Il governo valuta l’estensione dell’aliquota maggiorata per finanziare la legge di Bilancio dopo i richiami delle banche; nel mirino anche rinnovabili e Cassa depositi e prestiti.
Nel delicato e ancora provvisorio quadro delle coperture destinate alla prossima legge di Bilancio (in CdM il prossimo 27 ottobre) emerge l’ipotesi di un nuovo intervento sull’Irap a carico del comparto energetico. Secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, si tratterebbe di una delle soluzioni attualmente al vaglio del governo per reperire le risorse necessarie alla manovra.
Il piano allo studio dei tecnici punterebbe a prorogare l’aumento di due punti percentuali introdotto dal decreto bollette 2026 che ha innalzato l’aliquota dal 3,9% al 5,9% per i periodi d’imposta 2026 e 2027. L’orientamento dell’esecutivo sarebbe quello di estendere il prelievo anche al biennio 2028-2029, nell’ottica di allineare la struttura fiscale tra i settori interessati.
UNA STRETTA SU TUTTA LA FILIERA E IL DIVIETO DI SCARICO SULLE TARIFFE
Il perimetro della misura riguarderebbe l’intera filiera energetica: dalle attività di produzione fino alla distribuzione, includendo anche i servizi di intermediazione di gas ed elettricità. Il meccanismo sul tavolo prevede inoltre un elemento rilevante per le società regolate, a cui verrebbe fatto divieto di recuperare la maggiorazione fiscale all’interno delle tariffe, prassi attualmente consentita in virtù della normativa europea.
Con questo schema l’esecutivo mira a ottenere un gettito ulteriore rispetto a quello già incassato con il decreto di febbraio, le cui stime indicavano maggiori entrate per 496,6 milioni di euro nel 2026, 545,4 milioni nel 2027 e una coda contabile pari a 74,5 milioni sul 2028, per un valore complessivo già assicurato superiore a un miliardo di euro.
LE PRESSIONI DEGLI ISTITUTI DI CREDITO SULLA PLATEA DEI CONTRIBUTI
La ricerca di nuove risorse nel settore energetico risponde all’esigenza di fronteggiare le rimostranze del settore bancario, che ha richiesto di estendere il contributo ad altri ambiti economici. La posizione degli istituti di credito era stata evidenziata dal numero uno di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, durante il Forum di Coldiretti: “valutare tutte le aziende con utili superiori ai 500 milioni, con un dibattito trasparente”. Sulla medesima linea si è espresso anche il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che ha richiamato la necessità del rispetto dell’accordo triennale sottoscritto lo scorso anno con l’esecutivo.
IL DOSSIER SULLE RINNOVABILI E IL NODO CASSA DEPOSITI E PRESTITI
Per alleggerire il carico sulle banche, i tecnici governativi stanno vagliando anche ulteriori estensioni dell’imposta regionale. Tra le opzioni figura l’introduzione di un contributo straordinario a carico del comparto delle fonti rinnovabili — in particolare fotovoltaico, eolico e idroelettrico —, motivato dai consistenti profitti registrati con l’aumento delle quotazioni energetiche; l’effettiva applicazione resterà vincolata al gettito stimato per le casse statali.
Un altro canale di finanziamento potrebbe aprirsi attraverso Cassa depositi e prestiti, soggetto chiamato in causa nei giorni scorsi dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. L’operazione, attualmente all’esame del Ministero dell’Economia e delle Finanze, delineerebbe un prelievo limitato alle sole attività in cui il gruppo guidato dall’amministratore delegato Dario Scannapieco opera in qualità di intermediario finanziario.
IN ARRIVO INTANTO PROROGA PER SUGAR E PLASTIC TAX, POSSSIBILE IL RITORNO DELL’ECOBONUS 65%
In Manovra, sottolinea sempre il Sole 24 Ore, dovrebbe arrivare anche la nona proroga per le due tasse “virtuose” introdotte nel 2020 dal governo Conte: la sugar e la plastic tax. Sarà comunque una proroga di sei mesi: la loro entrata in vigore, infatti, verrebbe differita dal 1° gennaio 2027 al prossimo 30 giugno. Sempre in manovra salgono le chance di rivedere un ecobonus al 65% per gli interventi edilizi di risparmio energetico, “attingendo alla flessibilità della clausola Ue” con un miliardo di euro.

