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Eolico bloccato da burocrazia e progetti zombie. Ecco come sbloccare 117 GW

Mentre tutti gli occhi del mondo sono puntati sul Medio Oriente l’Italia è ostaggio della burocrazia. Ma gli italiani hanno già scelto da che parte stare. Chi c’era e cosa si è detto durante l’evento di Anev

L’Italia ha il vento a favore, i cittadini sono pronti e le aziende hanno i capitali per investire. Tutto dipenderà, però, dal fatto se la macchina dello Stato riuscirà a correre abbastanza velocemente da evitare che quei 117 GW di progetti rimangano per sempre dei fantasmi burocratici. È quanto emerso nel corso dell’evento “Eolico: sicurezza energetica e obiettivi climatici nel rispetto della tutela del territorio”, organizzato da ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento) in occasione della giornata nazionale del vento.

EOLICO, COME SBLOCCARE IL POTENZIALE

Mentre le tensioni geopolitiche internazionali continuano a tenere il mondo con il fiato sospeso, l’Italia deve imboccare con decisione la strada verso l’indipendenza e la sicurezza del sistema energetico. Il nostro Paese siede infatti su una miniera d’oro green, bloccata dai lacci della burocrazia. Nel suo messaggio il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha rivendicato i passi avanti fatti, pur ammettendo i limiti del sistema. “Negli ultimi 2 anni abbiamo superato i 7GW complessivi, l’eolico ha registrato una crescita di 1,1 GW. Siamo impegnati sulla semplificazione dell’iter burocratico e sulle Aree Idonee. Dobbiamo modificare il Fer2 per attuarlo in modo completo.”

Francesca Salvemini, Commissario ARERA, ha svelato le prossime mosse dell’autorità: “Il Collegio sta elaborando il quadro strategico che presenteremo prima dell’estate. Stiamo lavorando all’aggiornamento del Tica e ragionando sul tema del prezzo zonale, affinché si traduca in un beneficio reale per il territorio”. Riccardo Scarpulla, Dirigente UMASI presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), ha annunciato il possibile arrivo di una norma di semplificazione a firma Mimit. “Il nostro ufficio ha potere sostitutivo nei confronti delle istituzioni centrali in ritardo. Prima della pausa estiva stiamo pensando di produrre una norma di semplificazione che includerà anche l’eolico”.

Sul fronte operativo, Vito Pastore (Direttore Relazioni Esterne e Programmazione Strategica del GSE) ha confermato il supporto totale del Gestore dei Servizi Energetici. “C’è una necessità industriale del vento. I 13,6 GW attuali dimostrano un territorio che ha saputo accettare il vento, e noi saremo al fianco delle associazioni”, ha sottolineato.

EOLICO, IL NODO DEI PROGETTI ZOMBIE

Simone Togni, presidente di Anev, ha lanciato l’allarme sui 16GW da realizzare nei prossimi anni tramite il FerX definitivo, criticando i meccanismi d’asta attuali del Gse che non beneficiano di un prezzo di base e chiedendo una “rapida revisione” sulle Aree Idonee. “Le tempistiche autorizzative sono uno dei principali ostacoli: mediamente impieghiamo 5 anni e qualche mese, contro una media Ue di 2 anni e mezzo. A questo si aggiunge che le verifiche di ottemperanza richiedono altri 2 anni”, ha detto Togni.

In ballo ci sono 117 GW di progetti di rinnovabili fermi al palo, ha sottolineato Tinne Van Der Straeten, Ceo di WindEurope. “In Italia ci sono 117 GW di progetti zombie bloccati. L’eolico è una questione di resilienza e competitività. Dobbiamo concentrarci sul repowering degli impianti a fine vita, il che permetterebbe di triplicare l’output di elettricità”, ha aggiunto.

COSA VOGLIONO DAVVERO GLI ITALIANI

L’82% degli italiani è fortemente preoccupato per la situazione in Medio Oriente, secondo quanto emerge dal sondaggio presentato da Antonio Noto, fondatore di Noto Sondaggi, e commissionato da Anev. Il 67% degli intervistati è assolutamente d’accordo con il potenziamento dell’eolico. Il 65% vuole che il futuro del Paese si fondi su eolico e solare. Solo il 24% ritiene che l’Italia stia facendo abbastanza per l’indipendenza energetica. Dati che mostrano che “è più forte l’eco mediatico delle proteste rispetto alle richieste reali”, ha precisato Noto.

Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente, ha bocciato il ritorno del nucleare, chiedendo la fine degli ostracismi ideologici: “Bisogna smetterla di fare le sedute spiritiche per invocare il nucleare, ucciso dal mercato. Mettiamo da parte gli ostracismi istituzionali e i pareri pregiudiziali delle sovrintendenze”.

IL POTENZIALE DEL REPOWERING E L’ALLARME DELLE AZIENDE

Francesco Del Pizzo, Direttore Strategie di Sviluppo Rete di Terna, ha lanciato un’importante rassicurazione infrastrutturale. “Su 13 GW disponibili potremmo accogliere il repowering di 5 GW senza rinforzi di rete”, annunciando il passaggio verso un meccanismo di ‘open season’ per rendere le connessioni più trasparenti ed efficienti.

Giuseppe Argirò, Amministratore Delegato di CVA, ha espresso forte preoccupazione per il futuro economico nazionale. “Non abbiamo messo al centro delle priorità l’accelerazione delle rinnovabili, dimostrando di non apprendere nulla dalla crisi energetica. Siamo il paese dei G20 più dipendente dal fossile”, ha affermato, evidenziando come l’imminente approvazione di 86 GW di data center metterà a dura prova la sicurezza del sistema energetico.

Paolo Raia di RWE ha rincarato la dose, avvertendo che il tempo stringe: “Siamo il Paese delle emergenze. Rischiamo di pagare i costi indiretti del non fare. Serve calendarizzare il FerX e FerZ almeno fino al 2030”. Simone Nisi (Institutional and Regulatory Affairs di Edison) ha ricordato, invece, l’impatto sociale della transizione: “L’eolico crea piattaforme di formazione per la gestione degli impianti, benefici spesso non messi in luce. Edison proverà a raddoppiare la propria capacità installata, abbiamo diversi GW in fase di autorizzazione”.

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