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Manovra

Manovra, energia e flessibilità Ue: 7,2 miliardi per il 2027, Roma cerca margini contro i rincari

La clausola europea apre uno spazio per gli interventi energetici, ma non risolve il nodo delle risorse aggiuntive. E mentre il governo punta su famiglie, imprese, rinnovabili ed efficientamento degli edifici pubblici, Bruxelles valuta le richieste italiane sull’inflazione, ma frena su nuove deroghe fiscali

La manovra economica italiana prevede 7,2 miliardi di euro per l’energia nel 2027 nell’ambito della clausola nazionale di salvaguardia (Nec), che consente maggiore flessibilità di bilancio per gli interventi energetici e per la difesa. La Commissione europea ha già dato una valutazione positiva alla clausola, ma resta aperta la partita sulle risorse da destinare alle misure contro il caro-energia. La manovra parte da uno scostamento di 14,4 miliardi di euro, nell’ambito di 29 miliardi nel biennio. Dei 7,2 miliardi destinabili alla difesa nel 2027, solo 4,8 sono effettivamente aggiuntivi, mentre gli altri 7,2 miliardi sono destinati all’energia.

FOTOVOLTAICO, BIOMETANO ED EFFICIENTAMENTO: LE MISURE PREVISTE

La Relazione al Parlamento indica già le possibili destinazioni delle risorse energetiche: aiuti alle famiglie, trasporto pubblico per gli studenti, fotovoltaico, Energy Release, idroelettrico, biometano, efficientamento energetico di scuole, università, ospedali e altri edifici pubblici, oltre alle infrastrutture ferroviarie. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin insiste sulla riduzione dei consumi. La clausola europea permette di scorporare le maggiori spese ammissibili per energia e difesa dal percorso della spesa netta, ma non costituisce un finanziamento aggiuntivo. Per questo, il governo dovrà individuare gli interventi compatibili con le regole europee e le relative coperture, mantenendo l’attenzione sia sul sostegno alle famiglie sia sugli investimenti che possono ridurre strutturalmente i consumi energetici.

ROMA CHIEDE PIÙ FLESSIBILITÀ, BRUXELLES PRENDE TEMPO

Il governo punta a utilizzare parte delle maggiori entrate fiscali generate dall’inflazione, dall’Iva al fiscal drag, per finanziare aiuti temporanei contro il caro-energia. La richiesta è stata portata avanti dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, e dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti durante l’Eurogruppo di giovedì 8 ottobre 2026. Il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis ha promesso di «esaminare più a fondo» le richieste di Italia e Grecia, ricordando però che le regole fiscali già tengono conto dell’inflazione. La posizione europea resta prudente: Belgio, Germania e Olanda frenano, mentre la Spagna si mostra più aperta.

IL NODO DEGLI AIUTI CONTRO IL CARO-ENERGIA

Il possibile compromesso con Bruxelles non passa necessariamente da una nuova clausola, ma da un utilizzo più ampio di quella già concessa per l’energia. L’obiettivo è far rientrare nei 7,2 miliardi alcune misure contro il caro-prezzi che, altrimenti, peserebbero sulla manovra ordinaria. Giorgetti parla di «corretta interpretazione dei fattori rilevanti» e confida in una soluzione «anche all’interno della clausola energia». La discussione resta aperta, ma i Paesi più rigorosi sui conti pubblici chiedono di contenere la spesa e non aumentare il debito. 

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