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Stellantis

Ecco la lettera di Stellantis, VW e Renault al Parlamento Ue

Il testo integrale della lettera congiunta inviata da Stellantis, VW e Renault al Parlamento Ue

Energia Oltre pubblica la lettera congiunta che Stellantis, VW e Renault hanno inviato ai Parlamentari europei per chiedere un aiuto concreto per vincere “una sfida senza precedenti per la loro competitività”. Tutte le 5 misure chieste dai Big dell’automotive europeo all’Ue.

STELLANTIS, RENAULT E VW: SERVONO SUPER CREDITI

Produrre in Europa costa molto di più che delocalizzare. Per questa ragione, l’asse dell’auto chiede che i requisiti del “Made in Europe” siano legati a incentivi economici reali. La proposta è l’introduzione di “Super Crediti” nel regolamento sulle emissioni di CO2 della flotta. Bonus che non dovrebbero essere riservati solo alle piccole vetture cittadine, ma dovrebbero estendersi a tutti i veicoli elettrici prodotti nel Continente, secondo Renault, VW e Stellantis. L’obiettivo è offrire una boccata d’ossigeno finanziaria a chi decide di non abbandonare le fabbriche europee.

ABBASSARE IL FLEET BOOSTER AL 70%

La proposta iniziale di Bruxelles prevedeva che l’85% delle auto di un costruttore dovesse essere rigorosamente europeo per sbloccare i benefici di flotta. Un target giudicato irrealistico da Vw, Renault e Stellantis. I tre big propongono, invece, di abbassare la soglia al 70% (focalizzata su UE e Spazio Economico Europeo). Il restante 30% serve a mantenere aperti i canali con i partner strategici globali.

“L’Europa non deve chiudersi in se stessa”, si legge nel documento, “ma deve fermare la tendenza a svuotare le nostre fabbriche a favore di paesi terzi”.

CELLE DI BATTERIE SOLO DOPO IL 2030

La batteria è il cuore dell’auto del futuro, ma la filiera europea è ancora un cantiere aperto. La Commissione vorrebbe imporre la localizzazione delle celle in Europa già nel 2028. Una mossa che, secondo i firmatari della lettera congiunta, punirebbe chi (come loro) sta investendo miliardi per costruire nuove “Gigafactory” da zero. Al contrario, premierebbe le case auto che si limitano a comprare da produttori esteri già insediati.

Renault, VW e Stellantis chiedono a Bruxelles di far slittare l’obbligo delle celle a dopo il 2030. Inoltre, i produttori sottolineano la necessità che l’Ue stanzi massicci fondi europei per calmierare i prezzi di mercato durante la transizione.

IL MADE IN UE SECONDO VW, RENAULT E STELLANTIS

I costruttori chiedono che la definizione di Made in Europe includa tutto il valore aggiunto generato sul territorio: dalla ricerca e sviluppo (R&S) all’ingegneria avanzata, fino alla manodopera qualificata. La tesi è che il “Made in Europe” non possa rappresentare un mero calcolo matematico sui bulloni o sui singoli componenti.

Inoltre, i 3 Big chiedono che l’assemblaggio sia completo delle quattro fasi: stampaggio, saldatura, verniciatura e montaggio finale. Di conseguenza, sarebbero “banditi” i kit pre-prodotti all’estero.

LA SFIDA ALLA BUROCRAZIA

L’ultimo appello di Renault, VW e Stellantis è alla semplificazione. I produttori sottolineano che oggi una macchina può essere considerata “europea” per gli appalti pubblici ma non per i bonus aziendali. Per questa ragione, i tre Big chiedono un’unica definizione di “Made in Europe”, facile da controllare e che non si trasformi in un incubo burocratico per le piccole e medie imprese della componentistica. Infine, un deciso “no” all’obbligo di usare acciaio e alluminio green: i materiali scarseggiano, i costi lieviterebbero e la materia è già regolata da altre leggi.

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