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Sicurezza energetica UE

L’UE prepara il nuovo piano contro il caro bollette: meno tasse sull’elettricità

La Commissione Ue sta preparando un regolamento sulle bollette energetiche, atteso a metà luglio, per cui i governi dovranno garantire che l’elettricità resti fiscalmente più conveniente del gas

Bollette più leggere grazie a una tassazione dell’elettricità “più favorevole rispetto al gas naturale” e alla riforma degli oneri di rete. La Commissione Ue sta preparando un regolamento sulle bollette energetiche, atteso a metà luglio.

L’iniziativa fa parte del piano AccelerateEu presentato il 22 aprile e che ha tra gli obiettivi l’accelerazione della transizione energetica, puntando in particolare sulla produzione da fonti rinnovabili. La bozza del regolamento prevede che, pur mantenendo la facoltà di fissare le proprie aliquote, i governi dovranno garantire che l’elettricità resti fiscalmente più conveniente del gas.

OBBLIGO DI CONTATORI INTELLIGENTI ENTRO IL 2030

Come riporta La Repubblica, per incentivare i consumi nelle ore in cui l’energia costa meno, la Commissione intende inoltre fissare l’obiettivo di dotare di contatori intelligenti almeno il 50% degli utenti entro il 2030 e il 65% entro il 2033. La misurazione dei consumi permetterà anche di modulare meglio gli oneri di rete, che rappresentano circa un quarto della bolletta media, introducendo tariffe legate agli orari di utilizzo e criteri per misurare l’efficienza dei gestori.

Le nuove norme permetteranno anche di utilizzare i fondi di coesione per sostenere gli investimenti nelle reti elettriche, possibilità già ventilata negli ultimi giorni ma contestata dal Comitato delle Regioni, che chiede di non stravolgere l’obiettivo primario di queste risorse, che è quello di ridurre le distanze economiche tra i territori dei Paesi Ue.

LA COMMISSIONE UE HA APPROVATO IL FER X

E intanto da Bruxelles arriva per l’Italia una forte spinta alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili: la Commissione ha approvato il Fer X, il regime di aiuti di stato da 23 miliardi di euro, che permetterà di realizzare gli obiettivi del patto per l’industria pulita. “Con questo regime l’Italia sosterrà la produzione di elettricità rinnovabile da varie tecnologie, come l’eolico onshore, il solare o l’idroelettrico, per raggiungere gli obiettivi del patto per l’industria pulita”, sottolinea la vicepresidente esecutiva per la transizione pulita Teresa Ribera.

“Si tratta di uno strumento strategico per rafforzare l’autonomia energetica del Paese, ridurre la dipendenza dall’estero e garantire continuità al meccanismo transitorio entrato in vigore nel 2025”, conferma il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto. Interventi di estrema necessità soprattutto in un momento di grave emergenza come questo, con la chiusura dello stretto di Hormuz che da oltre tre mesi ha messo in ginocchio le famiglie e le imprese.

EMILIA ROMAGNA, VENETO E SICILIA LE REGIONI PIÙ A RISCHIO DI SHOCK ENERGETICO

A soffrire maggiormente l’impatto della crisi in Italia sono soprattutto le imprese che operano nei settori ad alta intensità energetica, distribuiti da Nord a Sud. Secondo uno studio appena pubblicato da Civiqa, la nuova piattaforma di OpenEconomics nata per supportare la governance digitale della Pubblica Amministrazione, le regioni italiane più esposte allo shock energetico sono l’Emilia Romagna, il Veneto e la Sicilia, e quelle più resilienti la Valle d’Aosta (“salvata” dalla robusta produzione da fondi rinnovabili) il Piemonte (con una manifattura non eccessivamente energivora) e il Molise (con una struttura produttiva fragile, che in questo caso è un vantaggio).

L’ENERGIA È UN FATTORE CRUCIALE PER LE IMPRESE ITALIANE

L’indice di esposizione energetica messo a punto da Civiqa tiene conto dei modelli produttivi, della popolazione e della penetrazione delle energie rinnovabili sul territorio. Le aree più esposte hanno apparentemente modelli produttivi molto diversi: il Nord-Est manifatturiero e il Sud industriale-portuale.

L’Emilia Romagna ha una fitta rete di aziende della ceramica, meccanica, packaging, chimica di processo, settori in cui, spiega il report, “l’energia non è un costo marginale, ma una componente strutturale del ciclo”. Considerazioni che valgono anche per i distretti della concia, della siderurgia e della manifattura pesante nelle province di Vicenza e Verona. Nel Sud e nelle Isole pesano invece i poli petrolchimici e portuali: Brindisi, Taranto, Siracusa e Cagliari registrano i livelli più alti di esposizione.

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