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energia nucleare sostenibile

A un passo dal traguardo la legge Pichetto sul ritorno al nucleare in Italia. I dettagli

Giorgetti lancia la joint venture tra Enel, Ansaldo e Leonardo per guidare la fase operativa dei nuovi impianti. Pichetto Fratin avverte sul fabbisogno elettrico nazionale: serviranno fino a 150 miliardi di chilowattora in più.

L’iter legislativo per il ritorno dell’energia atomica in Italia giunge al passaggio conclusivo: l’approvazione definitiva del disegno di legge delega sul nucleare è attesa nell’aula del Senato tra mercoledì 16 e giovedì 17 settembre, aprendo la strada all’emanazione dei decreti attuativi entro la fine dell’anno.

IL CALENDARIO PARLAMENTARE VERSO IL VOTO FINALE

L’approdo in aula rappresenta l’atto conclusivo di un iter già incanalato nei mesi scorsi. Il provvedimento ha incassato una prima approvazione alla Camera nel mese di giugno, a cui ha fatto seguito a luglio il via libera della commissione Ambiente del Senato. Una volta completato il passaggio parlamentare definitivo a Palazzo Madama, la palla passerà nuovamente al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che conta di emanare i decreti legislativi delegati entro la fine dell’anno.

COSA PREVEDE NEL DETTAGLIO LA NUOVA LEGGE

L’intervento legislativo assegna al governo una delega ad ampio raggio per restituire all’Italia un quadro normativo organico sul nucleare. Sulla base del testo licenziato e delle indicazioni fornite dal dicastero competente, i punti cardine e i campi d’intervento disciplinati dal provvedimento sono:

– Riapertura degli impianti: la finalità primaria consiste nel superare il blocco normativo derivante dal referendum del 1987, consentendo la riapertura e il ritorno in funzione delle centrali sul territorio nazionale.

– Costruzione ed esercizio delle centrali: la delega conferisce all’esecutivo il potere di regolamentare le fasi autorizzative, i requisiti tecnici, la realizzazione materiale e l’operatività ordinaria dei nuovi siti produttivi.

– Produzione di idrogeno: la legge disciplina lo sfruttamento dell’energia da fissione nucleare come vettore dedicato alla generazione di idrogeno.

– Gestione del combustibile esaurito e sicurezza: il provvedimento fissa l’obbligo di stabilire regole stringenti per il trattamento, lo stoccaggio e la gestione in sicurezza del combustibile nucleare esaurito.

– Istituzione degli organi di controllo: è prevista la creazione di specifiche autorità e organismi pubblici preposti alla vigilanza, all’ispezione e al rispetto degli standard di sicurezza dell’intero comparto.

– Emanazione dei decreti attuativi: il governo è delegato a tradurre questi principi generali in decreti legislativi operativi, con l’obiettivo ministeriale di chiudere la fase attuativa entro la fine del 2026.

LA STRATEGIA DEL MEF E LA JOINT VENTURE PER LA FISSIONE

L’impianto regolatorio troverà immediato supporto operativo in una nuova alleanza tra i campioni industriali a partecipazione pubblica. Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, intervenendo in videocollegamento alla conferenza di Milano, ha rivendicato la portata politica del dossier: “Il percorso avviato per la ripresa della produzione con la fissione nucleare è il più importante contributo per la sovranità energetica che lascerà questo governo. È stato un lavoro rigoroso da concludere per passare alla fase realizzativa. E la joint venture tra Enel, Ansaldo e Leonardo, di cui il Mef ha promosso la costituzione, servirà proprio a questo”. L’asse industriale voluto da via XX Settembre punta a unire le competenze impiantistiche, tecnologiche e di gestione della rete per rendere operativa la filiera nel momento in cui i decreti delegati entreranno formalmente in vigore.

IL DEFICIT ELETTRICO NAZIONALE E IL RUOLO DELLA FRANCIA

Le ragioni alla base della scelta strategica risiedono nei numeri del bilancio energetico italiano. A margine della conferenza milanese, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha esposto le criticità derivanti dall’attuale dipendenza dall’estero: “La sovranità energetica passa anche dal nucleare. Oggi consumiamo 315 miliardi di kilowattora e siamo in grado di produrne circa 260 miliardi. Importiamo dall’estero circa 50 miliardi all’anno di kilowattora, essenzialmente di origine nucleare perché il principale fornitore in questo caso è la Francia. Se già oggi non riusciamo a raggiungere 315 miliardi, dovendo nel contempo andare avanti con la decarbonizzazione, noi dobbiamo assolutamente integrare il nostro mix energetico con il nucleare che dovrà naturalmente essere integrativo rispetto alle rinnovabili, e nel contempo avere una riduzione dell’utilizzo dei fossili”.

L’energia atomica viene dunque inquadrata non come alternativa alle fonti verdi, ma come pilastro continuativo per accelerare la transizione ecologica e affrancarsi dall’impiego degli idrocarburi.

LE SFIDE FUTURE TRA DATA CENTER E DECARBONIZZAZIONE

Lo scarto tra produzione e consumi rischia di ampliarsi drasticamente alla luce delle trasformazioni tecnologiche in atto. Nel suo intervento, Pichetto Fratin ha delineato un quadro di forte crescita della domanda, trainato dalla digitalizzazione di massa e dal cambio di modello nei consumi civili e produttivi: “Guardando avanti, agli strumenti che stiamo utilizzando, ai data center, alla grande sfida che riguarda l’efficientamento energetico dei fabbricati e dell’elettrificazione dell’industria, noi nei prossimi 10-15 anni avremo bisogno di almeno altri 100-150 miliardi di kilowattora”. Questa pressione sui sistemi di generazione rende il ritorno all’atomo, nelle intenzioni dell’esecutivo, una scelta obbligata per garantire la competitività economica del Paese e sostenere le nuove infrastrutture digitali senza compromettere gli impegni di riduzione delle emissioni.

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