La clausola europea apre uno spazio per gli interventi energetici, ma non risolve il nodo delle risorse aggiuntive. E mentre il governo punta su famiglie, imprese, rinnovabili ed efficientamento degli edifici pubblici, Bruxelles valuta le richieste italiane sull’inflazione, ma frena su nuove deroghe fiscali
FOTOVOLTAICO, BIOMETANO ED EFFICIENTAMENTO: LE MISURE PREVISTE
La Relazione al Parlamento indica già le possibili destinazioni delle risorse energetiche: aiuti alle famiglie, trasporto pubblico per gli studenti, fotovoltaico, Energy Release, idroelettrico, biometano, efficientamento energetico di scuole, università, ospedali e altri edifici pubblici, oltre alle infrastrutture ferroviarie. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin insiste sulla riduzione dei consumi. La clausola europea permette di scorporare le maggiori spese ammissibili per energia e difesa dal percorso della spesa netta, ma non costituisce un finanziamento aggiuntivo. Per questo, il governo dovrà individuare gli interventi compatibili con le regole europee e le relative coperture, mantenendo l’attenzione sia sul sostegno alle famiglie sia sugli investimenti che possono ridurre strutturalmente i consumi energetici.
ROMA CHIEDE PIÙ FLESSIBILITÀ, BRUXELLES PRENDE TEMPO
Il governo punta a utilizzare parte delle maggiori entrate fiscali generate dall’inflazione, dall’Iva al fiscal drag, per finanziare aiuti temporanei contro il caro-energia. La richiesta è stata portata avanti dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, e dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti durante l’Eurogruppo di giovedì 8 ottobre 2026. Il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis ha promesso di «esaminare più a fondo» le richieste di Italia e Grecia, ricordando però che le regole fiscali già tengono conto dell’inflazione. La posizione europea resta prudente: Belgio, Germania e Olanda frenano, mentre la Spagna si mostra più aperta.
IL NODO DEGLI AIUTI CONTRO IL CARO-ENERGIA
Il possibile compromesso con Bruxelles non passa necessariamente da una nuova clausola, ma da un utilizzo più ampio di quella già concessa per l’energia. L’obiettivo è far rientrare nei 7,2 miliardi alcune misure contro il caro-prezzi che, altrimenti, peserebbero sulla manovra ordinaria. Giorgetti parla di «corretta interpretazione dei fattori rilevanti» e confida in una soluzione «anche all’interno della clausola energia». La discussione resta aperta, ma i Paesi più rigorosi sui conti pubblici chiedono di contenere la spesa e non aumentare il debito.

