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Cosa succede al consorzio Corepla e perché è stata decisa l’amministrazione giudiziaria

Il Tribunale di Milano commissaria per un anno il colosso del riciclo per mancata vigilanza sull’indagata Synextra. Prima storica applicazione del Codice antimafia ai reati ambientali dopo le norme del decreto Terra dei fuochi.

Il Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica (Corepla) è stato sottoposto ad amministrazione giudiziaria per la durata di dodici mesi con provvedimento della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano. La misura scaturisce da una contestazione di agevolazione colposa: pur non essendo formalmente indagato, l’ente non avrebbe esercitato i dovuti controlli organizzativi e gestionali per prevenire e contrastare il traffico illecito di rifiuti plastici attuato da una delle sue principali imprese consorziate, la Synextra Spa, all’interno del Centro di selezione e stoccaggio di Corsico.

L’intervento segna un precedente inedito nell’ordinamento giuridico italiano: è la prima volta che l’articolo 34 del Codice antimafia viene applicato a delitti contro l’ambiente, sfruttando la cornice normativa introdotta dal decreto-legge 116 del 2025, noto come decreto “Terra dei fuochi”.

IL PROVVEDIMENTO DEL TRIBUNALE DI MILANO

L’amministrazione giudiziaria disposta a carico di Corepla investe un organismo strategico dell’economia circolare nazionale. Il consorzio, realtà senza scopo di lucro dotata di personalità giuridica di diritto privato, coordina la filiera degli imballaggi plastici aggregando circa 2.500 società associate (quantificate in 2.426 produttori dalle fonti giudiziarie) e convenzionando 7.534 Comuni italiani, con un volume d’affari che nel bilancio 2025 è stato stimato tra gli 845 e i 945 milioni di euro. L’esecuzione del decreto è avvenuta nella giornata di mercoledì a opera congiunta della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) di Milano e del Reparto operativo del Comando carabinieri per la Tutela ambientale e la Sicurezza energetica.

LA NOVITA’

La novità risiede nell’ancoraggio normativo dell’operazione. Il tribunale ha fatto ricorso per la prima volta all’articolo 34 del decreto legislativo 159/2011 (il Codice antimafia) per condotte legate all’inquinamento e al traffico di scarti. Questa estensione è stata resa possibile dall’entrata in vigore del decreto-legge n. 116 del 2025, che ha inserito i delitti ambientali nel catalogo delle fattispecie che legittimano l’attivazione delle misure di prevenzione patrimoniali volte a bonificare la governance aziendale da infiltrazioni e derive illegali.

I MOTIVI DEL COMMISSARIAMENTO: L’ACCUSA DI AGEVOLAZIONE COLPOSA

Alla radice della decisione giudiziaria vi è una presunta agevolazione colposa commessa dai vertici dell’ente di recupero. Gli accertamenti condotti tra il 2023 e il 2025 dai carabinieri del NOE hanno evidenziato come Corepla fosse a conoscenza delle anomalie operative ma le abbia “sostanzialmente ignorate”, omettendo di predisporre e attuare modelli organizzativi e presidi ispettivi capaci di neutralizzare il pericolo di smaltimenti abusivi lungo la catena di fornitura. Nel testo dell’ordinanza cautelare, i giudici rilevano testualmente che “Corepla non ha effettivamente controllato la filiera della gestione dei rifiuti, verificando la reale capacità imprenditoriale, l’organizzazione e l’operatività di Synextra Spa e più in generale dei Centri di Selezione e Stoccaggio”, mancando di assumere “tempestive e adeguate iniziative” a tutela della legalità.

Il procuratore capo Marcello Viola ha spiegato in una nota che “le successive verifiche economico-patrimoniali avrebbero evidenziato carenze nei sistemi di controllo”. Nelle valutazioni del tribunale, “i responsabili del consorzio avrebbero tenuto condotte ritenute non conformi sia agli ordinari criteri di prudenza e corretta gestione aziendale sia agli specifici obblighi previsti dalla normativa in materia di rifiuti, non ponendo in essere alcuna forma di controllo effettivo ed adeguato al fine di neutralizzare il rischio della gestione illecita in tale settore”.

Una mancanza considerata gravissima “in considerazione dell’elevata qualificazione professionale del consorzio e della rilevanza strategica delle attività svolte attraverso la rete dei centri di stoccaggio e selezione, chiamati a garantire elevati standard di sicurezza ambientale sull’intero territorio nazionale”. I giudici hanno rimarcato come l’illegalità nel comparto finisse per essere considerata dai funzionari “come qualcosa di inevitabile”.

L’INCHIESTA SU SYNEXTRA: TRAFFICO ILLECITO E L’AREA “STRISCIA DI GAZA”

Il commissariamento rappresenta l’approdo investigativo di un procedimento penale parallelo incentrato su Synextra Spa, società convenzionata incaricata della lavorazione e della selezione della plastica. L’azienda e sette tra dirigenti e dipendenti risultano indagati per traffico illecito di rifiuti e hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

Secondo l’impianto accusatorio dei pm Paolo Storari, e i magistrati Bonardi e Barilli, l’impresa ha gestito abusivamente quantitativi ingenti di immondizia derivanti dalla raccolta differenziata urbana: le stime parlano di oltre 70 mila tonnellate nel 2023, altrettante nel 2024, per un volume complessivo calcolato in almeno 240.000 tonnellate di matrice plastica nel triennio 2023-2025. Per comprimere i costi operativi ed eludere i corretti processi di riciclo e smaltimento, la società ricorreva a espedienti sistematici: le plastiche venivano mescolate a rifiuti speciali e scarti industriali non autorizzati; registri di carico e scarico ed etichette venivano artefatti; in occasione dei campionamenti analitici venivano esibite balle “buone” predisposte ad arte per accecare e ingannare le verifiche tecniche in laboratorio.

All’interno dello stabilimento di Corsico era stata inoltre allestita una zona di deposito clandestino, ribattezzata nelle comunicazioni interne “striscia di Gaza”, priva di qualsiasi autorizzazione allo stoccaggio. Le attività illecite quotidiane avrebbero generato in capo a Synextra un ingiusto profitto quantificato dagli inquirenti tra oltre 20 milioni e almeno 58,3 milioni di euro, somma risultante dalla somma tra i ricavi diretti riscossi per il trattamento e i risparmi impiantistici derivanti dal mancato smaltimento a norma di legge.

LE INTERCETTAZIONI: L’OPACITÀ DEL CONSORZIO E LE PAROLE DEI DIRIGENTI

Il fascicolo della DDA poggia su un articolato quadro di intercettazioni ambientali e telefoniche che svelano, secondo il pm Paolo Storari, “un quadro inconfutabile circa la totale abusività della gestione dei rifiuti” finalizzato a massimizzare i guadagni aziendali.
Altrettanto pesanti sono i riscontri a carico della struttura consortile. L’inchiesta delinea “un quadro di estrema opacità di Corepla, i cui funzionari erano consapevoli delle operazioni abusive di Synextra e delle conseguenze che esse hanno prodotto sui rifiuti in uscita dall’impianto di Corsico, destinati ad impianti nazionali ed esteri”.

Nelle intercettazioni, un funzionario dello stesso consorzio commentava con rassegnazione l’operato della società consorziata: “Fanno…quel cavolo che vogliono”. Gli inquirenti qualificano queste omissioni di vigilanza come “vicende allarmanti”, sottolineando il paradosso di un ente preposto al controllo istituzionale che ha finito per tollerare l’arbitrio della propria associata.

IL RUOLO DELL’AMMINISTRATORE GIUDIZIARIO E IL “TUTORAGGIO”

La misura cautelare non comporta la chiusura delle attività o la decadenza automatica dell’organo amministrativo di Corepla. La Sezione Misure di prevenzione ha stabilito che l’amministrazione giudiziaria durerà un anno e consisterà in un percorso di “tutoraggio”.

Il tribunale ha nominato un amministratore giudiziario esterno con specifici poteri di controllo e monitoraggio sulle scelte d’impresa. Il professionista incaricato lavorerà a stretto contatto con il management del consorzio per sanare le falle organizzative emerse nell’indagine, implementare protocolli di vigilanza stringenti e neutralizzare il rischio che la struttura possa continuare a favorire soggetti economici dediti a violazioni ambientali.

L’obiettivo indicato nel decreto milanese è ristrutturare i presidi interni di conformità per assicurare che le procedure di selezione, stoccaggio e destinazione dei materiali avvengano con trasparenza e regolarità sull’intero territorio italiano.

LA POSIZIONE UFFICIALE DI COREPLA: COLLABORAZIONE E CONTINUITÀ OPERATIVA

In risposta all’esecuzione del decreto, il Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in plastica, in una nota,  chiarisce che “il professionista nominato dal Tribunale affiancherà nella gestione gli organi e il management del Consorzio senza sostituirsi ad essi”.

Mentre nel merito delle accuse, Corepla ha rivendicato la correttezza del proprio operato: “COREPLA, pur ritenendo di aver svolto i propri compiti con il massimo rigore e nel pieno rispetto delle norme del settore, mettendo a disposizione competenze, professionalità e risorse per garantire l’efficienza e la trasparenza della filiera, assicura piena collaborazione alle Autorità e garantisce, al contempo, la regolare e continua operatività, nonostante la gestione della raccolta differenziata degli imballaggi in plastica stia notoriamente attraversando una congiuntura particolarmente complessa”. La nota conclude affermando che “l’obiettivo primario resta quello di proseguire il lavoro quotidiano, nel pieno e continuo rispetto delle norme, a servizio della collettività e dell’economia circolare”.

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