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Cosa avverrà dopo la crisi energetica? Parla l’economista Martin Wolf

L’economista Martin Wolf prova a spiegare cosa accadrà sui mercati globali quando finirà il conflitto in Medioriente

“La guerra che avrebbe dovuto portare a un rapido rovesciamento del regime iraniano è ormai entrata nell’ottavo mese, senza che se ne intraveda la fine. Che cosa potrebbe accadere ora? La mia conclusione preliminare è che non si dovrebbe mai sottovalutare né la stupidità umana né l’ingegno umano. Finora, tra le due, è sostanzialmente un pareggio. Quanto durerà? Questa è la domanda. L’economista Martin Wolf, sul Financial Times, prova a dare delle risposte.

LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ

La chiusura dello stretto ha causato danni significativi all’economia internazionale e potrebbe provocarne di molto maggiori; inoltre, la struttura delle alleanze statunitensi, nel Golfo e altrove, è stata danneggiata. E tutto questo, peraltro, rappresenta soltanto circa metà del quadro completo delle accuse.

La stupidità è davvero impressionante. Ancora oggi non possiamo prevedere come finirà. Eppure, esiste un’argomentazione contraria. La guerra potrebbe effettivamente essere un errore strategico, ma il danno economico è stato sorprendentemente contenuto.

Come ha osservato in agosto Johannes Urpelainen della Johns Hopkins School of Advanced International Studies: «Molti esperti inizialmente pensavano che questa interruzione dell’offerta avrebbe spinto il prezzo del petrolio a 200 dollari al barile, provocando un’inflazione enorme e una recessione globale. Invece, il prezzo del petrolio ha raggiunto un picco di 126 dollari al barile nell’aprile 2026».

IL PREZZO DEL PETROLIO

Oggi il prezzo reale del greggio è ancora vicino alla sua media di lungo periodo dal 1972.  Come è possibile, considerando che Fatih Birol, direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia, aveva dichiarato a marzo che si trattava della «più grande minaccia alla sicurezza energetica globale nella storia»? La risposta è l’ingegno.

Urpelainen osserva: «Primo, la transizione energetica ha ridotto la dipendenza dell’economia globale dal petrolio. Secondo, le catene di approvvigionamento si sono dimostrate resilienti e capaci di adattarsi. Terzo, i produttori al di fuori del Medio Oriente hanno agito rapidamente per aumentare la produzione di petrolio e gas naturale. Infine, il ricorso alle scorte petrolifere globali ha colmato il divario rimanente».

La flessibilità è particolarmente evidente nel Golfo. Come scrive l’ex diplomatico Mohammed Elsoukkary: «Alla fine di settembre, le stime preliminari collocavano le esportazioni regionali di greggio a circa 16,3 milioni di barili al giorno, rispetto ai 19,5 milioni di febbraio, di cui circa 9,7 milioni transitavano attraverso Hormuz».

Si tratta di un risultato impressionante. Tuttavia, non bisogna dimenticare che noi consumiamo prodotti, non petrolio greggio. Le raffinerie del Golfo hanno subito danni ingenti. Inoltre, le raffinerie sono progettate per lavorare specifici tipi di greggio, e quindi si sono verificate carenze di alcuni prodotti. Un esempio significativo è il diesel. Questo ha persino portato il presidente Donald Trump a prendere in considerazione un piano, poi abbandonato, per bloccare le esportazioni statunitensi.

IL RINCARO DEGLI ALTRI PRODOTTI

Ma anche altri prodotti hanno registrato aumenti dei prezzi superiori a quelli del greggio, in particolare il gas naturale e lo zolfo. Ciononostante, l’interruzione delle forniture di petrolio, l’aumento dei prezzi del petrolio e l’impatto più generale sull’economia mondiale sono stati, a dire il vero, sorprendentemente gestibili.

Per quanto riguarda l’economia nel suo complesso, ciò è dovuto in larga misura, come osserva Nouriel Roubini su Project Syndicate, al gigantesco boom degli investimenti innescato dall’intelligenza artificiale. Ma, per la salute futura dell’economia mondiale, non conta tanto il livello degli investimenti quanto il loro tasso di crescita, così come conta il contributo economico finale dell’IA stessa. Prima o poi, certamente, gli investimenti rallenteranno.

IL RUOLO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Quanto al contributo economico dell’IA — o, al contrario, alle sue potenziali conseguenze apocalittiche — chi può dirlo con certezza? Esistono altre fonti di fragilità. Una, di cui ho parlato la scorsa settimana, è la sostenibilità del debito globale in un momento di aumento dei tassi d’interesse. Francia, Regno Unito e Stati Uniti sono nel mirino.

Esiste un rischio particolare per i Paesi il cui debito pubblico è prevalentemente a breve termine, perché in questo caso dispongono di poca protezione dagli effetti di un’inflazione più elevata sui tassi d’interesse.

Una delle domande più importanti, dunque, è se il confronto tra stupidità e ingegno continuerà. Se così fosse, almeno lo shock energetico dovrebbe rimanere sotto controllo. Ma non si può darlo per scontato: la situazione attuale, non da ultimo il progressivo esaurimento delle scorte, non può continuare per sempre. Anche la notevole compressione della domanda interna cinese potrebbe non durare. Se questi fattori venissero meno, i prezzi del greggio potrebbero balzare a livelli molto più destabilizzanti.

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