Il Medio Oriente è una polveriera e lo Stretto di Hormuz è bloccato. Intanto, tre Paesi stanno accumulando ricchezze inimmaginabili mentre i prezzi del greggio volano alle stelle. Chi sono i nuovi signori del petrolio?
I nuovi re dell’oro nero parlano spagnolo e portoghese. Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulle tensioni internazionali e sulla crisi energetica, il Sud America sta vincendo la corsa con gli Stati Uniti a rifornire un pianeta disperatamente affamato di petrolio. In particolare, tre Paesi si stanno spartendo l’oro nero del mondo.
IL SUD AMERICA MONOPOLIZZA IL PETROLIO MONDIALE
Tra gennaio e maggio, le esportazioni di petrolio sudamericano sono esplose, registrando un incremento di 155 milioni di barili rispetto allo scorso anno. Una cifra record che supera di gran lunga l’aumento di 112 milioni di barili registrato dagli Stati Uniti. I tre Paesi che stanno ridisegnando la geopolitica dell’oro nero sono tre: Brasile, Guyana e Venezuela. La sorpresa più grande arriva da Caracas. Dopo sei anni di collasso della produzione a causa delle sanzioni, il Venezuela è tornato prepotentemente sul mercato internazionale. Dopo la cattura di Nicolas Maduro da parte di Trump, gli Stati Uniti hanno assunto il controllo delle vendite di petrolio venezuelano, allentando le sanzioni e spalancando le porte ai colossi del trading come Vitol e Trafigura.
A maggio le esportazioni venezuelane di oro nero hanno raggiunto il massimo da sette anni. Secondo gli analisti di Kpler, la produzione di Caracas sta raggiungendo gli 1,3 milioni di barili al giorno e si prevede che possa raggiungere gli 1,5 milioni l’anno prossimo.
PETROLIO, IL BOOM DEL BRASILE
Il secondo gigante delle esportazioni di oro nero è il Brasile. Grazie alle nuove piattaforme offshore nei giacimenti pre-salt di Santos, le esportazioni di Rio verso la Cina sono aumentate sensibilmente. Infatti, la quota di greggio brasiliano importata da Pechino è quasi raddoppiata in pochi mesi, passando dal 10% di gennaio al 18% di aprile.
Con ben 1,43 milioni di barili al giorno inviati alle raffinerie cinesi ad aprile, il Brasile ha stabilito il suo record storico assoluto.
LA CENERENTOLA GUYANA
In appena sette anni, il Guyana è diventato una superpotenza energetica grazie al consorzio guidato da Exxon nel blocco Stabroek, dove sono stati scovati oltre 11 miliardi di barili equivalenti. Con l’avvio del quarto progetto (Yellowtail), la produzione ha toccato quota 900.000 barili al giorno, con l’obiettivo di raggiungere l’incredibile cifra di 1,7 millioni di barili al giorno entro il 2030. Affacciandosi direttamente sull’Atlantico, le rotte del Paese sono totalmente sicure da attacchi missilistici o blocchi navali.
IL BUCO DA UN MILIARDO
Nonostante il boom dell’America Latina, la sete globale di greggio resta grande. La guerra in Iran e i blocchi in Medio Oriente hanno cancellato oltre 1 miliardo di barili di forniture dall’inizio del conflitto. Il Sud America, da solo, non potrà colmare interamente questo vuoto , ma una cosa è certa: la geografia del petrolio è cambiata per sempre, e i nuovi re dell’oro nero parlano spagnolo e portoghese.


