Lo studio di Francoforte mostra come il boom delle rinnovabili freni i rincari elettrici ma isoli l’Italia legata al gas. La trasmissione dei costi del metano alle famiglie accelera nel 50% dell’Eurozona, mentre le tasse coprono un terzo del prezzo.
La risalita delle quotazioni dell’energia all’ingrosso registrata nella prima metà del 2026 presenta dinamiche strutturalmente diverse rispetto alla crisi del 2021-2022: l’impatto sui mercati all’ingrosso è stato più contenuto e la trasmissione delle impennate del metano alle bollette elettriche è risultata smorzata dalla crescente produzione da fonti rinnovabili. Tuttavia, la ricaduta sui bilanci dei consumatori finali rimane disomogenea e complessa.
Secondo una analisi economica pubblicata dalla Banca Centrale Europea, intitolata “The uneven journey of wholesale gas and electricity prices to consumer bills”, la velocità con cui i rincari del gas si scaricano sulle bollette al dettaglio è notevolmente aumentata rispetto al 2022 per effetto della liberalizzazione contrattuale, mentre per l’elettricità i tempi di trasmissione continuano a essere lunghi e frammentati. A fare la differenza sono le specificità nazionali: se in Spagna e Francia il peso del gas nella formazione del prezzo dell’energia elettrica è crollato grazie a rinnovabili e nucleare, in Italia le bollette della luce rimangono ancora frequentemente agganciate al costo marginale del metano.
LO SHOCK DEL 2026 A CONFRONTO CON IL BIENNIO 2021-2022
I rincari dell’energia all’ingrosso si trasmettono alle bollette dei cittadini in modo diseguale e frammentato. Questa divergenza emerge dall’indagine della BCE, che confronta la prima metà del 2026 con il biennio critico 2021-2022. Nella precedente crisi energetica, la simultanea presenza di gravi siccità (che avevano abbattuto la generazione idroelettrica) e di estese manutenzioni sulle centrali nucleari francesi aveva costretto l’Europa a una dipendenza forzata dalle centrali termoelettriche a gas, proprio mentre lo scoppio della guerra in Ucraina contraeva drasticamente le forniture via tubo.
Nel 2026 la tensione sui mercati del gas è risultata comparabilmente inferiore e la capacità di generazione a basse emissioni di carbonio si è consolidata in molti Paesi. Di conseguenza, l’indice del costo totale dell’energia per l’area dell’euro – calcolato ponderando petrolio greggio in euro al barile, gas TTF olandese ed elettricità all’ingrosso in euro al megawattora sulla base del loro peso nei consumi finali UE fino al 2024 – ha mostrato aumenti più modesti rispetto al passato. Nello stesso tempo, i listini all’ingrosso dell’elettricità hanno evidenziato una crescente divaricazione tra i diversi mercati nazionali.
IL RUOLO SCUDO DELLE RINNOVABILI E IL CASO DELL’ITALIA
L’incremento della generazione da fonti rinnovabili ha attenuato il tradizionale meccanismo marginale secondo cui il prezzo del gas fissa il valore dell’elettricità. La relazione analitica della BCE dimostra che l’effetto delle rinnovabili sui prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica è negativo, non lineare e asimmetrico tra gli Stati.
Il divario emerge con chiarezza nell’analisi comparata delle quattro maggiori economie dell’area euro (Germania, Spagna, Francia e Italia), misurata su medie mobili a 365 giorni che aggregano anche fonti minori quali biomasse, geotermia, scisti bituminosi, torba e termovalorizzazione dei rifiuti. In Spagna, nazione che registra la quota più alta di elettricità rinnovabile, il numero di ore in cui il prezzo dell’elettricità è stabilito dal gas è sceso nettamente nel corso degli anni. Una situazione analoga si registra in Francia, dove la generazione nucleare domina il mix produttivo e la formazione delle tariffe.
Al contrario, l’Italia rappresenta l’eccezione negativa: nel nostro Paese il prezzo dell’elettricità continua a essere determinato con elevata frequenza dalle centrali a metano. Le stime econometriche – basate sul modello di Quintana (2024), che isola l’effetto depurando i dati dal prezzo del gas e dai permessi di emissione ETS – confermano che la presenza delle fonti pulite allontana i mercati dalla dipendenza dal gas, ma l’eredità dell’eccezione iberica (applicata tra giugno 2022 e febbraio 2023 in Spagna) e il nucleare francese accentuano il disallineamento italiano. Nel calcolo della soglia marginale oraria, la BCE adotta uno standard tecnico di 2 MWh di gas immesso per ogni MWh di elettricità generata, con un fattore emissivo di 0,4 tonnellate di CO2 per MWh prodotto.
LA COMPOSIZIONE DEI PREZZI AL DETTAGLIO: IL FRENO DELLE TASSE
Il passaggio dai listini all’ingrosso all’inflazione misurata dall’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo (IPCA) dipende dai quadri regolatori nazionali e dalla struttura finale della tariffa. I regimi al dettaglio possono essere regolamentati o a libero mercato, con revisioni a scadenze fisse o con formule indicizzate e flessibili: la trasmissione è massima e immediata laddove prevalgono contratti di mercato a tariffazione flessibile. Un elemento determinante di attenuazione della volatilità è costituito da oneri e fiscalità.
Nel 2025, imposte e tasse hanno rappresentato in media il 31% del prezzo finale del gas e il 27% del prezzo dell’elettricità per i consumatori dell’area euro posizionati nelle fasce mediane di consumo (identificate tra 20 e 199 gigajoule per il gas e tra 2.000 e 4.999 kilowattora per l’energia elettrica). Inoltre, nei mercati in cui i fornitori operano coperture finanziarie a lungo termine sui mercati futures con anni di anticipo, i rincari repentini ma brevi all’ingrosso esercitano un impatto marginale sulle famiglie.
LA VELOCITÀ DI TRASMISSIONE: GAS PIÙ RAPIDO, ELETTRICITÀ A MACCHIA D’OLIO
Negli ultimi quattro anni la velocità di trasmissione dei prezzi all’ingrosso a quelli al dettaglio è mutata sensibilmente. La diffusione di contratti con durate temporali più brevi e di tariffe agganciate ai valori spot ha accresciuto la frequenza delle revisioni dei prezzi al consumo.
Un’indagine condotta nel 2026 tra le banche centrali nazionali dell’Eurosistema ha certificato un’accelerazione per il comparto del gas: – in oltre il 50% dell’area dell’euro le variazioni del gas all’ingrosso si trasferiscono sull’indice IPCA entro un intervallo compreso tra 1 e 3 mesi; – in circa il 10% dell’area euro il passaggio avviene tra 4 e 6 mesi; – in circa un terzo dell’Eurozona la trasmissione richiede tra 7 e 12 mesi. Il dato più significativo riguarda il crollo della trasmissione lenta: la percentuale di Paesi in cui il recepimento del costo del gas richiedeva tra 13 e 24 mesi è precipitata da circa il 40% del 2022 a un marginale 5% nel 2026. Per l’energia elettrica la distribuzione temporale resta invece distribuita lungo un arco eterogeneo che va da meno di un mese fino a due anni, evidenziando una velocità media rimasta pressoché identica a quella registrata nel 2022.
IMPLICAZIONI SULL’INFLAZIONE
Le riforme strutturali maturate dal 2022 hanno modificato i canali di propagazione delle crisi energetiche. Da un lato, il peso crescente delle rinnovabili ha allentato il legame meccanico tra il gas e le quotazioni elettriche all’ingrosso; dall’altro, l’adeguamento statistico degli indici IPCA riflette con maggiore fedeltà le spese reali dei clienti finali. Ne deriva che gli shock sul metano si riversano sull’inflazione del gas con maggiore tempestività rispetto al passato, ma con ripercussioni meno violente sull’indice dell’elettricità.
Gli economisti di Francoforte avvertono tuttavia che l’equilibrio rimane precario. La domanda e l’offerta continuano a risentire delle turbolenze del conflitto in Medio Oriente e delle anomalie legate agli eventi meteorologici estremi dell’estate 2026. La trasmissione dei corsi all’ingrosso ai prezzi al consumo si conferma dunque una fonte primaria di volatilità a breve termine per l’inflazione complessiva dell’Eurozona, imponendo un monitoraggio continuo da parte delle autorità monetarie.

