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Riforma mercato carbonio UE

Efficienza energetica e case green: la Commissione Ue richiama l’Italia e altri Paesi membri

Bruxelles sollecita quattro governi sul recepimento della direttiva 2023/1791 e nove capitali sulla presentazione dei piani edilizi. Finestre di due mesi per rispondere e mettersi in regola: in caso di inadempienza scatterà il deferimento alla Corte di giustizia.

Si intensifica la pressione delle istituzioni comunitarie sugli Stati membri per il rispetto delle tabelle di marcia legate alla transizione energetica. La Commissione europea ha formalizzato oggi due distinte serie di procedure d’infrazione mediante l’invio di pareri motivati, contestando a diversi governi nazionali ritardi significativi nell’adozione delle regole comunitarie.

Il primo provvedimento investe Grecia, Spagna, Italia e Malta per il mancato recepimento integrale della direttiva rifusa sull’efficienza energetica; il secondo atto richiama nove Paesi – tra cui figurano nuovamente Italia e Malta, affiancate da Belgio, Repubblica Ceca, Irlanda, Lussemburgo, Ungheria, Polonia e Slovacchia – per la mancata trasmissione dei progetti di piano nazionale di ristrutturazione edilizia.

EFFICIENZA ENERGETICA: PARERE MOTIVATO A ITALIA, SPAGNA, GRECIA E MALTA

La prima tranche di contestazioni verte sulla direttiva (UE) 2023/1791. Il provvedimento normativo, varato nel 2023 in sostituzione della previgente direttiva 2012/27/UE, aveva fissato come data limite generale per la notifica delle misure nazionali di recepimento l’11 ottobre 2025, riservando termini specifici unicamente per limitate disposizioni particolari.

La revisione dell’impianto normativo è stata concepita per introdurre requisiti più ambiziosi mirati ad abbattere i consumi complessivi di energia in tutto il territorio comunitario. L’obiettivo dichiarato è triplice: allineare il quadro giuridico alle ambizioni climatiche dell’Unione Europea, accrescere la sicurezza dell’approvvigionamento e favorire l’accessibilità economica dell’energia per cittadini e attività produttive.

GLI OBIETTIVI DELLA DIRETTIVA RIFUSA: CONSUMI PUBBLICI E POVERTÀ ENERGETICA

Nel dettaglio, la direttiva 2023/1791 prescrive specifici target quantitativi di consumo e di risparmio energetico, prestando un’attenzione mirata alle iniziative finalizzate ad alleviare la povertà energetica. Il testo introduce parametri vincolanti sia per i consumi delle pubbliche autorità sia per il tasso di riqualificazione degli immobili di proprietà degli enti pubblici.

Sul piano dell’indirizzo generale, il testo consacra il “principio dell’efficienza energetica come principio fondamentale della politica energetica dell’UE”. Tale clausola stabilisce per i governi l’obbligo vincolante di integrare le valutazioni di risparmio energetico all’interno di ogni decisione politica di rilievo e nella pianificazione dei principali investimenti strutturali, estendendo il principio sia ai settori prettamente energetici sia a quelli non energetici.

L’ITER DELLA PROCEDURA: DUE MESI PER EVITARE LA CORTE DI GIUSTIZIA E LE SANZIONI

I richiami odierni giungono al culmine di una verifica prolungata. Già nel novembre 2025 l’esecutivo europeo aveva recapitato una lettera di messa in mora a 26 Stati membri dell’Unione a causa dell’incompleto recepimento della direttiva. Dopo aver analizzato le misure trasmesse e le argomentazioni presentate da Grecia, Spagna, Italia e Malta, Bruxelles ha constatato la persistente incompletezza del recepimento legislativo.

I pareri motivati adottati oggi elencano in modo puntuale le disposizioni che risultano ancora non integrate negli ordinamenti dei quattro Paesi. Dalla notifica formale decorre un termine di due mesi entro il quale i governi interessati sono tenuti a replicare e a completare il quadro normativo interno. Nell’eventualità in cui le risposte non risultino soddisfacenti, la Commissione potrà deferire gli Stati alla Corte di giustizia dell’Unione europea, richiedendo l’applicazione di sanzioni pecuniarie.

PIANI NAZIONALI DI RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA: NOVE PAESI ANCORA INADEMPIENTI

Insieme al fronte dell’efficienza primaria, l’azione di vigilanza della Commissione si è concentrata sul comparto immobiliare. Un secondo nucleo di pareri motivati è stato notificato a Belgio, Repubblica Ceca, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia per non aver ancora provveduto a trasmettere la bozza del proprio Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici (noto anche con la sigla PNR o NBRP, National Building Renovation Plan).

La scadenza originaria per la presentazione di questi progetti preliminari era fissata al 31 dicembre 2025, come prescritto dalla disciplina sulla prestazione energetica nell’edilizia. Di fronte al mancato rispetto del calendario, la Commissione aveva avviato le procedure inviando le lettere di messa in mora nel marzo 2026. A distanza di mesi, i nove Paesi destinatari del richiamo non hanno tuttavia colmato la lacuna, determinando il passaggio formale al parere motivato.

IL RUOLO STRATEGICO DEI PIANI PER LA DECARBONIZZAZIONE AL 2050

La presentazione tempestiva delle bozze dei Pnr è considerata da Bruxelles un tassello imprescindibile per guidare l’azione collettiva dell’Unione. I piani costituiscono infatti lo strumento strategico fondamentale affinché ogni Stato possa convertire il proprio parco immobiliare in un sistema a prestazioni elevate, efficiente sotto il profilo energetico e pienamente decarbonizzato entro il 2050.

La loro redazione serve a definire percorsi operativi prevedibili e traiettorie chiare di lungo periodo, garantendo la piena attuazione della direttiva rifusa (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici. Inoltre, la stesura dei piani fornisce certezza e stabilità agli investimenti. Il miglioramento delle prestazioni termiche degli edifici viene identificato dalla Commissione come una leva diretta per rafforzare l’indipendenza energetica dell’UE, consolidare la competitività economica, ampliare l’offerta di alloggi accessibili, abbassare l’importo delle bollette energetiche e innalzare gli standard di vita della popolazione.

I PROSSIMI PASSI: ULTIMATUM DI SESSANTA GIORNI PRIMA DEL RICORSO A LUSSEMBURGO

Constatando l’assenza dei documenti previsionali, la Commissione ha sollecitato i nove governi inadempienti a inoltrare le proprie bozze di piano senza ulteriori ritardi. Anche in questo secondo fascicolo procedurale, Belgio, Repubblica Ceca, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia dispongono di una finestra temporale di due mesi per adempiere alle richieste contenute nei pareri motivati e depositare i rispettivi progetti di PNR.

Qualora i piani non vengano notificati entro tale termine, l’esecutivo comunitario si riserva la facoltà di ricorrere contro gli Stati inadempienti dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

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