L’inflazione energetica vola al 14,3% per i rincari del petrolio e del gas, mentre crollano gli investimenti residenziali. Roma chiede la clausola di salvaguardia sui conti pubblici.
La recrudescenza della crisi energetica internazionale e il brusco rallentamento dell’edilizia residenziale dopo la fine degli incentivi fiscali aprono una fase di forte vulnerabilità per l’economia dell’area dell’euro, con l’Italia esposta su entrambi i fronti. Nel suo ultimo Bollettino economico, la Banca Centrale Europea certifica una nuova fiammata inflazionistica: ad agosto l’indice dei prezzi al consumo è salito al 3,3%, spinto da un balzo della componente energetica al 14,3% a causa dei rincari del petrolio (+18% tra giugno e settembre e +54% dai livelli pre-crisi) e dell’impennata del gas naturale (+62% nel trimestre e +150% rispetto all’avvio delle ostilità in Medio Oriente).
A differenza di Spagna e Francia, che hanno protetto i propri mercati grazie a rinnovabili e nucleare, l’Italia continua ad avere tariffe elettriche quasi costantemente agganciate al costo marginale del metano. Sul fronte immobiliare, gli investimenti residenziali europei calano dell’1,3%, ma il crollo risulta particolarmente severo nella penisola per effetto della revoca delle agevolazioni sulle ristrutturazioni edilizie. Per contenere l’impatto di questo shock su debito e bilancio, l’11 settembre il governo italiano ha formalmente richiesto all’Unione Europea l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale sia per le spese della difesa sia per le misure di contrasto al caro energia.
L’ITALIA SOTTO TIRO: CROLLO DELL’EDILIZIA DOPO IL SUPERBONUS E DIPENDENZA DAL GAS
La Banca Centrale Europea ha varato una nuova stretta sui tassi d’interesse. Questa decisione monetaria fa da sfondo a un quadro di marcata debolezza per il settore immobiliare della penisola. Nel secondo trimestre del 2026 gli investimenti nell’edilizia residenziale dell’area dell’euro hanno segnato una contrazione dell’1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, prolungando il calo dell’1,9% già registrato nei primi tre mesi dell’anno.
La flessione dell’edilizia ha colpito la maggior parte delle economie continentali, ma i tecnici dell’Eurotower evidenziano che il deterioramento è risultato “particolarmente accentuato in Italia”. Gli esperti di Francoforte collegano direttamente la debolezza del mercato italiano alla conclusione della stagione delle detrazioni per i lavori edilizi, spiegando che i dati negativi risentono di “effetti di calendario legati alla graduale revoca degli incentivi finanziari per la ristrutturazione di immobili”.
A pesare sul comparto della casa interviene anche la dinamica dei mutui ipotecari, i cui tassi medi sono rimasti fermi al 3,5% a giugno e luglio: secondo l’indagine sul credito bancario della BCE, le banche segnalano una domanda di finanziamenti per l’acquisto di abitazioni in forte calo e stimano un’ulteriore contrazione nel terzo trimestre. In tutta l’area dell’euro, inoltre, l’attività dei cantieri residenziali ha dovuto fare i conti con vincoli meteorologici che hanno toccato i massimi storici, sebbene a livello aggregato le concessioni edilizie abbiano mostrato a maggio una crescita trimestrale dell’1,2%.
La fragilità italiana si riflette in modo altrettanto netto sulla formazione dei costi energetici. All’interno del Riquadro 4 del Bollettino, dedicato alla trasmissione dei prezzi all’ingrosso alle bollette, la BCE sottolinea come il mercato elettrico italiano non sia riuscito ad affrancarsi dagli idrocarburi: “Al contrario, in Italia i prezzi dell’elettricità sono ancora spesso determinati dai prezzi del gas”. Questa caratteristica espone stabilmente le bollette di famiglie e imprese italiane alle fiammate del mercato all’ingrosso del metano, diversamente da quanto accade nelle principali economie partner.
LO SHOCK ENERGETICO: IL GAS VOLA DEL 62% E I CARBURANTI ACCENDONO L’INFLAZIONE
La ripresa delle ostilità in Medio Oriente ha innescato un violento rincaro delle materie prime energetiche a livello globale. Nel periodo compreso tra l’11 giugno e il 9 settembre 2026, i corsi petroliferi internazionali sono aumentati del 18%, attestandosi su valori superiori del 54% rispetto ai livelli antecedenti lo scoppio del conflitto. Le quotazioni sono state sostenute dal fallimento del protocollo d’intesa tra Stati Uniti e Iran e dai recenti attacchi incrociati che minacciano la sicurezza delle petroliere nello Stretto di Hormuz.
Ancora più marcata è stata l’impennata dei prezzi europei del gas naturale, balzati del 62% nello stesso intervallo temporale, superando di circa il 150% le quotazioni precedenti alla guerra mediorientale. Questo shock è stato esasperato dal livello storicamente depresso degli stoccaggi comunitari di metano, svuotati dalla riluttanza degli operatori commerciali ad acquistare combustibile ai prezzi estivi eccezionalmente elevati, costringendo ora il mercato a una corsa contro il tempo per accumulare scorte in vista dell’inverno.
Le ripercussioni sui prezzi al consumo sono state immediate: – l’inflazione complessiva dell’area dell’euro (IAPC) è salita al 3,3% ad agosto 2026 dal 2,9% di luglio; – la componente dei beni energetici è esplosa al 14,3% su base annua ad agosto, rispetto al 10,3% di luglio (+2,9% solo nell’ultimo mese); – l’aumento è stato trainato dai forti margini di raffinazione dei carburanti per il trasporto (benzina e diesel) – compressi anche dagli attacchi dei droni ucraini contro le raffinerie russe – che hanno fatto salire l’inflazione alla produzione dei beni energetici al 12,9% a luglio; – l’inflazione al netto di energia e alimentari (HICPX) è invece scesa al 2,4% ad agosto (dal 2,5% di luglio), con i beni non energetici all’1,2% e i servizi scesi al 3,0%.
LA TRAPPOLA ELETTRICA DELL’EUROZONA: PERCHÉ SPAGNA E FRANCIA PAGANO MENO DI NOI
Il Bollettino della BCE dimostra che lo shock energetico del 2026 ha prodotto effetti asimmetrici all’interno dell’Unione Europea. A fare da spartiacque tra i Paesi membri è la composizione delle fonti di generazione elettrica. Se nel biennio 2021-2022 la grave siccità aveva azzerato l’idroelettrico e le manutenzioni straordinarie avevano fermato i reattori nucleari francesi, nel 2026 il massiccio incremento delle energie rinnovabili ha attutito l’impatto del gas sui prezzi dell’elettricità all’ingrosso.
L’efficacia di questo scudo varia però da Stato a Stato: – Spagna: vanta la quota più elevata di elettricità da fonti rinnovabili, fattore che ha ridotto drasticamente il numero di ore in cui il prezzo della luce è stabilito dal gas (grazie anche all’eredità regolatoria dell’eccezione iberica applicata fino a inizio 2023); – Francia: la generazione nucleare domina il mix elettrico nazionale, sterilizzando l’effetto del prezzo marginale del metano; – Italia: l’assenza di nucleare e una penetrazione di rinnovabili non ancora sufficiente mantengono le centrali turbogas come fattore determinante nella formazione oraria del prezzo dell’energia elettrica.
Sul costo finale pesano inoltre la struttura contrattuale e le tasse. Nel 2025, imposte e oneri hanno rappresentato in media il 31% del prezzo finale del gas e il 27% di quello dell’elettricità per i consumatori dell’Eurozona. Un sondaggio condotto nel 2026 tra le banche centrali dell’Eurosistema rivela che la liberalizzazione dei contratti ha velocizzato la trasmissione dei rincari del gas: in oltre la metà dell’area euro le variazioni all’ingrosso si scaricano sulle famiglie entro 1-3 mesi, mentre solo nel 5% dei casi i tempi superano l’anno (contro il 40% del 2022). Per l’elettricità, la trasmissione resta invece eterogenea, estendendosi fino a due anni.
IL FATTORE CLIMA: L’IMPATTO DI EL NIÑO, SICCITÀ E ALIMENTARI FUORI CONTROLLO
La crisi ambientale ha agito da moltiplicatore delle tensioni tariffarie durante i mesi estivi. Le ondate di caldo estremo e la prolungata siccità registrate in Europa hanno penalizzato le coltivazioni agricole e frenato il raffreddamento delle centrali elettriche e la produzione idroelettrica. A livello mondiale, l’intensificarsi del fenomeno meteorologico “El Niño” ha fatto impennare i prezzi internazionali delle materie prime alimentari del 22%, con fiammate storiche per il cacao e tensioni su grano e mais aggravate dall’inasprimento degli attacchi russi alle rotte cerealicole ucraine.
In Europa, i prezzi dei prodotti alimentari non trasformati sono saliti al 2,7% ad agosto (dal 2,4% di luglio), risentendo direttamente del caldo estivo, mentre i beni alimentari trasformati sono scesi allo 0,6%. La BCE avverte che il dispiegarsi della crisi climatica e il protrarsi delle anomalie termiche rappresentano un rischio al rialzo primario per il costo della vita nei prossimi trimestri.
LE RICADUTE FISCALI: ROMA CHIEDE LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA UE SU DIFESA ED ENERGIA
La persistenza dello shock energetico impatta duramente sulla finanza pubblica dei Paesi membri. Nelle sue proiezioni macroeconomiche, la BCE stima che il disavanzo pubblico dell’area dell’euro salirà dal 3,0% del PIL del 2025 al 3,6% nel 2026, toccando un picco del 3,7% nel 2027 a causa delle spese per infrastrutture, difesa e misure di sostegno alle bollette (queste ultime pesano per lo 0,1% del PIL), prima di assestarsi al 3,6% nel 2028.
Il debito pubblico complessivo crescerà dall’87,1% del PIL del 2025 fino a sfiorare il 90% nel 2028. In questo quadro di finanza pubblica, il 10 luglio 2026 il Consiglio dell’UE ha aperto una procedura per disavanzo eccessivo nei confronti della Bulgaria, mentre analoghe procedure a carico di altri sei Paesi – tra cui figura l’Italia insieme a Belgio, Francia, Austria, Slovacchia e Finlandia – sono state sospese. Per trovare margini di spesa senza incorrere in sanzioni comunitarie, il Consiglio ha approvato l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale sulla spesa militare per 14 Paesi dell’area euro.
L’Italia ha compiuto un passo ulteriore: l’11 settembre 2026 Roma ha formalmente richiesto l’attivazione della clausola di salvaguardia sia per le spese della difesa sia per le misure relative all’energia, avvalendosi della comunicazione della Commissione europea del 18 agosto che estende le deroghe del Patto di stabilità agli investimenti di sicurezza e resilienza energetica. Assieme all’Italia, solo la Grecia ha avanzato richiesta analoga per la componente energia.

