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Sciopero generale, trasporti nel caos e scontro tra Salvini e sindacati. Ecco che sta succedendo

Oltre 40 città coinvolte, cortei, scuole e uffici interessati dalla mobilitazione. Ma è sui trasporti che esplode lo scontro tra Salvini e i sindacati: ecco cosa sta succedendo, chi protesta e quali sono i rischi per i pendolari

L’Italia si è svegliata oggi sotto il segno di un venerdì di pura passione. Un lunghissimo “venerdì nero” segnato da cortei in più di 40 città, aule scolastiche vuote, sportelli pubblici sbarrati e un clima di tensione istituzionale che ha superato i livelli di guardia. Al centro della protesta promossa dai sindacati di base (a partire dall’USB) c’è il pacchetto completo del malcontento sociale: caro carburanti, inflazione galoppante e una bolletta energetica che continua a prosciugare i bilanci di famiglie e imprese. Ma il vero ring della giornata si è spostato a tempo record sui binari del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

TENSIONE AL MIT SUI TRASPORTI

A far esplodere la miccia nelle prime ore della mattina è stato lo scontro frontale sulla precettazione. Da un lato il dicastero guidato da Matteo Salvini, che ha calato l’ordinanza per differire lo stop nel settore del trasporto pubblico e ferroviario facendo leva sulla franchigia per la commemorazione dei defunti. Dall’altra parte della barricata ci sono le sigle sindacali, che tirano dritto bollando il provvedimento come un attacco al diritto di sciopero e confermando la mobilitazione. Il risultato? Un rebus per milioni di pendolari rimasti sospesi tra corse garantite a macchia di leopardo, orari ridotti e il caos stradale delle grandi metropoli.

Sui tabelloni delle principali stazioni — da Milano Centrale a Roma Termini, passando per Bologna e Napoli — il bilancio della mobilitazione ferroviaria si misura in minuti di attesa che lievitano a tre cifre e una raffica sostenuta di cancellazioni. L’agitazione del comparto dei trasporti, scattata già nella serata di ieri, sta avendo effetti sui collegamenti a lunga percorrenza così come ai regionali utilizzati quotidianamente da milioni di lavoratori. Nonostante l’operatività delle sole fasce di garanzia, la circolazione di Trenitalia, Italo e Trenord viaggia a ritmo fortemente ridotto, lasciando migliaia di pendolari bloccati sui marciapiedi dei binari.

BOLLETTE ED ENERGIA AL CENTRO DELLA PROTESTA

Mentre i trasporti vivono una giornata d’assedio tra ordinanze e striscioni, il vero motore sordo della protesta brucia sotto i piedi del sistema produttivo. Non è un caso che tra le rivendicazioni di piazza torni con insistenza il tema delle bollette e dei costi energetici. Con le quotazioni del gas su cui incombono le incognite stagionali e un panorama industriale europeo sotto assedio, la spinta inflazionistica non concede tregua. Rivendicazioni che suonano come un campanello d’allarme: la transizione costa, la vita quotidiana rincara e la tenuta sociale si misura ormai sui contatori di casa.

Controllori, macchinisti e personale di terra delle aziende ferrovie e delle municipalizzate urbane sono tra i nuclei più compatti della mobilitazione, decisi a contestare i carichi di lavoro e il mancato rinnovo dei contratti. Anche i portuali e gli autotrasportatori registrano tassi di adesione altissimi, intrecciando i temi salariali a fermi di protesta legati anche alla geopolitica e al transito delle merci in zone di guerra.

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