Il governo punta a fissare un limite al prezzo del gas utilizzato per produrre elettricità. La soglia è ancora in discussione, mentre tecnici italiani ed europei lavorano ai dettagli del meccanismo. Tutti i dettagli.
DECRETO BOLLETTE, ROMA TRATTA CON BRUXELLES SUL PRICE CAP
Un dossier centrale aperto tra Roma e Bruxelles riguarda il decreto bollette e il meccanismo per contenere il costo dell’elettricità prodotta con il gas. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha dichiarato che «c’è in linea di massima un accordo» con la Commissione europea sul criterio da utilizzare per intervenire sui costi. L’ipotesi iniziale di alleggerire le quote Ets a carico della generazione termoelettrica ha incontrato le obiezioni di Bruxelles. Il confronto si concentra ora su un tetto al prezzo del gas utilizzato per produrre elettricità, con una soglia che il governo punta a collocare tra 55 e 60 euro per megawattora.
Gli uffici tecnici del ministero e della Commissione stanno lavorando al meccanismo con il contributo dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera). L’ipotesi prevede un aggiornamento mensile della soglia e il monitoraggio dei flussi elettrici verso Francia, Slovenia e Austria, per limitare eventuali squilibri nei mercati interconnessi. Resta da definire la copertura dei costi necessari a compensare i produttori elettrici per i mancati ricavi e la ripartizione degli oneri tra le diverse categorie di consumatori, comprese famiglie e piccole e medie imprese con contratti a prezzo fisso.
MANOVRA, IL GOVERNO CERCA RISORSE DA BANCHE ED ENERGIA
Il confronto europeo si intreccia con la preparazione della manovra italiana: il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha confermato che «il dialogo è aperto» con l’Associazione bancaria italiana (Abi) per valutare un contributo del settore creditizio. Contestualmente, il governo considera anche il coinvolgimento delle società energetiche.
Il precedente è la manovra dello scorso anno, quando banche e assicurazioni hanno contribuito triennale per 10,5 miliardi di euro complessivi. Tra le ipotesi allo studio figura un ulteriore aumento della tassazione: l’ultima manovra ha previsto un incremento di due punti percentuali dell’Irap nel triennio 2026-2028 e si valuta un ulteriore punto per un anno, oltre a un possibile intervento sull’Ires. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha richiamato i rischi connessi a un peggioramento della congiuntura: «Con un accordo triennale ci siamo assunti anche un rischio, perché – ha sottolineato – se la crisi si infiamma davvero, noi abbiamo delle addizionali».
RAFFINERIE, OBIETTIVO 1-1,5 MILIONI DI TONNELLATE IN PIÙ
Sul fronte della sicurezza energetica, il governo punta ora ad aumentare la produzione delle raffinerie italiane di almeno 1-1,5 milioni di tonnellate l’anno. Giovedì 8 si è svolto un incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e il ministro Adolfo Urso. L’esecutivo intende avviare rapidamente tavoli tecnici per individuare le prescrizioni normative nazionali che potrebbero essere ammorbidite, tenendo conto dei vincoli tecnici, anche europei. Gli operatori si sono impegnati a mantenere gli impianti al massimo della capacità operativa e a valutare investimenti per sviluppare strutture già autorizzate, ma attualmente ferme.
Urso ha sottolineato la necessità «di fronteggiare l’emergenza e di farlo subito, indicando all’Europa la strada giusta: le raffinerie sono un settore strategico». Pichetto Fratin ha parlato «di un confronto sereno e molto costruttivo» e della volontà di «fare un giro di tavolo per raccogliere i desiderata tecnici del settore». Secondo il presidente dell’Unem, Gianni Murano, «la raffinazione italiana sta contribuendo a rafforzare la sicurezza energetica del Paese e ad aumentare la disponibilità dei principali prodotti energetici in una fase internazionale complessa».
Dal 2009 in Europa hanno chiuso circa 30 raffinerie, pari al 20% del totale. In Italia, il numero degli impianti si è dimezzato in 35 anni e la capacità produttiva è scesa da 106,6 a 83,3 milioni di tonnellate l’anno, equivalenti a circa 1,7 milioni di barili al giorno. I consumi petroliferi nazionali si attestano intorno a 1,2 milioni di barili giornalieri. Il tasso di utilizzo degli impianti è passato dal 76% del 2025 all’80% del 2026, con punte dell’86% ad agosto. Il settore chiede una cabina di regia e una strategia industriale di lungo periodo per consolidare il ruolo della raffinazione nella sicurezza energetica europea.

