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L’Italia spaccata in due dal benessere: ecco il verdetto Istat che inchioda il Paese tra record e baratri

Il tredicesimo Rapporto Bes certifica l’avanzata di occupazione e longevità ma rivela profonde disparità: Mezzogiorno indietro e povertà oltre 5,4 milioni.

L’Istat ha presentato la tredicesima edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) – Edizione 2026, progetto avviato nel 2010 sulla scia delle raccomandazioni della Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi per monitorare la qualità della vita, la sostenibilità del progresso e la distribuzione del benessere sul territorio nazionale.

Nell’anno del suo Centenario, l’Istituto Nazionale di Statistica delinea un generale avanzamento delle condizioni di vita nel Paese: dei 132 indicatori per cui è possibile impostare il confronto con l’anno precedente, 54 migliorano, 55 risultano stabili e 23 peggiorano. Nel lungo periodo il bilancio è ancora più positivo, con 70 indicatori in miglioramento sui 133 confrontabili (24 peggiorano e per 39 non è definibile una tendenza univoca). L’indagine, articolata su 148 indicatori statistici e 12 domini, conferma tuttavia la storica spaccatura tra Nord e Mezzogiorno: mentre tutte le regioni centro-settentrionali (a eccezione del Lazio) vantano prestazioni superiori alla media nazionale per almeno la metà delle metriche regionali, nel Mezzogiorno (fatta eccezione per l’Abruzzo) prevalgono livelli inferiori al riferimento nazionale.

Al vertice si collocano il Friuli-Venezia Giulia e le Province Autonome di Bolzano e Trento, superiori alla media italiana in almeno 10 domini; all’opposto Campania, Puglia e Calabria segnano valori peggiori in almeno 10 dei 12 ambiti. Il divario geografico incide pesantemente su lavoro, economia e relazioni sociali, pur con alcune eccezioni positive nel Mezzogiorno (Abruzzo e Sardegna) e ritardi nell’innovazione al Centro-Nord (Valle d’Aosta e Liguria).

IL CONFRONTO CRITICO CON L’UNIONE EUROPEA

Il posizionamento dell’Italia rispetto alla media dell’Unione Europea a 27, misurato su un paniere di 40 indicatori comparabili, restituisce un saldo complessivamente sfavorevole: 12 indicatori mostrano una situazione migliore, mentre 18 evidenziano performance inferiori. I risultati più favorevoli per il Paese si concentrano nella salute, nella sicurezza e su alcuni parametri ambientali.

Al contrario, le criticità maggiori emergono nell’istruzione, nel mercato del lavoro e nella ricerca. Il tasso di occupazione nazionale è inferiore di 8,5 punti percentuali rispetto alla media europea, con un gap di genere molto marcato tra le donne (-13,3 punti contro i -3,8 degli uomini), cui si sommano i primati negativi per il tasso di mancata partecipazione e il part-time involontario (-4,6 punti complessivi e -8,2 tra le donne). Nel settore educativo, le quote di diplomati e laureati sono inferiori rispettivamente di 14,2 e 13,7 punti percentuali rispetto all’Ue, le competenze digitali di base si fermano al 54,3% contro il 60,4% europeo e i giovani Neet si attestano al 13,3% rispetto all’11,0% dell’Ue.

Sul piano economico, il rischio di povertà è più alto di 2,3 punti percentuali, e la quota di residenti a rischio di povertà o esclusione sociale sale al 22,6% contro il 20,9% medio europeo, collocando l’Italia al ventunesimo posto tra i 27 Stati membri. L’intensità di spesa in ricerca è pari all’1,40% del Pil a fronte del 2,26% Ue, e i lavoratori della conoscenza accusano un ritardo di 8,1 punti percentuali, nonostante gli investimenti in proprietà intellettuale crescano a un ritmo più sostenuto della media continentale.

LONGEVITÀ AL MASSIMO STORICO E DIVARI NELLA SALUTE

Nel 2025 la speranza di vita alla nascita raggiunge il massimo livello mai registrato, toccando 83,7 anni (+0,2 rispetto al 2024 e oltre un anno in più rispetto agli 82,6 anni del 2014), collocando l’Italia ai vertici mondiali (+2,2 anni sulla media Ue: +2,7 per gli uomini e +1,6 per le donne). I valori si attestano a 81,7 anni per gli uomini e a 85,7 anni per le donne. Il divario di genere si è ridotto a 4,0 anni a favore delle donne rispetto ai 5,7 del 2004, mentre il divario geografico tra Nord e Mezzogiorno è raddoppiato, passando da 0,7 a 1,4 anni di vantaggio per il Nord.

La speranza di vita in buona salute torna a salire dopo quattro anni di calo, portandosi a 59,1 anni (da 58,2 nel 2024), mentre la vita senza limitazioni a 65 anni è pari a 10,8 anni per entrambi i sessi (+1,7 anni per gli uomini e +1,8 per le donne dal 2008). L’indice di salute mentale è stabile a 68,7 punti (era 68,1 nel 2016), con il divario generazionale tra giovani e anziani dimezzato a causa del peggioramento tra i primi e della crescita tra i secondi. Tra gli over 75, il 47,2% è in cattive condizioni di salute (40,0% tra 75-79 anni e 58,6% dagli 85 anni in poi), con incidenza maggiore tra le donne (53,4% contro 38,5%). La mortalità evitabile (0-74 anni) scende nel 2023 a 16,0 decessi per 10.000 residenti (20,9 tra gli uomini, 11,4 tra le donne), dato molto favorevole rispetto ai 23,8 dell’Ue. La mortalità per tumori (20-64 anni) scende nel 2023 a 7,4 per 10.000 (8,3 al Sud, 7,9 nelle Isole contro 6,6 nel Nord-est); quella per demenze over 64 cala a 32,9 decessi per 10.000 residenti, mentre la mortalità infantile nazionale è a 2,6 per mille nati (con punte di 2,9 al Sud e 3,3 nelle Isole).

I decessi stradali giovanili (15-34 anni) restano a 0,6 per 10.000 (1,0 maschi, 0,2 femmine). I sedentari scendono al 29,8%, ma il rapporto di inattività tra meno istruiti e laureati sale a 3 a 1. Gli adulti in eccesso di peso sono il 44,7% (49,3% al Sud; 56,5% tra chi ha la licenza media contro il 35,8% dei laureati). Consuma 4 porzioni di frutta e verdura solo il 16,5% dei cittadini; i fumatori sono il 20,0% (donne in crescita al 16,6%), e il consumo a rischio di alcol riguarda il 15,8% della popolazione, toccando il 18,0% al Nord.

ISTRUZIONE TRA ABBANDONI SCOLASTICI AI MINIMI E CROLLO DEGLI APPRENDIMENTI

Nel campo formativo spicca il raggiungimento del target europeo 2030: la quota di early leavers (18-24enni fermi alla licenza media) scende all’8,2%, sotto la soglia del 9% (con svantaggi al 10,1% per i ragazzi e al 13,7% nelle Isole). I Neet (15-29enni) calano al 13,3% (erano il 23,7% nel 2020), rimanendo però più alti per le donne (14,9%) e al Sud. Cresce l’iscrizione all’università nell’anno del diploma, pari al 54,1% nel 2024 (61,3% donne e 46,9% uomini).

L’accesso ai nidi (0-2 anni) sale al 37,4% nel triennio 2023-2025 (43,3% al Centro contro 29,4% al Sud), e a 4-5 anni il 95,3% dei bambini frequenta la materna o la primaria (97,9% al Sud). Peggiorano tuttavia drasticamente i livelli di apprendimento in terza media nell’anno scolastico 2025/26: il 43,1% degli studenti non raggiunge la sufficienza in italiano (era il 41,4% nel 2024/25 e il 34,4% nel 2017/18) e il 45,5% è insufficiente in matematica (44,3% nel 2024/25 e 39,3% nel 2017/18), con livelli peggiori tra stranieri e nel Mezzogiorno. Tra i 25-64enni i diplomati sono il 67,0% (69,6% tra le donne), e i laureati 25-34enni si attestano al 31,3% (donne al 31,8% al Sud, superiore al dato maschile più alto del 27,0% al Centro).

I laureati Stem aumentano a 19,0 per 1.000 nel 2023 (15,2 per le donne contro 22,4 per gli uomini). Le competenze digitali base salgono al 54,3% (+8,4 punti sul 2023). La formazione continua tocca il 10,8% dei 25-64enni. La partecipazione culturale fuori casa risale al 40,0% (68,7% tra i laureati, 14,5% per chi ha la licenza media), i lettori di libri o quotidiani sono stabili al 36,1% (i lettori abituali di quotidiani scendono al 21,1%), mentre la frequentazione delle biblioteche torna ai livelli pre-Covid al 15,1%, crollando però di 8,3 punti percentuali tra i 15-24enni rispetto al 2019.

OCCUPAZIONE IN CRESCITA MA PRECARIETÀ E DISPARITÀ FAMILIARI PERSISTONO

Nel 2025 il tasso di occupazione (20-64 anni) sale al 67,6% (+0,5 punti percentuali), con la crescita maggiore nel Mezzogiorno, che tuttavia resta fermo al 54,2% (contro il 75,3% del Nord e il 72,2% del Centro) per effetto della componente femminile: al Sud lavorano 4 donne su 10 (rispetto a quasi 6 su 10 in Italia). La mancata partecipazione cala al 12,6% (6,8% Nord, 23,8% Mezzogiorno). Sale la precarietà di lunga durata: tra i dipendenti a termine, la quota con lo stesso datore da almeno cinque anni cresce dal 19,4% al 21,3%, mentre i passaggi a contratti stabili scendono al 12,3% (dal 16,6% dell’anno prima).

La sovraistruzione riguarda il 20,9% dei laureati (54,8% tra gli stranieri, 23,9% tra le donne). Il part-time involontario si attesta al 7,7%, colpendo il 12,8% delle donne rispetto al 4,0% degli uomini. Il rapporto di occupazione tra madri con figli 0-5 anni e donne senza figli resta sfavorevole a 75,1. Il 52,4% degli occupati lavora oltre 60 ore settimanali tra impiego e carichi domestici (54,6% le donne), con le donne che coprono il 68,9% del lavoro non retribuito di coppia (non scendendo mai sotto il 66% nemmeno al Nord o con laurea). Il telelavoro scende all’8,2% degli occupati (dal 10,3% del 2024, restando sopra il 4,8% del 2019). Gli occupati molto soddisfatti del proprio lavoro scendono al 47,8% (da 51,1%), mentre cala al 2,3% la quota di chi teme di perdere il posto nei successivi sei mesi.

REDDITI IN RECUPERO MA OLTRE 5,4 MILIONI VIVONO IN POVERTÀ ASSOLUTA

Sul fronte economico, il reddito medio disponibile pro capite cresce del 2,4% in termini correnti nel 2025, dopo il +3,0% del 2024, determinando una crescita reale nel biennio del 2,2%. Le famiglie che segnalano un peggioramento della situazione economica calano al 26,2% (dal 29,5% del 2024 e 33,9% del 2023). La disuguaglianza nella distribuzione dei redditi diminuisce, e la quota di individui a rischio povertà si attesta al 18,6% (da 18,9%). L’istruzione fa da argine: tra chi ha la licenza media il rischio povertà è al 25,9% contro il 7,1% dei laureati, salendo al 51,8% tra i giovani 25-44enni del Mezzogiorno con basso titolo.

L’incidenza di povertà assoluta resta drammatica: coinvolge l’8,0% delle famiglie e oltre 5,4 milioni di persone (il 9,3% dei residenti), con valori all’11,5% nel Mezzogiorno (da 12,5% nel 2024), all’8,5% nel Nord e al 7,4% nel Centro; nel decennio 2014-2025 l’incidenza individuale è salita di 2,4 punti (dal 6,9% al 9,3%). Il sovraccarico delle spese per l’abitazione resta stabile attorno al 5%. Le persone in famiglie a bassa intensità lavorativa scendono all’8,2% (dal 9,2%), con un marcato calo al Centro (5,5%). Il 7,5% dei residenti fatica fortemente ad arrivare a fine mese, con una quota che al Sud balza al 12,3% contro il 4,7% del Centro.

RELAZIONI SOCIALI, PARTECIPAZIONE E RETI DI SUPPORTO

Nel 2025 il 33,8% dei cittadini over 14 è molto soddisfatto delle relazioni familiari e il 23,4% di quelle amicali (+0,9 punti sul 2024), con picchi nel Nord-est (38,7% e 27,2%) e minimi al Sud (27,7% e 19,3%). L’82,9% conta su persone fidate in caso di bisogno (dall’81,5% del Sud all’85,9% delle Isole). La partecipazione sociale sale al 30,3%, trainata dalle sole donne (+2,1 punti percentuali).

Partecipa alla vita civica e politica il 59,6% della popolazione: aumentano l’informarsi (+1,3 punti) e il discutere di politica (+1,6 punti), ma calano le prese di posizione online sui social (-1,9 punti). Solo il 22,0% dichiara fiducia generalizzata negli altri, dato che scende al 21,0% tra i giovani maschi 25-34enni. Il volontariato gratuito sale al 9,2% (10,4% nella fascia 35-44 anni, dove gli uomini toccano il 10,9%), e l’11,9% finanzia associazioni. I laureati guidano la socialità (50,3% attivi e 16,2% volontari). Le istituzioni non profit salgono nel 2024 a 63,2 ogni 10.000 abitanti (+2,8% i dipendenti), con punte al Centro (70,3 per 10.000) e massima crescita al Sud (da 51,5 a 52,8).

FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI, GIUSTIZIA E SOVRAFFOLLAMENTO CARCERARIO

Nelle valutazioni dei cittadini, Vigili del fuoco e Forze dell’ordine registrano il punteggio medio più elevato (7,4 su 10), mentre le istituzioni politiche restano ampiamente sotto la sufficienza, toccando il fondo con i partiti politici (3,4). Nei cda delle società quotate la presenza femminile raggiunge il 43,5% (dal 22,7% del 2014), pur senza centrare l’obiettivo del 45% fissato dalla Strategia 2021-2026. In Parlamento le donne rappresentano il 33,7% degli eletti (in flessione rispetto al 35,4% del 2018 e in linea con il 33,9% Ue), mentre nei consigli regionali salgono al 26,8% (+10,8 punti sul 2014, ma distanti dal target nazionale del 40% e dalla media europea del 36,4%). Alle elezioni europee del 2024 l’affluenza è scesa per la prima volta sotto il 50%, toccando il minimo storico del 49,7%.

Sul fronte della giustizia, la durata effettiva dei procedimenti civili cala nel 2025 a 409 giorni (-37 giorni sul 2024), ma al Nord (266 giorni a Nord-ovest, 257 a Nord-est) è meno della metà rispetto al Sud (574 giorni) e alle Isole (550), nonostante il Sud abbia ridotto i tempi di quasi 8 mesi dal 2014. Peggiora l’emergenza carceraria: l’indice di affollamento tocca il 123,8% nel 2025 (era 120,6% nel 2024 e 108,0% nel 2014), con il 24% di detenuti oltre la capienza regolamentare e 54 penitenziari oltre il 150% di capienza. Dal 2014 i posti sono cresciuti del 3,3% a fronte di un aumento dei detenuti del 18,4%.

SICUREZZA CITTADINA, REATI PREDATORI E VIOLENZA DI GENERE

Camminare al buio da soli nella propria zona fa sentire sicuro il 55,9% dei cittadini: la quota è del 67,6% tra gli uomini ma crolla al 44,9% tra le donne (e al 39,5% per le donne con licenza media). Nei piccoli comuni (fino a 2.000 residenti) la percezione di sicurezza è al 73,8%, contro il 43,9% dei centri delle aree metropolitane. La paura del crimine tocca il 27,0% delle famiglie a livello nazionale (48,4% nei centri metropolitani e 6,6% nei piccoli centri), con livelli più elevati al Centro (31,0%) e nel Nord-ovest (29,6%). Il degrado sociale e ambientale è visto spesso dall’8,2% dei residenti (18,0% nei centri metropolitani).

Per le donne tra 16 e 70 anni, il 6,0% ha subìto violenze fisiche da un uomo nei 5 anni precedenti, il 7,0% violenze o molestie sessuali e il 3,9% violenze dal partner. I reati predatori nel 2025 vedono 7,7 famiglie su 1.000 vittime di furti in casa (erano 16,3 nel 2014), 4,7 persone su 1.000 vittime di borseggi e 1,0 su 1.000 di rapine. I furti in abitazione colpiscono maggiormente il Nord-est (10,1 per 1.000) e i borseggi il Centro (9,5 per 1.000), mentre il Mezzogiorno registra valori molto inferiori. Gli omicidi nel 2024 scendono a 328 (0,56 per 100.000 abitanti: 215 maschi e 113 femmine). La matrice è diametralmente opposta: il 92,2% dei femminicidi è compiuto da conoscenti (47,4% dal partner attuale, 6,0% dall’ex, 31,9% da altri parenti), mentre oltre il 60% degli uomini è ucciso da sconosciuti o da autori non identificati.

BENESSERE SOGGETTIVO TRA GENERAZIONI E LIVELLI DI STUDIO

La quota di persone molto soddisfatte per la vita sale al 47,6% (+1,3 punti sul 2024), con un balzo tra i 65-74enni (48,1%) e gli over 75 (43,0%). Tra gli anziani permane un divario di genere: dopo i 75 anni gli uomini soddisfatti sono il 47,3% contro il 39,9% delle donne. La soddisfazione per il tempo libero sale al 67,3% (69,5% uomini, 65,2% donne; 83,5% tra i ragazzi di 14-19 anni contro il 78,4% delle ragazze).

Il 30,8% confida in un miglioramento personale nei prossimi cinque anni, a fronte del 12,0% che attende un peggioramento. La soddisfazione di vita tocca il massimo a Nord-ovest (50,3%) e il minimo al Sud (41,6%, anche se nelle Isole è al 49,6%). Netta la polarizzazione in base all’istruzione: è molto soddisfatto della vita il 52,0% dei laureati contro il 44,0% di chi ha al massimo la licenza media; sulle prospettive future attende miglioramenti il 39,1% dei laureati rispetto ad appena il 16,3% dei meno istruiti (il 17,0% di questi ultimi prevede anzi un peggioramento).

PATRIMONIO CULTURALE, TURISMO E PRESSIONE AMBIENTALE SUL TERRITORIO

La spesa comunale per la cultura risale nel 2024 a 23,5 euro pro capite (dai minimi di 17,3 euro del 2020), spaziando dai 6,4 euro della Campania ai 65,3 euro di Bolzano (38 euro in Toscana). I musei e monumenti aperti sono 1,55 per 100 km2, ma i visitatori crescono dell’8,4% rispetto al 2019 (+30,5% sul 2022), concentrandosi nei poli di Lazio (6,79 strutture ponderate/100 km2), Campania (3,53) e Toscana (2,99). Gli agriturismi salgono a 8,7 per 100 km2 (+2,5% al Sud). Il verde storico copre oltre il 10% del verde urbano nei capoluoghi (1,60 m2 ogni 100 m2 urbanizzati, con il picco di 4,66 in Umbria).

L’attività estrattiva estrae nel 2023 ben 95,8 milioni di m3 di minerali da cava (308 m3/km2, con il record di 598 in Lombardia e impennate del 63,4% in Calabria e 53,2% in Sardegna sul 2020). Nel 2025 gli incendi boschivi bruciano il 2,9 per mille del suolo nazionale (1,8 nel 2024), con la superficie percorsa dal fuoco quasi raddoppiata al Sud (6,5 per mille, toccando il 12,5 in Sicilia e il 10,7 in Calabria). L’insoddisfazione per il paesaggio si attesta al 21,4% (35,3% in Campania e 34,7% nelle grandi città), mentre la preoccupazione per il degrado del territorio sale al 13,6%, guidata dal Nord (15,7%, con Bolzano al 22,3%).

CLIMA, DISPERSIONE IDRICA E TRANSIZIONE ENERGETICA

Nel comparto ambientale emergono profondi contrasti:

– Inquinamento e clima: nel 2024 il PM2,5 supera i 10 µg/m3 nel 72,9% delle stazioni di misura valide (tutto il Nord è sopra la media; nelle Isole sale al 49,1% nel triennio 2022-2024). I dati provvisori 2026 segnano il record storico dell’indice delle ondate di calore dal 1991, balzato a 75 giorni (+38 giorni sul 2025), surclassando i 59 giorni del 2003. Nel 2024 la siccità registra 23 giorni senza pioggia (18 nel 2025, con picchi di 53 giorni in Sardegna e 41 in Sicilia). I gas serra scendono nel 2024 a 6,5 tonnellate pro capite di CO2 equivalente (minimo da 20 anni), con le famiglie responsabili del 27% del totale.

– Risorse idriche e rifiuti: le reti idriche comunali hanno disperso nel 2024 ben 3,4 miliardi di metri cubi d’acqua, pari al 42,5% dell’immesso (stabile sul 42,4% del 2022). Nel 2025 il 10,2% delle famiglie denuncia irregolarità nell’acqua (37,3% in Calabria, 30,3% in Abruzzo, 29,5% in Sicilia e 3,2% al Nord). I rifiuti urbani aumentano a 508 kg per abitante (+2,4% sul 2023), mentre i conferimenti in discarica scendono al 14,8% (verso il target Ue del 10% al 2035). La raccolta differenziata oltre il 65% copre il 64,7% dei cittadini (89,3% a Nord-est e 52,5% al Sud). Il verde urbano dei capoluoghi è a 33,7 m2 per abitante (64,3 a Nord-est), e il consumo di materiali interni resta a 497,1 milioni di tonnellate.

– Fonti rinnovabili e consapevolezza ecologica: nel 2024 l’energia elettrica rinnovabile (idroelettrico, solare, eolico, geotermico e biomasse) copre il 41,7% dei consumi interni lordi, massimo del decennio. Il 68,0% dei cittadini over 14 teme il riscaldamento globale (oltre il 74% tra i laureati), mentre la preoccupazione per la biodiversità sale al 22,3%.

INNOVAZIONE, TRASFORMAZIONE DIGITALE E FUGA DEI TALENTI

La spesa interna in Ricerca e sviluppo cresce nel 2024 del 5,6% (1,40% del Pil), spinta dalle università (+13,4%) e concentrata per oltre il 60% in Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte. Le imprese pesano per il 56,6% del totale, con il 62,9% delle aziende impegnate a innovare (57,6% sui processi, 32,7% sui prodotti), con l’Emilia-Romagna in testa (68,8%) e il Molise fanalino di coda (39,0%). Gli investimenti in proprietà intellettuale crescono del 4% nel 2025 (+20,2% dal 2019). I brevetti depositati salgono nel 2022 a 91,5 per milione di abitanti (172,2 a Nord-est contro 15,8 nelle Isole).

I lavoratori della conoscenza superano 4,6 milioni (19,2% degli occupati, +1,8 punti dal 2018), mentre il settore culturale si attesta a 850 mila unità (3,5%). Parallelamente si aggrava l’emorragia dei profili qualificati: nel 2024 il tasso migratorio verso l’estero dei giovani laureati italiani tocca il livello record negativo di -8,4 per 1.000. Nelle vendite online, il 15,3% delle imprese con almeno 10 addetti vende sul web (guida il Sud con il 17,1%). L’uso regolare di Internet raggiunge l’81,8% degli over 11 (98% tra 15-24 anni, 34,1% oltre i 75 anni), con i divari di genere e territoriali che si annullano quasi del tutto tra le fasce laureate.

MOBILITÀ SANITARIA, TRASPORTI PUBBLICI E RETI ELETTRICHE

La qualità dei servizi essenziali rivela profonde sproporzioni:

– Sanità e assistenza: nel 2024 la mobilità sanitaria passiva tocca l’8,6% dei ricoveri ordinari per acuti (record dal 2004), con la fuga da Basilicata (28,6%) e Calabria (22,8%) contrapposta alla tenuta della Lombardia (5,3%). La rinuncia alle cure riguarda nel 2025 il 9,6% dei residenti (scende all’8,7% al Nord, stabile al 10,7% al Centro e 10,3% al Sud). L’assistenza domiciliare per anziani assiste il 4,6% degli over 65 (5,9% al Centro; Abruzzo e Molise al 6,9% contro il 2,2% della Calabria). I posti letto socio-sanitari sono 74,1 per 10.000 abitanti (152,8 a Bolzano contro i 20,5 della Campania). I medici sono 4,9 ogni 1.000 residenti (287 mila) e il personale infermieristico-ostetrico è a 7,3 per mille (430 mila), con minime dotazioni infermieristiche in Campania (5,4 per 1.000).

– Infrastrutture e trasporti: nel triennio 2023-2025 il 5,1% delle famiglie fatica a raggiungere almeno tre servizi primari (farmacie, pronto soccorso, uffici postali o municipali, supermercati, scuole o caserme dei carabinieri e polizia), dato che al Sud sale al 7,1% contro il 3,8% del Nord-est. La rete elettrica segna un peggioramento nel 2024 con 2,6 interruzioni accidentali lunghe per utente (massimo storico), salendo a 4,1 interruzioni nel Mezzogiorno rispetto alle 1,7 del Nord. La banda ultra-larga (FTTH, FWA e 5G) raggiunge il 77,6% delle famiglie (era il 23,9% nel 2018). Nei trasporti, infine, il 13,9% dei cittadini over 14 usa i mezzi pubblici regolarmente più volte a settimana (16,9% a Nord-ovest e 8,1% nelle Isole), ma tra questi fruitori assidui solo il 20,7% si dichiara molto soddisfatto del servizio, con indici di gradimento compressi anche in aree a forte utilizzo come Lazio e Liguria, a fronte dell’eccellenza della Provincia autonoma di Bolzano.

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