “cantiere comune” per riscrivere le regole della burocrazia nazionale. Il principio cardine invocato è quello della libertà: “Tutto quello che non è espressamente vietato per un interesse superiore già tutelato deve essere consentito”.
L’idea è quella di eliminare “lacci e gabbie” che soffocano l’iniziativa economica, rendendo il rapporto tra Stato e imprese più fluido e meno vessatorio. In questo contesto, Meloni ha ringraziato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, per aver riconosciuto il cambio di passo del governo, orientato ad aumentare l’offerta energetica e a incentivare gli investimenti privati.
L’ALLEANZA STRATEGICA TRA CONFINDUSTRIA E IL GSE
A margine dell’assemblea, la firma di un protocollo d’intesa tra Confindustria e il Gestore dei Servizi Energetici (Gse) ha segnato un passo operativo fondamentale. L’accordo mira ad accompagnare le aziende italiane nella transizione energetica, puntando sul disaccoppiamento dei prezzi tra fonti rinnovabili e fossili.
Il Gse gestirà una nuova piattaforma per i contratti Ppa (Power Purchase Agreement), dedicata specialmente alle piccole e medie imprese, per garantire stabilità e competitività dei costi. Il piano prevede servizi di tutoring territoriale, sportelli dedicati e un tavolo tecnico permanente per affrontare temi complessi come la cattura del carbonio e la regolazione energetica, costruendo un’alleanza stabile tra istituzioni e produttori per un futuro più resiliente.


