Per il blocco di Hormuz l’offerta mondiale di Gnl cala del 3% nel 2026, il crollo più forte mai registrato. In Italia i consumi di gas dell’industria scendono del 6%, e a settembre un sospetto attacco informatico ha impedito a una metaniera di scaricare a Rovigo.
L’Europa entra nell’inverno con gli stoccaggi di gas più bassi dal 2013, e questo rischia di prolungare la tensione sul mercato mondiale fino a buona parte del 2027. Lo scrive l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) nel Global Gas Security Review 2026. Le scorte Ue sono il 18%, cioè 16 miliardi di metri cubi, sotto la media degli ultimi cinque anni. Nello scenario peggiore, con un inverno freddo e lo Stretto di Hormuz chiuso fino a fine marzo, a fine stagione scenderebbero al 7%, il livello più basso mai registrato.
Il blocco del Gnl che passa da Hormuz ha ridotto le partenze da Qatar ed Emirati Arabi Uniti di oltre 60 miliardi di metri cubi tra marzo e ottobre e ha spinto i prezzi in Asia e in Europa ai massimi dalla crisi del 2022-23. Per il 2026 l’Aie prevede un calo dell’offerta mondiale di Gnl del 3%, quasi 20 miliardi di metri cubi, il più forte mai registrato in un anno. La domanda mondiale di gas dovrebbe scendere di circa l’1,5%, quasi 65 miliardi di metri cubi.
La decima edizione del rapporto, che contiene anche l’ultimo Gas Market Report trimestrale con le previsioni aggiornate, analizza dieci anni di cambiamenti nei mercati del gas e l’impatto del conflitto in Medio Oriente. Secondo l’Agenzia, dal 2016 il mercato è diventato più flessibile, liquido e interconnesso, ma anche più complesso. L’aumento degli scambi spot e dei contratti di Gnl con destinazione libera ha legato di più i mercati regionali e ha reso più facile assorbire le interruzioni delle forniture.
INVERNO 2026/27, QUATTRO SCENARI PER LE SCORTE EUROPEE
Il rischio principale riguarda proprio l’Europa. Con scorte così basse, l’Unione dipende ancora di più dal Gnl mondiale per coprire i picchi di domanda invernali. Insieme alla scarsa capacità di stoccaggio dei Paesi importatori in Asia e America Latina, questo potrebbe accendere la concorrenza per i pochi carichi di Gnl flessibili e spingere in alto i prezzi spot, soprattutto nei momenti di domanda elevata. L’Unione ha l’unica grande capacità di stoccaggio tra le regioni che importano Gnl: circa 100 miliardi di metri cubi, pari al 30% della domanda annua.
Per valutare i rischi, l’Aie ha simulato quattro scenari. Nel primo Hormuz riapre gradualmente da gennaio e l’inverno è mite: gli stoccaggi chiuderebbero la stagione al 33%, il 18% sotto la media quinquennale. Nel secondo Hormuz riapre a gennaio ma l’inverno è freddo: le scorte scenderebbero al 15%, il 60% sotto la media e al minimo storico.
Nel terzo Hormuz resta chiuso fino a fine marzo ma l’inverno è mite: le scorte arriverebbero al 25%, il 36% sotto la media. Nel quarto, il più difficile, lo stretto resta chiuso e l’inverno è freddo: gli stoccaggi scenderebbero sotto il 10% già all’inizio di marzo e chiuderebbero la stagione al 7%, l’80% sotto la media quinquennale. In quel caso l’Europa sarebbe molto esposta a ondate di freddo tardive, guasti tecnici o altre interruzioni, perché la velocità con cui si può prelevare il gas dagli stoccaggi cala quando il riempimento scende sotto il 30%.
ESTATE 2027, SERVIRANNO FINO A 83 MILIARDI DI METRI CUBI DI INIEZIONI
Il problema non si chiuderà con la fine dell’inverno. Secondo le simulazioni, a fine marzo gli stoccaggi Ue conterranno tra 8 e 34 miliardi di metri cubi. Per tornare alla media quinquennale entro l’inizio di novembre 2027, servirà iniettare tra 57 e 83 miliardi di metri cubi durante l’estate, contro una media di 50 miliardi negli ultimi cinque anni. Iniezioni così elevate potrebbero mantenere il mercato sotto pressione anche durante l’estate 2027.
HORMUZ, IL NUOVO GNL NORDAMERICANO COPRE DUE TERZI DELLE PERDITE
Lo shock è stato in parte assorbito dalle forniture alternative. Tra marzo e ottobre il Gnl prodotto fuori dal Golfo è cresciuto del 14%, più di 40 miliardi di metri cubi, grazie ai nuovi impianti in Nord America e Africa e a più gas disponibile per i produttori storici di Africa, Asia e Russia. Questo ha compensato circa due terzi delle perdite di Qatar ed Emirati. Nel complesso, tra marzo e ottobre la produzione mondiale di Gnl è comunque scesa del 6%, circa 20 miliardi di metri cubi. Le previsioni per il 2026 assumono che i transiti per Hormuz restino in gran parte bloccati almeno fino a fine anno.
Per l’inverno la situazione resta difficile. Nuovi progetti come Plaquemines, Corpus Christi Stage 3, Golden Pass, LNG Canada, Energia Costa Azul e Pluto Train 2 dovrebbero aggiungere circa 20 miliardi di metri cubi, compensando solo in parte le perdite. Se Hormuz resterà chiuso fino a fine marzo, tra ottobre e marzo mancheranno oltre 40 miliardi di metri cubi rispetto all’inverno scorso, e l’offerta mondiale di Gnl calerebbe di circa 20 miliardi (-7%).
Con una riapertura graduale da gennaio, il calo sarebbe di circa 9 miliardi (-3%). Dai gasdotti arriverà poco aiuto: i flussi dalla Norvegia caleranno dell’1% per il fermo del giacimento di Ormen Lange, previsto fino a fine gennaio 2027, mentre quelli dal Nord Africa cresceranno del 4%. Anche la produzione europea di gas dovrebbe scendere del 4% durante l’inverno.
PREZZI DEL GAS, TTF A QUASI 20 DOLLARI E GNL ASIATICO A 21,5
Sul fronte dei prezzi, tra marzo e ottobre il Ttf europeo è salito di quasi il 70% su base annua, a una media di circa 20 dollari per milione di Btu. Il Gnl spot asiatico è cresciuto di quasi l’80%, a 21,5 dollari. Tra marzo e luglio il Gnl in Asia costava 2 dollari più del gas europeo.
Tra agosto e ottobre il divario si è ridotto a circa un dollaro, segno di una concorrenza più forte per i carichi flessibili in vista dell’inverno. Anche il Gnl indicizzato al petrolio è salito, a una stima di 12-14 dollari nel terzo trimestre, e l’aumento si farà sentire di più nel quarto trimestre perché i prezzi del petrolio entrano nei contratti con cinque-sei mesi di ritardo.
DOMANDA DI GAS IN CALO DELL’1,5%, IN EUROPA -3%
I prezzi alti stanno riducendo i consumi. Nel 2026 la domanda mondiale di gas calerà per la terza volta in questo decennio. La crisi colpisce in modo diverso le varie regioni. In Medio Oriente, dove sono stati danneggiati impianti di produzione e trattamento, la domanda scenderà di circa il 10%, un calo mai visto. In Asia-Pacifico scenderà dell’1,5%, con molti Paesi che passano dal gas al carbone nella produzione elettrica.
In Europa il calo sarà del 3%, perché l’industria consuma meno gas e le rinnovabili ne riducono l’uso nelle centrali. Le regioni poco dipendenti dal Gnl crescono invece: Africa quasi +5%, Eurasia circa +1,5%, Nord America poco più dello 0,5%, e anche l’America centro-meridionale è in aumento.
ITALIA, I CONSUMI DI GAS DELL’INDUSTRIA SCENDONO DEL 6%
Il rapporto cita l’Italia in due passaggi. Il primo riguarda l’industria: nel secondo e terzo trimestre del 2026 i consumi di gas industriale sono scesi del 6% su base annua, contro il 9% del Belgio, il 4,5% della Spagna e il 4% della Francia. Il calo si concentra nei settori che usano più gas, come fertilizzanti e petrolchimica. Nell’Europa Ocse il gas usato dall’industria è sceso di oltre il 4% nello stesso periodo, e per l’intero 2026 l’Aie prevede un -5%.
ROVIGO, METANIERA COSTRETTA A RINUNCIARE ALLO SCARICO PER UN SOSPETTO ATTACCO INFORMATICO
Il secondo riferimento all’Italia riguarda la sicurezza delle infrastrutture. A settembre la metaniera Vivit Africa LNG, che portava un carico dagli Stati Uniti all’Europa, ha subito un guasto ai sistemi: l’equipaggio ha perso l’accesso ai controlli interni e ha dovuto rinunciare allo scarico previsto al rigassificatore di Rovigo, dopo quello che è stato segnalato come un sospetto attacco informatico.
L’episodio è uno dei molti registrati nel 2026. Nello Stretto di Hormuz sono state colpite da proiettili la metaniera qatariota Al Rekayyat, a luglio, e altre due navi, Gaslog Shanghai e Maran Gas Mystras. Nel Mediterraneo, al largo della Libia, la metaniera russa sotto sanzioni Arctic Metagaz è stata gravemente danneggiata, probabilmente da un drone. Un drone ha colpito anche il rigassificatore galleggiante Energos Winter a Damietta, in Egitto. Secondo l’Aie, questi episodi mostrano la necessità di prepararsi meglio a possibili interruzioni delle forniture.
CONTRATTI GNL PIÙ FLESSIBILI, OLTRE LA METÀ SENZA VINCOLO DI DESTINAZIONE
La flessibilità dei contratti ha aiutato il mercato a reggere. I contratti di Gnl senza vincolo di destinazione sono passati dal 29% del 2016 a oltre il 50% del 2025, soprattutto grazie al Gnl statunitense. Tra marzo e ottobre gli acquirenti asiatici hanno raddoppiato gli acquisti di Gnl dal bacino atlantico, in gran parte dagli Stati Uniti. Anche i prezzi si sono diversificati: i contratti indicizzati al gas o ibridi sono passati dal 30% circa al 45%. Nell’ultimo decennio il commercio mondiale di Gnl è cresciuto di oltre il 60%, e la correlazione tra Gnl spot asiatico e prezzi europei è salita da 0,67 nel 2016 a 0,95 nel 2026.
DANNI A RAS LAFFAN, PERSI 150 MILIARDI DI METRI CUBI DI GNL FINO AL 2030
La crisi avrà effetti anche negli anni successivi. Tra il 2026 e il 2030 le perdite di Gnl dovute al conflitto, compresi i danni a Ras Laffan, in Qatar, il più grande impianto di liquefazione al mondo, sono stimate in 150 miliardi di metri cubi: il 15% della nuova offerta prevista nel periodo. Le perdite si concentrano nel 2026 e nel 2027, quindi il mercato potrebbe restare più teso del previsto.
Da marzo sono state prese decisioni finali di investimento su quattro grandi progetti, tutti in Nord America: CP2 fase 2 (fino a 40 miliardi di metri cubi l’anno dal 2030), Delfin LNG (6 miliardi), Commonwealth LNG (13 miliardi) e LNG Canada fase 2 (19 miliardi, nei primi anni Trenta).
SICUREZZA DEL GAS, L’AIE RAFFORZA LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Per l’Agenzia, i risultati confermano che serve più cooperazione internazionale sulla sicurezza del gas, anche in un mercato più flessibile. Le crisi del 2022 e del 2026 lo hanno dimostrato: l’invasione russa dell’Ucraina ha tagliato le forniture via gasdotto all’Ue di 110 miliardi di metri cubi tra il 2021 e il 2023, mentre le operazioni militari colpiscono sempre più spesso le infrastrutture del gas.
Alla fine del 2024 l’Aie ha creato un gruppo di lavoro permanente sulla sicurezza del gas, che nel 2027 organizzerà la prima esercitazione di emergenza. Dal 2023, inoltre, organizza con il ministero dell’Economia giapponese (METI) la conferenza tra produttori e consumatori di Gnl.

