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I combustibili fossili fanno aumentare l’inflazione in tutta Europa. Il report della New Economics Foundation (NEF)

Mentre la BCE cerca di mantenere l’inflazione al 2%, nell’ultimo anno i prezzi del petrolio sono aumentati di quasi il 50%

Secondo una ricerca della New Economics Foundation (NEF) pubblicata oggi, per ogni balzo del 10% dei prezzi di petrolio e gas, l’inflazione complessiva in Italia potrebbe aumentare fino a 0,26 punti percentuali.

I ricercatori hanno simulato un aumento del 50% dei prezzi di petrolio e gas, rilevando che ciò potrebbe far salire l’inflazione europea fino a 1,8 punti percentuali aggiuntivi nell’anno successivo, oltre ai livelli di inflazione già esistenti. Per dare un ordine di grandezza, i prezzi del petrolio sono aumentati di circa il 47% tra il giugno 2025 e il 2026 e del 67% tra il giugno 2021 e il 2022.

IN EUROPA L’AUMENTO DEI PREZZI DEI FOSSILI È IL RISCHIO MAGGIORE PER L’INFLAZIONE

Lo studio, intitolato “Stabilising the shock market: energy price transmission, inflation, and the case for central bank support of the transition”, ha evidenziato che l’aumento dei prezzi dei fossili rappresenta il rischio maggiore per l’inflazione in tutti i Paesi esaminati, tranne due, e rientra comunque tra i primi cinque fattori di rischio in tutti i casi analizzati.

L’EOLICO E IL SOLARE SONO FONDAMENTALI PER CONTENERE L’INFLAZIONE

Mercoledì prossimo Ursula von der Leyen terrà il discorso sullo stato dell’Unione, durante il quale si prevede che affronterà il tema del clima, alla luce del caldo estremo e della siccità di quest’estate. In questo contesto, il rapporto rileva che lo sviluppo di energia eolica e solare prodotta localmente – necessario per scongiurare la crisi climatica – è fondamentale anche per contenere l’inflazione, poiché riduce l’esposizione dell’Europa alla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili.

A differenza di petrolio e gas importati, le fonti rinnovabili sono di produzione interna, geopoliticamente sicure e al riparo dalla speculazione finanziaria. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha rilevato che ogni punto percentuale aggiuntivo nella quota di energia rinnovabile riduce i prezzi all’ingrosso dell’elettricità dello 0,6% in media.

L’IMPATTO SULLE FAMIGLIE EUROPEE

“Il prezzo dei combustibili fossili è stato la causa scatenante della maggior parte dei principali episodi di elevata inflazione in Europa nell’ultimo mezzo secolo: dall’embargo dell’OPEC negli anni ’70 all’invasione russa dell’Ucraina, fino agli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran”, ha dichiarato Maike Schmidt, ricercatrice presso la New Economics Foundation (NEF).

“Con l’inflazione – ha aggiunto Schmidt -, sempre più persone in tutto il continente faticano a permettersi beni essenziali come l’affitto, la spesa alimentare e il trasporto pubblico. Liberarci dalla dipendenza dalla volatilità di petrolio e gas è l’unico modo per contenere l’inflazione in tutto il continente”.

L’EUROPA È POCO ATTREZZATA PER FRONTEGGIARE GLI SHOCK LEGATI ALL’INFLAZIONE

La ricerca evidenzia come l’Europa sia scarsamente attrezzata per far fronte a tali shock, dato che gli elevati tassi di interesse fissati dalla Banca Centrale Europea (BCE) rendono estremamente costosa la realizzazione di infrastrutture per le energie rinnovabili.

Il rapporto suggerisce alla BCE di stabilire un tasso di interesse distinto e più basso per gli investimenti “green”, come quelli nell’energia eolica e solare. In tal modo, la banca potrebbe aumentare il tasso di interesse di riferimento senza rendere il ricorso al credito per gli investimenti verdi eccessivamente oneroso e, di conseguenza, insostenibile.

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