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Ansaldo punta sul nucleare: 300 mln di investimenti e 270 di ricavi al 2035. Parla l’Ad Gentile

Nell’intervista rilasciata a Energia Oltre l’amministratrice delegata di Ansaldo Nucleare, Daniela Gentile, illustra la roadmap strategica per il business dell’atomo dopo l’operazione da 470 milioni

L’integrazione di Ansaldo Nucleare e il rifinanziamento da 470 milioni di euro annunciati da Ansaldo sono due tasselli centrali del piano di Ansaldo per raddoppiare i ricavi del nucleare, investendo 300 milioni da qui al 2035. Nell’intervista rilasciata a Energia Oltre, l’amministratrice delegata di Ansaldo Nucleare, Daniela Gentile, spiega che l’obiettivo del gruppo è portare gli introiti del settore dagli attuali 118 milioni di euro del 2025 a circa 270 milioni nel 2030. Un percorso che passa dai contratti già acquisiti, allo sviluppo di nuove tecnologie e al rafforzamento della capacità manifatturiera italiana. “Stiamo valutando investimenti e soluzioni industriali che possano consentirci di realizzare internamente una quota maggiore delle attività a più alto valore aggiunto e di coinvolgere maggiormente la supply chain italiana”, rivela l’ad di Ansaldo Nucleare.

Quanto vale davvero il piano nucleare e che ruolo avrà l’energia dell’atomo nel finanziamento da 470 milioni che ha annunciato Ansaldo Energia?

“Il finanziamento sindacato da 470 milioni di euro non rappresenta nuovi finanziamenti. Si tratta di un’operazione a cinque anni finalizzata a rifinanziare le linee bancarie in scadenza nel 2027, migliorando il profilo di liquidità e la struttura del debito di Ansaldo Energia e aumentando la flessibilità finanziaria. È quindi un ulteriore elemento di solidità a supporto dell’attuazione del Piano Industriale 2026-2030. Il nucleare è certamente una delle direttrici strategiche di crescita del gruppo. Ansaldo Energia prevede di investire 300 milioni da qui al 2035, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente le nostre capacità manifatturiere e la presenza del Gruppo lungo la catena del valore nucleare.

Accanto agli investimenti industriali stiamo investendo nelle competenze. Dal 31 dicembre 2023 a oggi Ansaldo Nucleare è passata da 149 a quasi 2050 dipendenti. Il rafforzamento delle risorse umane è un elemento fondamentale del Piano Industriale, anche per sostenere la crescita del business nucleare. Tra le iniziative più significative c’è il Master di II livello in Technologies for Nuclear Power Plants, realizzato da Ansaldo Nucleare insieme al Politecnico di Milano, la cui prima edizione si è conclusa il 6 ottobre 2026. Il percorso, durato un anno, ha coinvolto 26 giovani laureati, selezionati tra oltre 300 candidature e assunti a tempo indeterminato già all’avvio del Master. Questi 26 nuovi professionisti si sono aggiunti alle altre risorse entrate recentemente nelle attività nucleari del Gruppo, in un percorso di rafforzamento delle competenze necessario per accompagnare la crescita prevista nei prossimi anni”, spiega Gentile.

Tra estensione della vita degli impianti esistenti, SMR, reattori di quarta generazione e fusione, su quali attività il gruppo si aspetta i primi ritorni economici e con quali scadenze?

“I ritorni arrivano già oggi dalle attività nelle quali siamo presenti sul mercato, soprattutto l’estensione della vita degli impianti esistenti, l’engineering e la system integration. Il caso più significativo è Cernavoda, in Romania: il programma di estensione della vita dell’Unità 1 offre visibilità contrattuale lungo tutto l’orizzonte del Piano. Le attività per le nuove Unità 3 e 4 sono già state avviate, e successivamente l’estensione della vita dell’Unità 2 rappresenta un’ulteriore opportunità di crescita. Il Piano al 2030 è costruito in modo prudente soprattutto sui programmi di Cernavoda e lascia quindi un potenziale ulteriore legato a nuovi impianti, attività manifatturiere, engineering e decommissioning.

Gli SMR e i reattori avanzati rappresentano il successivo motore di crescita. Il loro contributo economico più rilevante si collocherà progressivamente oltre le attività oggi già contrattualizzate, ma il Gruppo è già coinvolto in diversi programmi internazionali dedicati agli SMR e nel progetto europeo EU-SMR-LFR per lo sviluppo di un reattore modulare avanzato di quarta generazione raffreddato a piombo. Queste attività consentono di sviluppare oggi le tecnologie, le competenze e le partnership industriali necessarie per partecipare alla futura fase di mercato. La fusione ha un orizzonte necessariamente più lungo, ma non significa assenza di attività economica oggi: Ansaldo partecipa già a ITER attraverso il consorzio Fusion for Energy e dispone quindi di competenze e referenze maturate su uno dei principali programmi internazionali di fusione; un programma che vede la filiera italiana, con circa 2 miliardi di euro di ordinativi, seconda solo a quella francese”, continua l’Amministratrice Delegata di Ansaldo Nucleare.

Quali obiettivi di fatturato, acquisizione ordini e redditività sono stati fissati per il nucleare al 2030?

“Il Piano Industriale prevede di portare i ricavi del nucleare da 118 milioni di euro nel 2025 a circa 270 milioni nel 2030, quindi più che raddoppiarli. Anche l’acquisizione di ordini è prevista in crescita, fino a raggiungere circa 200 milioni di euro nel 2030. A questa espansione dei volumi si accompagna un significativo miglioramento della redditività, con il project gross margin previsto in aumento nell’arco del Piano. Alla luce della crescita del mercato internazionale, stiamo inoltre valutando opportunità che potrebbero consentire al business nucleare di svilupparsi oltre gli obiettivi inizialmente indicati. Il Piano punta ad ampliare progressivamente il portafoglio mentre vengono eseguiti i contratti esistenti, estendendo il perimetro verso il manufacturing, i nuovi impianti, gli SMR e i reattori avanzati di quarta generazione. La priorità rimane una crescita sostenibile, fondata sulla qualità degli ordini, sulla selettività commerciale e sulla capacità di eseguire i progetti con la redditività prevista.

Un fattore importante per sostenere questa crescita sarà l’integrazione del business nucleare nel perimetro societario di Ansaldo Energia. L’operazione consentirà di combinare le competenze specialistiche maturate in oltre sessant’anni di attività nucleare con la scala industriale, la capacità di investimento e le competenze produttive del Gruppo. Permetterà inoltre di valorizzare meglio le sinergie con attività e prodotti già presenti in Ansaldo Energia, comprese turbine a vapore e generatori destinati all’isola convenzionale delle centrali nucleari. L’obiettivo non è quindi soltanto far crescere il fatturato, ma aumentare progressivamente il valore che il Gruppo può generare su ciascun progetto, ampliando il perimetro industriale, rafforzando la capacità di esecuzione e migliorando contemporaneamente la marginalità”, continua Gentile.

Quali componenti, attività di ingegneria e lavorazioni saranno realizzati negli stabilimenti italiani e quale quota del valore delle future commesse pensate di affidare alla filiera nazionale?

“L’obiettivo è far crescere progressivamente in Italia sia la capacità industriale diretta sia una filiera nucleare nazionale qualificata. L’integrazione delle attività nucleari nel Gruppo permetterà di mettere maggiormente a sistema le competenze specialistiche sviluppate da Ansaldo Nucleare con quelle già presenti in Ansaldo Energia nella produzione, nell’ingegneria, nella gestione della supply chain e nei servizi di lungo periodo. Tra queste rientrano anche la progettazione e la produzione di turbine a vapore e generatori per l’isola convenzionale delle centrali nucleari, già oggi possibili negli stabilimenti di Ansaldo Energia di Genova. La direzione è quella di ampliare progressivamente un’attività oggi fortemente concentrata sull’engineering e sulla system integration, rafforzando anche le capacità manifatturiere necessarie a cogliere nuove opportunità sul mercato. Stiamo valutando investimenti e soluzioni industriali che possano consentirci di realizzare internamente una quota maggiore delle attività a più alto valore aggiunto e di coinvolgere maggiormente la supply chain italiana. Non fissiamo oggi una percentuale delle future commesse nucleari da affidare a fornitori italiani, perché dipenderà dalle tecnologie selezionate, dai singoli programmi e dai relativi requisiti di qualificazione. Possiamo però partire da un dato significativo: circa il 70% del valore degli acquisti di beni e servizi dell’intero Gruppo ricade già oggi sulla supply chain italiana. L’obiettivo è estendere progressivamente questa base anche al nucleare. L’accordo siglato con RINA è stato concepito proprio per accompagnare le aziende italiane, comprese imprese oggi non attive nel comparto ma dotate di capacità industriali trasferibili, attraverso assessment, analisi degli scostamenti rispetto agli standard internazionali e percorsi di qualificazione e certificazione.

L’opportunità non riguarda soltanto un possibile ritorno del nucleare in Italia. Il mercato mondiale è già in espansione: a fine 2025 erano operativi 413 reattori, mentre risultavano in costruzione circa 78 GW di nuova capacità nucleare in 15 Paesi. Nello scenario Announced Pledges, l’International Energy Agency stima che gli investimenti mondiali nel nucleare possano raggiungere 120 miliardi di dollari nel 2030. Il senso dell’iniziativa con RINA è quindi preparare oggi un numero crescente di imprese italiane a competere nel mercato nucleare internazionale, rafforzando allo stesso tempo una base industriale nazionale che possa essere utilizzata in futuro anche per il programma nucleare italiano”, conclude Gentile.

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