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Dl bollette, arriva la svolta? Ecco come il nuovo tetto al gas concordato con l’Ue fermerà i rincari

Il negoziato punta a calmierare a circa 60 euro al megawattora il combustibile per le centrali a fronte di un Ttf sopra gli 87 euro. Superata la vecchia ipotesi sui certificati Ets, Roma notificherà a Bruxelles un meccanismo di compensazione diretta ai produttori.

L’Italia e la Commissione europea hanno definito un’intesa di principio sulle misure energetiche straordinarie inserite nel cosiddetto Dl Bollette (il decreto-legge 21/2026), aprendo la strada a un meccanismo di contenimento dei prezzi dell’elettricità ricalcato sull’esperienza iberica. La convergenza tra Roma e Bruxelles, frutto del lavoro della viceministro del Mase Vannia Gava, scaturisce da un fitto confronto tecnico tra i servizi dell’esecutivo comunitario e i rappresentanti del governo italiano, con il duplice obiettivo di alleggerire l’onere economico a carico di famiglie e imprese e di arginare la trasmissione dei rincari del gas sui listini all’ingrosso della corrente, salvaguardando al contempo la parità di condizioni nel mercato interno ed evitando distorsioni concorrenziali.

IL VIA LIBERA COMUNITARIO NEL QUADRO DEL METSAF E LA NOTIFICA DEGLI AIUTI DI STATO

L’accordo raggiunto tra il governo italiano e la Commissione europea, confermato da una nota di Palazzo Chigi, si inquadra nel pieno rispetto del Middle East State Aid Framework (Metsaf) e della specifica normativa di settore. In base a quanto stabilito al termine dei colloqui bilaterali, le autorità italiane procederanno ora alla notifica formale del pacchetto di interventi temporanei alla Commissione ai sensi della disciplina sugli aiuti di Stato.

Da parte sua, l’esecutivo UE ha assicurato che avvierà l’istruttoria e la valutazione del dossier su base prioritaria, così da consentire una tempestiva attuazione delle tutele per il sistema produttivo e i consumatori domestici.

PICHETTO: “ACCORDO POLITICO PRELIMINARE CON L’UE”

“Esprimo soddisfazione per l’accordo politico preliminare raggiunto tra il Governo italiano e la Commissione europea sulle misure previste dal decreto Bollette. È un primo passo importante, frutto di un confronto intenso e costruttivo, che consente di perseguire il nostro obiettivo prioritario: attenuare l’impatto dei costi energetici su famiglie e imprese, limitando gli effetti dell’aumento del prezzo del gas sul costo dell’elettricità. In una fase ancora caratterizzata da forti incertezze sui mercati energetici, continuiamo a lavorare con pragmatismo per contenere i costi dell’energia e sostenere la competitività del nostro sistema produttivo. A breve notificheremo alla Commissione Ue un nuovo testo della norma coerente con il quadro temporaneo di aiuti di stato per la crisi in Medioriente (Metsaf), al fine di finalizzare l’accordo formale” ha dichiarato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto.

GAVA: IL LAVORO HA DATO I PRIMI RISULTATI

“Il lavoro svolto ha dato i primi risultati. La priorità è ridurre il peso dell’energia su famiglie e imprese, con misure concrete e senza compromessi sulla competitività del nostro sistema produttivo. Su questo continueremo a lavorare con determinazione”. Lo dichiara il viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Vannia Gava, alla luce dell’intesa preliminare raggiunta tra Italia e Unione Europea.

DAL MODELLO IBERICO DEL 2022 ALLA SPECIFICITÀ DELLA RETE ENERGETICA ITALIANA

L’impianto regolatorio concordato ricalca il sistema temporaneo introdotto nel 2022 da Spagna e Portogallo durante la fiammata energetica innescata dall’invasione russa dell’Ucraina. La misura punta ad agire direttamente sulle centrali a turbina a gas a ciclo combinato (CCGT).

L’applicazione di questo schema risponde a una vulnerabilità peculiare dell’Italia: a causa della massiccia dipendenza nazionale dal gas naturale, i costi di generazione termoelettrica risultano particolarmente elevati e sono proprio gli impianti a ciclo combinato a determinare con frequenza sistematica il prezzo marginale dell’energia sul mercato elettrico.

LA CONFERMA DI GIORGIA MELONI E IL CAMBIO DI ROTTA RISPETTO AI CERTIFICATI ETS

L’orientamento politico del confronto era stato anticipato dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante un intervento reso ieri in Parlamento. La premier aveva confermato che il dialogo in corso con Bruxelles sulla riforma del comparto elettrico stava “portando a una soluzione compatibile con le norme europee”. Sebbene il tavolo tecnico non sia ancora formalmente chiuso, l’intesa segna una netta discontinuità rispetto alla versione iniziale del decreto.

Il testo originario prevedeva infatti di intervenire sui costi dei certificati di emissione di anidride carbonica (Ets). La soluzione negoziata abbandona invece tale impostazione e agisce direttamente sul costo della materia prima gas, evitando di trasferire gli oneri Ets all’esterno del sistema europeo di scambio delle quote di emissione.

IL MECCANISMO DEL PREZZO MARGINALE E IL DISACCOPPIAMENTO DALLE RINNOVABILI

Il provvedimento intende correggere una distorsione strutturale insita nel funzionamento della borsa elettrica italiana. Nel sistema attuale a prezzo marginale, la tariffa all’ingrosso viene fissata dall’impianto più oneroso chiamato a coprire l’ultimo scaglione di domanda, che quasi sempre coincide con le centrali a gas.

Di riflesso, anche i chilowattora generati da fonti rinnovabili con costi marginali nettamente inferiori, come il solare o l’idroelettrico, vengono remunerati al prezzo stabilito dall’impianto termoelettrico più costoso. Attraverso il modello iberico, l’effetto di trascinamento viene spezzato: lo Stato interviene compensando ai produttori una quota dei costi sostenuti oltre un limite prefissato, impedendo che l’intera impennata del combustibile si scarichi sui prezzi finali dell’energia elettrica.

LE CIFRE DEL NEGOZIATO: TETTO A 60 EURO CONTRO QUOTAZIONI TTF OLTRE GLI 87 EURO

Sul piano operativo, il governo guidato da Pedro Sánchez in Spagna aveva introdotto un tetto al prezzo del gas riconosciuto agli impianti termoelettrici versando a conguaglio la differenza rispetto alle quotazioni reali. Per la trasposizione italiana del meccanismo, fonti governative riferiscono che la soglia al centro della trattativa si attesta attorno a circa 60 euro per megawattora.

L’efficacia potenziale della misura emerge dal divario con i corsi spot del mercato di riferimento: nella giornata precedente, le quotazioni del gas naturale scambiato all’hub Ttf di Amsterdam superavano infatti gli 87 euro per megawattora.

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