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Eolico offshore: il Mase prepara la riforma del Fer 2 con aste separate tra fisso e floating

La proposta di revisione del decreto arriverà sul tavolo della Commissione europea dopo l’estate. In arrivo 16,5 GW di capacità eolica nel Fer X e il debutto del Fer Z dal 2028.

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) si appresta a sbloccare lo stallo che ha frenato lo sviluppo dell’eolico offshore in Italia negli ultimi due anni. Il punto principale riguarda la revisione strutturale del decreto Fer 2, che vedrà finalmente la separazione delle procedure d’asta tra impianti a fondazione fissa e quelli con tecnologia floating (galleggiante).

A dare l’annuncio è stato Alessandro Noce, Direttore generale mercati e infrastrutture energetiche del Mase, intervenuto durante i lavori del 4° summit nazionale sull’eolico offshore di ANEV. La fonte della notizia è dunque l’analisi tecnica fornita direttamente dai vertici del Ministero, che hanno delineato un nuovo percorso normativo volto a superare le incoerenze del precedente impianto regolatorio, giudicato non più idoneo a garantire la sostenibilità degli investimenti in un contesto di mercato segnato dal rialzo dei costi.

LA FINE DELLO STALLO REGOLATORIO PER L’EOLICO OFFSHORE

Secondo quanto illustrato dal Direttore Noce, il comparto ha attraversato una fase di estrema complessità. Il DG ha sottolineato come alcune criticità fossero già presenti nell’impostazione originaria del Fer 2, definendo l’inclusione di floating e fisso nelle medesime aste come una scelta che necessitava di un correttivo. Inoltre, Noce ha osservato che la dimensione del contingente in un precedente decreto ministeriale avrebbe potuto essere tarata meglio.

“Quando poi nel gennaio 2025 è tornato in auge il tema dei costi su quelle fonti che hanno costi elevati come l’eolico offshore”, ha spiegato il dirigente, “pensare di contrattualizzare 3,9 GW di questa fonte può aver fatto paura”. Per superare questo momento di incertezza, il Ministero ha avviato un tavolo di consultazione durato tre mesi con gli stakeholder, necessario per modificare l’impianto e consentire una maggiore coerenza operativa.

SEPARAZIONE DELLE TECNOLOGIE E NUOVE MODALITÀ DI INCENTIVAZIONE

La struttura tecnica del Ministero conta di esaurire il lavoro preparatorio nelle prossime settimane, per poi sottoporre la proposta di modifica al Ministro. Il passaggio successivo, fondamentale per l’operatività del nuovo strumento, sarà il negoziato con la Commissione europea dopo la pausa estiva per verificarne la fattibilità. Noce ha anticipato che, oltre alla netta distinzione tra le fondazioni fisse e quelle galleggianti, la riforma toccherà i meccanismi di incentivazione già in fase di implementazione nei Fer X.

Tra i punti chiave figurano l’indicizzazione delle tariffe e la valutazione di proposte avanzate dagli operatori in materia di permitting. Inoltre, si stanno studiando modalità di incentivazione non tariffaria, con un focus specifico sugli oneri di connessione alla rete. Noce ha ammesso che “alcuni operatori, soprattutto a fondazioni fisse, non sono stati contenti del lavoro che stiamo svolgendo, ma ce lo aspettavamo perché stiamo modificando un decreto”.

CALENDARIO DELLE ASTE FER X E L’ORIZZONTE DEL NUOVO FER Z

Parallelamente alla riforma del Fer 2, il Mase sta definendo il calendario definitivo per le aste del Fer X. La pianificazione prevede volumi imponenti: 10 GW per il solare e 16,5 GW per l’eolico, con una durata che il Ministero intende strutturare su base biennale.

Lo sguardo della Direzione generale è già proiettato verso il 2028, anno in cui si spera possa entrare in vigore il Fer Z, uno strumento pensato specificamente per il fotovoltaico utility scale e basato su contratti per differenza, il cui impianto è già noto alla Commissione europea. A queste misure si sommeranno ulteriori obblighi legati alla normativa Net Zero, che imporranno la realizzazione di aste dotate di caratteristiche tecniche specifiche per rispondere ai target comunitari di decarbonizzazione.

FLESSIBILITÀ DI BILANCIO E FINANZIAMENTO DELLA TRANSIZIONE

In chiusura del suo intervento, Noce ha toccato il delicato tema della flessibilità di bilancio necessaria per sostenere la transizione energetica. Pur precisando che si tratti di una materia che attiene primariamente all’amministrazione finanziaria, il Direttore ha aperto alla possibilità di utilizzare il debito pubblico come leva strategica.

“È possibile fare debito pubblico per 14 miliardi in 2 anni per finanziare certe cose ma attiene all’amministrazione finanziaria, noi alcune proposte le abbiamo”, ha concluso Noce. L’obiettivo resta quello di fornire al sistema nuovi strumenti certi e tempestivi per permettere all’industria dell’energia dal vento in mare di ripartire su basi economiche e tecnologiche più solide.

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