Una sentenza bis e il sequestro dell’altoforno 1 mettono a rischio il futuro dell’acciaieria pugliese. Mentre Confindustria lancia l’allarme per l’effetto domino industriale, Flacks Group propone un nuovo polo siderurgico green. Meloni convoca riunione d’urgenza
La crisi dell’ex Ilva di Taranto subisce una svolta drastica con la decisione della Corte d’Appello di Milano, che ha imposto all’azienda un termine di 90 giorni per sospendere le attività dell’area a caldo. Il provvedimento giudiziario si fonda sulla presenza irrisolta di oltre duemila chili di amianto inglobati negli impianti, nello specifico nei cowper, e sui rischi legati alle emissioni di polveri sottili.
La magistratura ha stabilito che il rispetto dei limiti di legge vigenti non è sufficiente a tutelare la salute pubblica nell’area circostante lo stabilimento, dove i dati evidenziano un incremento di ospedalizzazioni e casi di mortalità. Questa pronuncia si somma al recente rigetto del ricorso in Cassazione per il dissequestro dell’altoforno 1 — sotto sequestro dal maggio 2025 dopo un incendio — aggravando ulteriormente una situazione produttiva già ridotta ai minimi termini tra cassa integrazione e volumi di acciaio prossimi allo zero.
LA RISPOSTA INDUSTRIALE: IL PROGETTO “FLACKSIDER”
Di fronte allo stop imposto dai giudici, il mondo industriale comincia a delineare alternative tecnologiche per il futuro del polo ionico. Il fondo americano Flacks Group, in collaborazione con i gruppi Danieli e Metinvest, ha elaborato la proposta industriale “Flacksider”. Il piano prevede la realizzazione di un complesso siderurgico di nuova generazione basato su due forni elettrici da 220 tonnellate, un impianto di riduzione diretta del minerale (DRI), colata continua endless e laminazione ad alta efficienza.
L’architettura modulare punta a incrementare la produzione da 2,5 a 4,6 milioni di tonnellate annue, garantendo una riduzione delle emissioni di CO₂ superiore al 50% nella configurazione base, fino all’86% con l’impiego di idrogeno. “La decisione della Corte conferma che il futuro di Taranto non può più essere costruito sul modello industriale del passato”, ha dichiarato il gruppo in una nota, annunciando di aver richiesto un incontro urgente alla Presidenza del Consiglio per presentare il piano.
L’ALLARME DI CONFINDUSTRIA TARANTO PER IL TESSUTO ECONOMICO
La prospettiva di una chiusura dell’area a caldo ha fatto scattare l’immediata mobilitazione delle rappresentanze d’impresa locali. Per Confindustria Taranto, attraverso le parole del presidente Salvatore Toma, del vice Michele De Pace e del presidente della sezione Metalmeccanica Pasquale Di Napoli, la sentenza rappresenta un colpo durissimo che rischia di innescare un effetto domino irreversibile.
Pur evitando di entrare nel merito delle decisioni della magistratura, l’associazione datoriale chiede al Governo un impegno straordinario per garantire la continuità dello stabilimento e tutelare l’immenso capitale umano costituito da aziende dell’indotto, lavoratori diretti e famiglie. L’instabilità che da decenni caratterizza il siderurgico jonico viene indicata come la principale causa di sofferenza per il commercio locale e per l’intera economia del territorio, rendendo indispensabile una misura che non sacrifichi la coesione sociale.
IL QUADRO GIUDIZIARIO TRA CASSAZIONE E CORTE D’APPELLO
Il provvedimento della Corte d’Appello di Milano arriva al termine di un iter complesso originato dai ricorsi presentati sia dai commissari straordinari dell’ex Ilva (Ilva, Acciaierie d’Italia e ADI in amministrazione straordinaria) sia dai comitati di cittadini e dall’associazione “Genitori Tarantini”. A febbraio il Tribunale lombardo, recependo una sentenza della Corte di Giustizia Europea del giugno 2024, aveva già disapplicato alcune prescrizioni dell’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) rilasciata dal MASE nel 2025, ritenendole carenti e fissando la scadenza del 24 agosto 2026 per la sospensione degli impianti non a norma.
Parallelamente, la Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo dell’altoforno 1, ritenendo legittima la proroga disposta dalla Procura di Taranto a causa della complessità tecnica degli accertamenti sulle anomalie registrate dopo la riaccensione dell’ottobre 2024.
LE IMPLICAZIONI POLITICHE E IL DOSSIER A PALAZZO CHIGI
La tenaglia giudiziaria stringe ulteriormente i margini di manovra dell’esecutivo proprio mentre a Palazzo Chigi è in programma un vertice decisivo con i commissari dell’ex Ilva, i vertici di Acciaierie d’Italia e i sindacati. Al centro del confronto figurano le offerte presentate dagli investitori privati, con il gruppo indiano Jindal in posizione avanzata rispetto al fondo americano Flacks Group.
La pronuncia di Milano rischia tuttavia di rimescolare le carte, gravando sulla trattativa. La vicenda si inserisce nel quattordicesimo anniversario del maxi sequestro dell’area a caldo che diede origine al maxi processo “Ambiente Svenduto”, attualmente pendente presso la Corte d’Assise di Potenza. In questo scenario di estrema tensione, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si prepara intanto a riferire in Parlamento il prossimo 5 agosto sulla clausola di salvaguardia nazionale, mentre il futuro dell’acciaio italiano rimane appeso a un filo tra riconversione ecologica e vertenze giudiziarie.
RIUNIONE A PALAZZO CHIGI
Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha convocato d’urgenza una riunione a Palazzo Chigi a seguito del decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la sospensione dell’attività produttiva nell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto, che comporterà di fatto la chiusura entro 90 giorni. Si tratta degli impianti essenziali alla capacità produttiva dello stabilimento, nei quali è impiegata la maggior parte dei lavoratori di Acciaierie d’Italia. Il decreto interviene proprio nel momento in cui si era prossimi alla formalizzazione dell’accordo per la cessione dell’intero complesso industriale a un primario operatore siderurgico. Alla riunione hanno partecipato i Ministri Marina Calderone, Tommaso Foti, Giancarlo Giorgetti, Gilberto Pichetto Fratin, Adolfo Urso e i Sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Il Governo prende atto del provvedimento della Corte di Appello di Milano, che interviene alla vigilia del tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali previsto per domani e che, alla luce di tale decisione, rende tale confronto ancora più necessario. Nonostante i nuovi sviluppi, il Consiglio dei ministri, convocato per questo pomeriggio, confermerà lo stanziamento di un’ulteriore tranche del prestito necessaria ad assicurare la continuità operativa dell’azienda in attesa del perfezionamento della cessione con riferimento all’area a freddo.

