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Germania

Germania sotto tiro: doppio attacco alla rete elettrica in 24 ore

Da Bergheim al Brandeburgo, i sabotaggi alle centrali svelano la fragilità delle infrastrutture tedesche. Inquirenti al lavoro tra piste estere ed eversione interna.

Due attacchi in meno di ventiquattr’ore, cinque blocchi di una centrale a carbone fermati di colpo, un paese che si scopre più fragile di quanto pensasse. La Germania fa i conti con quella che è ormai chiaramente una serie di aggressioni contro le proprie infrastrutture energetiche, dopo che martedì sera una sottostazione elettrica a Bergheim, vicino a Colonia, è stata colpita da quello che le autorità considerano un attentato. Poche ore prima, nel Brandeburgo, ignoti avevano tentato un sabotaggio analogo contro l’impianto di Turnow-Preilack: nel mirino, la centrale a lignite di Jänschwalde.

Le immagini riprese a Bergheim, e rintracciabili anche sui social, mostrano diverse esplosioni accompagnate da lampi di luce intensa. L’episodio ha costretto cinque unità della centrale a carbone gestita da Rwe a staccarsi dalla rete: tre sono state riattivate nel corso della giornata, le restanti dovrebbero tornare operative entro il fine settimana. Il gestore della rete di trasmissione competente, Amprion, ha comunque precisato che la fornitura generale di elettricità non è mai stata compromessa e che la stabilità del sistema è rimasta garantita in ogni momento.

UNA SERIE CHE PREOCCUPA GLI ESPERTI

A poche ore di distanza, nel Brandeburgo, i responsabili del sabotaggio di Turnow-Preilack avevano allestito diversi ordigni artigianali pensati per lanciare cavi metallici sulle linee ad altissima tensione, provocando due cortocircuiti riusciti su più tentativi. Un blocco da 500 megawatt della centrale di Jänschwalde è stato temporaneamente disattivato, mentre la fornitura alla popolazione è rimasta stabile. Il ministro dell’Interno del Brandeburgo, Jan Redmann, ha parlato di “un modo di agire sistematico”, e gli inquirenti valutano ora anche l’ipotesi di associazione a delinquere di stampo terroristico.

Per Marc Henrichmann, parlamentare della Cdu e presidente del comitato di controllo dei servizi segreti, i due episodi non possono più essere considerati casi isolati: “Bergheim e Jänschwalde in ventiquattr’ore non sono più singoli episodi, è una serie di attacchi contro il nostro approvvigionamento energetico”, ha dichiarato al quotidiano Handelsblatt. Secondo Henrichmann bastano mezzi rudimentali, un cortocircuito innescato nel punto giusto, per produrre un danno enorme: un calcolo, ha detto, “gelido e condotto con strumenti a bassa soglia”.

INFRASTRUTTURE NATE PER TEMPI DI PACE, NON DI GUERRA

Gli inquirenti del Nordreno-Vestfalia, il Land dove si trova Bergheim, indagano in due direzioni: sabotaggio orchestrato da uno Stato straniero e matrice di estrema sinistra. Il ministro dell’Interno regionale, Herbert Reul, ha parlato di un sospetto iniziale di sabotaggio eversivo, non escludendo collegamenti con il caso del Brandeburgo. Reul ha ammesso che il tema della sicurezza delle infrastrutture critiche “non è stato preso sul serio abbastanza a lungo”, e che “troppe informazioni sensibili restano accessibili pubblicamente”.

Lo scenario ha radici più profonde: la rete tedesca, a differenza per esempio di quella russa di derivazione sovietica, è stata concepita in gran parte per tempi di pace, e risulta perciò difficile da proteggere su tutta la sua estensione.

Secondo un rapporto interno dell’Ufficio federale di polizia criminale, l’anno scorso sono stati registrati 321 casi sospetti di sabotaggio in tutto il paese, su ferrovie, linee elettriche, sottostazioni, ripetitori e installazioni militari, anche se non tutti si sono poi rivelati fondati. I servizi di intelligence interna segnalano da tempo che la Russia recluterebbe anche persone estranee ai propri apparati per compiti isolati di spionaggio o sabotaggio, i cosiddetti “agenti usa e getta”: un fenomeno di minaccia crescente, dopo che Berlino ha attribuito a Mosca l’attacco con droni contro l’aeroporto di Lipsia.

LEGGE ANCORA INCOMPLETA

Il governo aveva già risposto all’aggravarsi della minaccia con la legge quadro sulla protezione delle infrastrutture critiche (Kritis-Dachgesetz), entrata in vigore a marzo, che impone analisi del rischio e requisiti minimi di protezione fisica. Il problema, secondo i critici, è la soglia: un impianto rientra nella definizione di infrastruttura critica solo se serve più di 500mila persone, un limite che molti chiedono di abbassare a 150mila.
A giugno, ad esempio, un attentato incendiario contro una sottostazione a Reutlingen, nel Baden-Württemberg, aveva lasciato senza corrente 30mila persone, restando ben al di sotto della soglia di legge. Inoltre, diverse disposizioni attuative, ha ricordato l’Ufficio federale per la protezione civile, sono ancora in fase di elaborazione.

RISORSE E POTERI PER PREVENIRE I DANNI

La presidente dell’associazione federale dell’industria energetica e idrica (Bundesverband der Energie- und Wasserwirtschaft, Bdew), Kerstin Andreae, ha chiesto al governo un fondo di resilienza già annunciato ma mai finanziato, oltre a norme sulla privacy meno rigide per consentire la videosorveglianza anche di aree pubbliche limitrofe agli impianti.

Sulla stessa linea Ingbert Liebing, alla guida della federazione delle imprese comunali tedesche (Verband kommunaler Unternehmen, Vku), secondo cui le aziende municipali fanno il possibile ma non possono sostituirsi a polizia e servizi segreti. Il presidente del comitato di controllo dei servizi Henrichmann ha invece indicato nella riforma dei servizi di intelligence, che “darà per la prima volta la possibilità di intervenire in modo preventivo e non solo di segnalare le minacce osservate”, un passo atteso da tempo.
Nel frattempo alcuni gestori si sono già mossi da soli: a Berlino, dopo un attacco che nel cuore dell’inverno aveva lasciato al buio decine di migliaia di famiglie per giorni, oltre 70 sottostazioni vengono progressivamente dotate di recinzioni, filo spinato e sorveglianza video assistita da intelligenza artificiale, insieme a sistemi ridondanti collocati a distanza di sicurezza l’uno dall’altro.

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