Le nuove stime di S&P delineano uno scenario complicato per l’Ue fino al 2028, con petrolio e gas europeo destinati a rimanere sotto pressione
Il prossimo mese il prezzo del petrolio Brent salirà fino a 105 dollari per barile e il TTF del gas toccherà quota 25 $/mmBtu. È quanto emerge dal report di S&P Global Ratings, che ha rivisto al rialzo le sue proiezioni sui prezzi di gas e petrolio per la fine del 2026 e per tutto il 2027. Il mondo dell’energia navigherà in acque agitate fino al 2028. Al centro della tempesta c’è il conflitto in Medio Oriente e, in particolare, le persistenti interruzioni lungo lo Stretto di Hormuz. La domanda globale, però, mostra una resilienza inaspettata, ridisegnando gli equilibri di prezzo tra greggio e gas naturale.
PETROLIO, IL BRENT RAGGIUNGERA’ 105 DOLLARI AL BARILE
Il Brent toccherà i 105 $/bbl entro la fine del 2026 (+10 $/bbl), fissandosi a 85 $/bbl per il 2027 (+5 $/bbl), secondo S&P Global Ratings. Nel report si prevede anche che il prezzo del WTI (West Texas Intermediate) salirà a 95 $/bbl per i restanti mesi del 2026 (contro i 90 precedenti), scendendo poi a 80 $/bbl per il 2027 (+5 $/bbl). Le stime per il 2028 e anni successivi, invece, rimangono stabili a 60 $/bbl per il WTI e 65 $/bbl per il Brent.
Solo verso il 2028, con il progressivo sblocco dei colli di bottiglia infrastrutturali e il riassorbimento degli shock geopolitici, il sistema globale dovrebbe ritrovare un nuovo equilibrio tra domanda e offerta. Fino ad allora, la resilienza delle catene di approvvigionamento e le condizioni meteorologiche invernali rimarranno le vere chiavi di volta della sicurezza energetica internazionale.
COSA DICONO LE STIME DEL PETROLIO
Numeri che sono il frutto di due dinamiche. Da un lato, l’erosione di 3 milioni di barili al giorno di petrolio dall’inizio del conflitto iraniano ha portato alla necessità di ricostruire le scorte globali. Dall’altro, il report certifica la ripresa della domanda asiatica, con la Cina che si muove per stabilizzare le proprie riserve strategiche attorno ai 9-9,5 milioni di barili al giorno di importazioni secche.
A complicare il quadro contribuisce anche il mercato nordamericano. Infatti, i differenziali del Western Canadian Select (WCS) si sono allargati vertiginosamente a causa dei costi di nolo record (con le petroliere VLCC schizzate fino a circa 40 $/bbl sulla rotta Golfo degli USA-Asia) e delle interruzioni di raffineria nel Midwest.
GAS SPACCATO: TTF SOTTO PRESSIONE, HENRY HUB STABILE
Se il mercato petrolifero trema per il Medio Oriente, quello del gas naturale vive una spaccatura profonda tra i due emisferi. L’Europa è l’area più vulnerabile. S&P ha rivisto drasticamente al rialzo le stime del Title Transfer Facility a 25 $/mmBtu per la fine del 2026 (da 20) e a 19 $/mmBtu per il 2027 (da 14). Le motivazioni sono gli stoccaggi europei scesi a livelli inferiori alla media (al 74,3% a inizio novembre), i danni strutturali agli impianti qatarioti di Ras Laffan che hanno ridotto la capacità globale di liquefazione, nonché lo stop definitivo e totale alle importazioni russe programmato per settembre 2027. La competizione tra Europa e Asia per assicurarsi i cargot di GNL si preannuncia feroce, secondo gli analisti.
Lo scenario è opposto Oltreoceano, dove l’abbondanza regna sovrana. La produzione nei “Lower 48” continua a segnare record storici spinta dai gas associati del Permiano. Per questo motivo S&P ha leggermente ribassato la stima Henry Hub per il 2027 a 3,00 $/mmBtu (da 3,25), confermando invece 3,50 $/mmBtu per il 2028 e oltre. In Canada, invece, i prezzi restano deboli a causa della sovrabbondanza di offerta interna e di una domanda di feedgas per il GNL che cresce più lentamente del previsto, sebbene i margini per i produttori restino sostenuti dalla forte richiesta di condensati legati alle sabbie petrolifere.

