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BTP Green economia italiana

Extraprofitti, Giorgetti rimanda le decisioni all’Ecofin di ottobre a Bruxelles

Roma guida il fronte verso l’Ecofin di Bruxelles per blindare le norme ed evitare bocciature legali. Ottenuta la deroga Nec sulle regole energetiche, mentre il taglio del bollo auto porterà oltre 163 euro ai redditi fino a 40mila.

Il governo italiano ha promosso un’azione congiunta con altri cinque Stati membri dell’Unione Europea per istituire una cornice giuridica comunitaria sulla tassazione degli extraprofitti realizzati dai colossi energetici e petroliferi. L’iniziativa, illustrata dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti durante il Question Time, punta a superare i profili di incertezza e i rilievi di costituzionalità emersi con i prelievi straordinari del biennio 2022-2023, ancorando i futuri interventi ai principi di capacità contributiva, proporzionalità e certezza del diritto. Il dossier, già affrontato in sede informale a Dublino, approderà sul tavolo formale del Consiglio Ecofin all’inizio di ottobre a Bruxelles, incassando l’apertura di Paesi inizialmente contrari.

Sul versante interno, il titolare del Mef ha rivendicato oltre due miliardi di euro mobilitati nel 2026 per mitigare i costi dei carburanti, l’avvenuta concessione all’Italia della clausola di deroga europea sulle regole energetiche (“Nec”) e l’efficacia sociale dell’intervento sul bollo auto, destinato per l’86% a contribuenti sotto i 40 mila euro di reddito per importi ben superiori a 163 euro.

LA REGIA ITALIANA ALL’ECOFIN: UN QUADRO GIURIDICO COMUNE CONTRO LE INCERTEZZE

L’Italia guida un fronte di sei nazioni europee per tassare i profitti straordinari delle compagnie energetiche e petrolifere. L’iniziativa punta a definire una cornice normativa comunitaria condivisa in vista della riunione dell’Ecofin in programma a inizio ottobre a Bruxelles. La strategia è stata annunciata dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti durante il Question Time.

La mossa multilaterale risponde all’esigenza di evitare interventi isolati e contenziosi legali: “Consapevoli della situazione e per evitare questo tipo di incertezze ci siamo mossi per primi per chiedere a livello europeo, insieme ad altri 5 paesi, una valutazione concertata per dare un quadro giuridico di un possibile intervento di tassazione di questo tipo di profitti delle società energetiche e petrolifere. Questa iniziale discussione avvenuta già nell’Ecofin informale di Dublino ha fatto emergere la necessità di approfondire, di riprendere l’argomento nell’Ecofin formale di inizio ottobre a Bruxelles”.

Il fronte europeo sta registrando una progressiva convergenza: diversi partner comunitari che in una prima fase avevano respinto l’ipotesi di una misura coordinata stanno rivedendo la propria posizione, prendendo atto della natura del tutto eccezionale della congiuntura internazionale.

DAI PRECEDENTI DEL 2022 AI NODI DI COSTITUZIONALITÀ E PROPORZIONALITÀ

La necessità di un’azione concordata a livello europeo nasce dai limiti mostrati dalla legislazione emergenziale introdotta negli anni scorsi. Il titolare di via
XX Settembre ha analizzato la complessità tecnica della materia, evidenziando le criticità insite nella definizione stessa di margine straordinario: “Per quanto riguarda invece i cosiddetti extraprofitti, questo concetto dall’incerto confine, io ricordo che già in passato, nel 2022, e nel 2023 siamo intervenuti con contributi di natura straordinaria, naturalmente questi hanno posto problemi anche di costituzionalità. Il problema è quello di ricondurli ai principi di capacità contributiva, ragionevolezza, proporzionalità, evitando effetti distorsivi, garantendo adeguati livelli di certezza del diritto”.

L’obiettivo dell’esecutivo consiste quindi nell’evitare che i prelievi fiscali straordinari vengano censurati dai giudici tributari o costituzionali, strutturando una base imponibile solida e condivisa a livello continentale per scongiurare asimmetrie e distorsioni nella concorrenza tra imprese operanti nel
mercato unico.

OLTRE DUE MILIARDI SUI CARBURANTI E IL VIA LIBERA ALLA CLAUSOLA NEC

Sul fronte dei prezzi alla pompa, Giorgetti ha difeso i provvedimenti varati dal governo per alleggerire l’impatto dei rincari su famiglie e filiere produttive,
sottolineando come la linea italiana stia facendo scuola all’estero: “Per quanto riguarda i prezzi dei carburanti il governo è intervenuto ripetutamente nel 2026 con oltre 2 miliardi di interventi. Vedo che adesso in giro per l’Europa cercano di copiare un po’ le nostre azioni. Il problema fondamentale è che dobbiamo renderci conto della situazione internazionale che non è evidentemente nelle nostre disponibilità”.

Per allentare i vincoli comunitari in una fase di emergenza geopolitica fuori dal controllo nazionale, l’Italia ha attivato i canali negoziali con le istituzioni europee ottenendo uno scudo regolatorio: “Siamo consapevoli della situazione per questo motivo: da un lato ci siamo mossi per primi per chiedere la clausola di deroga alle regole europee sull’energia, la cosiddetta Nec, che è stata concessa e di cui dovremo discutere nei prossimi giorni per quanto riguarda l’utilizzo”.

L’operatività di questa deroga sarà definita a breve, aprendo margini di manovra aggiuntivi per la gestione dei mercati energetici interni.

L’IMPATTO DEL BOLLO AUTO: SOSTEGNO AI REDDITI MEDIO-BASSI OLTRE I 163 EURO

L’intervento del ministro ha affrontato infine il capitolo della fiscalità automobilistica, respingendo le critiche sulle ricadute distributive delle misure di alleggerimento economico. Giorgetti ha circoscritto la platea dei beneficiari fornendo parametri censuari precisi: “Per quanto concerne il bollo auto, riguarda per l’86% vetture intestate asoggetti con reddito annuo complessivo non superiore a 40 mila euro determinando quindi un non marginale sostegno ai redditi medio-bassi per un importo che voglio precisare, è ben superiore ai 163 euro”.

L’esenzione della tassa di circolazione viene così qualificata dal Mef come un sostegno diretto e tangibile ai bilanci delle fasce medie e popolari, strutturato per restituire liquidità ai contribuenti senza alterare l’equità complessiva del sistema tributario.

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