L’energia pulita supera i combustibili fossili per convenienza in Italia e nelle grandi economie dell’Unione, ma il Fondo Monetario Internazionale lancia l’allarme sulla frenata della crescita e sul caro bollette.
Nell’autunno del 2026 l’Europa si trova stretta tra la debolezza strutturale della propria crescita e il riaccendersi delle tensioni sui mercati energetici internazionali, ma scopre nello sviluppo delle fonti rinnovabili e nell’efficienza un baluardo decisivo per attutire l’impatto economico delle crisi geopolitiche. È questo il quadro delineato dal Fondo Monetario Internazionale nel rapporto regionale intitolato Regional Economic Outlook: Europe – Choosing Growth: Reforms for Innovation, Scale, and Resilience”.
Il documento dell’FMI evidenzia come, a fronte delle interruzioni nell’offerta globale di combustibili fossili innescate dall’esplosione del conflitto in Medio Oriente del 28 febbraio 2026 e dall’ondata estiva di caldo record e siccità, l’accelerazione verde stia cambiando gli equilibri economici continentali. Senza i progressi compiuti sul fronte della transizione ecologica, la ricaduta sui bilanci delle famiglie e sui costi di produzione industriali sarebbe stata considerevolmente più severa.
IN ITALIA IL COSTO DELLE RINNOVABILI BATTE IL FOSSILE MENTRE L’INFLAZIONE RISALE
In Italia, così come in Francia e in Germania, il costo livellato dell’energia (Levelized Cost of Energy – LCOE) generata da fonti pulite – in particolare eolico onshore e solare fotovoltaico – è sceso stabilmente al di sotto di quello della generazione da combustibili fossili come carbone e gas naturale. La transizione ecologica cessa quindi di rappresentare un mero strumento regolatorio per la decarbonizzazione e si afferma come una scelta di pura convenienza economica e industriale.
Sul versante macroeconomico, le stime del Fondo indicano per l’Italia una crescita del Prodotto Interno Lordo pari allo 0,5% nel 2025, allo 0,8% nel 2026 (con una revisione al rialzo di 0,3 punti percentuali rispetto alle proiezioni di aprile 2026), allo 0,6% nel 2027 (in progresso di 0,1 punti) e allo 0,7% nel 2028 (in flessione di 0,1 punti). Al tempo steso, l’inflazione complessiva italiana subisce le ripercussioni delle tensioni sui mercati delle materie prime: dopo aver registrato l’1,6% nel 2025, si attesta al 3,3% nel 2026 (0,7 punti al di sopra delle precedenti stime), per poi scendere al 2,8% nel 2027 e riallinearsi al 2,3% nel 2028. L
‘Italia riflette inoltre l’andamento comune dei mercati dei titoli sovrani europei, dove i rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni hanno registrato un incremento per effetto dei rincari energetici, dei timori per l’elevato debito pubblico e dei movimenti di mercato provenienti dagli Stati Uniti.
COMBUSTIBILI, CLIMA E RINNOVABILI: LO SCUDO VERDE RIDUCE L’IMPATTO DEGLI SHOCK
A livello europeo, l’escalation bellica in Medio Oriente e le temperature record accompagnate da siccità eccezionale si sommano a una sequenza ininterrotta di perturbazioni: la pandemia da COVID-19, l’invasione russa dell’Ucraina del 22 febbraio 2022 e le rinnovate frizioni commerciali internazionali.
Le quotazioni del greggio, sebbene inferiori ai picchi segnati all’avvio delle ostilità, rimangono elevate e volatili; il gas naturale viaggia su valori nettamente superiori a quelli pre-bellici, pur restando lontano dai massimi post-invasione ucraina. L’Europa affronta la stagione fredda con riserve di gas stoccate inferiori alla norma stagionale, una condizione che rischia di amplificare i prezzi di riscaldamento ed elettricità.
La prolungata siccità estiva ha penalizzato la produzione agricola, il trasporto fluviale e la generazione di energia idroelettrica e termoelettrica. Secondo le simulazioni dell’FMI condotte tramite il Carbon Pricing Assessment Tool, la combinazione tra diffusione delle rinnovabili ed efficienza energetica ha ridotto di circa l’8% l’impatto dello shock energetico sulla spesa delle famiglie europee. Nel 2025 quasi la metà dell’elettricità dell’Unione Europea è arrivata da fonti rinnovabili (eolico, solare, idroelettrico, bioenergie e rifiuti), contro un quarto negli Stati Uniti e a fronte della rapida rincorsa della Cina.
Tuttavia, il mercato elettrico europeo sconta una forte frammentazione interna, con ampie disparità di prezzo tra Stati e colli di bottiglia transfrontalieri. Inoltre, nonostante la diversificazione delle forniture dopo l’abbandono del gas russo, i primi cinque partner commerciali dell’UE continuano a coprire circa il 70% delle importazioni di gas, a cui si aggiunge la vulnerabilità strategica nella raffinazione dei minerali critici (terre rare, litio, cobalto e rame), concentrata nelle mani di pochissimi attori globali.
FISCALITÀ AMBIENTALE, EMISSIONI ETS E STOP ALLE ACCISE DISTORSIVE
Per disinnescare la volatilità dei prezzi dell’energia, l’FMI richiede l’attuazione immediata del “Grid Package 2025” della Commissione Europea, volto a sbloccare gli allacciamenti alla rete, integrare le rinnovabili e rafforzare le interconnessioni transfrontaliere, che possono compensare le pressioni al rialzo dovute ai centri di elaborazione dati e alla domanda crescente. Viene inoltre sollecitata una mappa comune europea per la generazione, lo stoccaggio, il trasporto e la gestione della domanda energetica, assistita da canali di finanziamento comunitari come il meccanismo Connecting Europe e da formule chiare di condivisione di costi e benefici (Cross-Border Cost Allocation).
Sul terreno fiscale e regolatorio, l’FMI raccomanda una rigorosa coerenza: le accise sull’elettricità non devono superare quelle gravanti sui combustibili fossili, mantenendo un’aliquota ordinaria sull’imposta sul valore aggiunto (IVA) e rimuovendo i carichi tributari distorsivi che penalizzano l’elettrificazione. I sistemi di scambio delle emissioni, attraverso la piena attuazione di ETS1 e l’introduzione di ETS2, offrono un segnale di prezzo del carbonio essenziale per orientare gli investimenti privati verso le tecnologie pulite.
Secondo le stime dell’FMI, qualora i prezzi del carbonio salgano in linea con gli obiettivi climatici e una parte degli introiti venga destinata a sostegni mirati per gli investimenti verdi, le entrate complessive dell’ETS nell’arco del prossimo decennio supereranno l’intero fabbisogno di investimenti pubblici per la decarbonizzazione, mantenendo moderato l’impatto macroeconomico.
Per quanto concerne i sussidi emergenziali contro i rincari dell’energia – che nel 2026 hanno pesato per circa lo 0,3% del PIL nell’UE, un costo molto inferiore a quello registrato dopo il 2022 –, il Fondo esorta i governi a non alterare il segnale di prezzo di mercato e a ricorrere a trasferimenti monetari diretti destinati unicamente ai nuclei vulnerabili, preservando così gli incentivi al risparmio e all’efficienza energetica.

