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Maserati

Ecco come Stellantis vuole mettere il turbo a Maserati

Maserati si affida alla Cina per ripartire. Ecco il piano di Stellantis che può cambiare il Tridente

Stellantis sta pensando di cedere le chiavi del software di Maserati a Huawei e Jac per recuperare terreno. Secondo un recente report visionato da Reuters, il gruppo guidato da Stellantis sta trattando a carte coperte un’alleanza strategica trilaterale. L’obiettivo? Portare a terra una produzione congiunta entro il 2027, data entro la quale il mercato dei veicoli elettrici di alta gamma entrerà nella sua fase di maturità più spietata.

IL MATRIMONIO D’INTERESSE TRA STELLANTIS, HUAWEI E JAC

I numeri degli ultimi trimestri di Maserati raccontano una storia fatta di volumi in contrazione e una transizione ecologica che stenta a partire. L’anno scorso il Tridente ha consegnato 7.900 unità (-30% sul 2024), ha fatturato 726 milioni di euro (meno della metà rispetto al 2023) e ha registrato un rosso operativo di 198 milioni. Per far ripartire il suo brand di lusso, Stellantis sta cercando in Cina la tecnologia che in Europa costa ancora troppo e richiede tempi di sviluppo biblici.

Huawei metterà a disposizione del gruppo italiano la piattaforma Harmony Intelligent Mobility Alliance (HIMA), insieme ad algoritmi per la guida autonoma e un sistema operativo nativo per le auto elettriche tra i più avanzati in circolazione. JAC Group, invece, metterà sul piatto piattaforme industriali e batterie ad altissima densità energetica per la parte hardware e produttiva.

LEAPMOTOR 2.0

Secondo il report visionato da Reuters, l’alleanza tra Stellantis, Huawei e Jac punterà sul doppio marchio. Le vetture nata dalla joint venture strategica potrebbero essere commercializzate sotto Maextro, il brand super-luxury sviluppato sull’asse Huawei-JAC.

Invece, sui mercati internazionali le nuove vetture batteranno la bandiera di Maserati. Una strategia già testata con la partnership con Leapmotor per le utilitarie e i crossover elettrici economici. L’obiettivo è evitare la trappola degli alti costi di Ricerca & Sviluppo prendendo “in affitto” architetture cinesi già ingegnerizzate e pronte all’uso. Ma il dossier interessa da vicino anche il nostro Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’operazione, infatti, non si limiterebbe all’importazione di tecnologia da Shenzhen. Tra le opzioni al vaglio delle case automobilistiche c’è l’impiego della capacità produttiva degli impianti storici di Modena e Cassino, da tempo in sofferenza e alla ricerca di saturazione delle linee produttive.

IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA

Stellantis punta a restituire competitività e margine a un marchio che non può permettersi di rimanere schiacciato nella transizione green. Una scommessa necessaria ma rischiosa, poiché puntare sul software di Huawei significa scendere a patti con le tensioni geopolitiche internazionali e con il braccio di ferro sui dazi tra UE e Pechino.

Se l’accordo andrà in porto con la tempistica stimata al 2027, Maserati potrebbe trasformarsi nel laboratorio più avanzato dell’automotive globale: il punto di fusione perfetto tra il carisma del lusso italiano e l’efficienza della Silicon Valley cinese.

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