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Sette miliardi per salvare l’Italia dalla siccità, ma i cantieri sono fermi. La mappa delle opere fantasma

Le risorse per contrastare la siccità ci sono, ma tra burocrazia, progetti incompleti e costi lievitati molte opere idriche non partono. Ecco la mappa delle opere fantasma

L’Italia è a secco di acqua, ma ha un forziere con oltre sette miliardi di euro pronti per essere spesi in invasi, acquedotti e dighe. Molte risorse sono già state impegnate, ma cantieri fantasma e pratiche bloccate negli uffici amministrativi impediscono il completamento delle opere. Un problema segnalata già un mese fa, in occasione della convocazione della Cabina di regia “fantasma”. Ecco quali opere idriche sono ferme ai box e perché.

7 MILIARDI CONTRO LA SICCITA’ MA I CANTIERI SONO FERMI

La gestione delle risorse idriche si è trasformata in un’epopea dell’assurdo. I soldi ci sono, ma i cantieri restano chimere. Intanto, i rubinetti della Sicilia sono a secco, i grandi laghi alpini sembrano pozzanghere prosciugate e la Pianura Padana è messa in ginocchio dalla siccità, con più di cento comuni tra Lombardia e Piemonte costretti al razionamento. Proprio ieri il Mase ha raggiunto un accordo con la controparte svizzera per rilascio straordinario dal Lago di Lugano. L’intesa prevede che l’erogazione a Ponte Tresa dal Lago di Lugano (Ceresio) salga da 3 a 8 metri cubi al secondo. Un esempio di quella collaborazione tra attori che il ministro Pichetto Fratin considera prioritaria per “rafforzare la capacità del Paese di prevenire i rischi, intervenire tempestivamente e adattarci ai cambiamenti in corso”, come sottolineato nella nota inviata ieri dal Mase. Infatti, la siccità e il caldo estremo che sta interessando il nostro Paese non sono fenomeni isolati, secondo il ministro, si inseriscono “in un quadro climatico che sta cambiando profondamente e che impone di rafforzare le nostre capacità di prevenzione e adattamento”.

PERCHE’ I FONDI SONO FERMI

Il ritorno della siccità stona con la struttura e i 7 miliardi messi in campo appositamente per contrastare questo fenomeno: una Cabina di regia nazionale, un commissario straordinario per l’emergenza (Fabio Ciciliano, nominato ad aprile 2026) e il Pniissi, il Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico. Il cuore economico della strategica è il Pniissi, che prevede interventi su 418 opere strategiche da realizzare, stanziando 12 miliardi di euro. Fondi che potrebbero essere utilizzati per costruire dighe, invasi, acquedotti ed altre opere idriche per risparmiare acqua e denaro. Ma la maggior parte sono bloccate.

SICCITA’, LA MAPPA DEI CANTIERI FANTASMA

A mettere nero su bianco l’entità dello stallo sono i report della Corte dei Conti e la tavola sinottica delle opere commissariate gestita dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: delle 12 grandi opere idriche commissariate (su 116 totali), quasi i tre quarti (il 75%) sono ufficialmente in ritardo. L’analisi a campione svolta dai giudici contabili sulle opere del Pniissi mostra che, su nove interventi prioritari analizzati, solo tre non presentano criticità, mentre i restanti restano prigionieri di veti burocratici, errori di stima e adempimenti mancanti, secondo quanto riporta il Sole 24 Ore. Il primo gigante incompleto è la Diga sul Metramo (Calabria). L’opera è stata interamente finanziata per 26,5 milioni di euro, ma i lavori di completamento non sono neanche stati avviati. Infatti, il cantiere è fermo in attesa che la Regione definisca gli altri lotti funzionali.

La situazione dell’adeguamento antisale alla foce dell’Adige (Veneto) è ancora peggiore. L’intervento inserito nel Decreto Siccità – tra i primi da cofinanziare con 20 milioni di euro- è ancora in fase di progettazione perché il fabbisogno economico reale è già raddoppiato rispetto alle stime iniziali. La lista delle opere incomplete comprende anche la messa in sicurezza del Lago d’Idro (Lombardia), uno degli invasi più critici d’Italia (fermo al 5% della capienza). L’intervento è coperto da un finanziamento prioritario di 10 milioni di euro, ma i lavori non sono mai partiti. La Corte dei conti stima che i lavori non si concluderanno prima del 2033. L’ultimo intervento individuato dai giudici contabili è la vasca di espansione del torrente Cavaliere (Molise). L’opera è coperta per 30 milioni di euro (sui 60 totali necessari), ma è ferma nella fase progettuale in attesa della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).

LE GUERRE TRA TERRITORI E LA SPESA NASCOSTA DELLA SICCITA’

Mentre le pratiche prendono polvere nei ministeri, sul territorio scoppiano le prime e vere “guerre dell’acqua”. Intanto, la Cabina di regia governativa sembra un fantasma. Infatti, nell’ultimo anno si è riunita appena due volte, mossa solo dall’onda emotiva delle crisi di stagione, prima di essere riconvocata d’urgenza dal ministro Matteo Salvini a luglio per tentare di arginare il problema. Un fenomeno che ci costato in media 4 miliardi all’anno negli ultimi quattro anni, a causa di perdite d’acqua, mancato riutilizzo delle reflue depurate e bassa efficienza delle infrastrutture.

L’associazione dei consorzi di bonifica (ANBI) ricorda che oggi l’Italia raccoglie appena l’11% dell’acqua piovana attraverso le sue dighe, mentre paesi come la Spagna arrivano al 40%. L’ANBI ha già pronti 266 progetti per costruire e ammodernare invasi capaci di trattenere un miliardo di metri cubi d’acqua in più.

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