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Cosa si è detto al webinar AiCARR su climatizzazione e pandemia

Aicarr

L’infodemia relativa alla pandemia ha erroneamente criminalizzato gli impianti di condizionamento, ha detto il virologo Fabrizio Pregliasco durante l’evento di AiCARR

“L’infodemia mediatica relativa alla pandemia ha evidenziato erroneamente una criminalizzazione degli impianti di condizionamento”, ha dichiarato il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, durante il webinar Gli impianti HVAC e la pandemia da SARS-CoV-2 organizzato da AiCARR (Associazione italiana Condizionamento dell’Aria, Riscaldamento e Refrigerazione).

Il condizionamento può rappresentare un rischio, ha proseguito Pregliasco, ma in alcune situazioni, come nelle terapie intensive, un impianto ben gestito è invece consigliabile.

“L’impegno di AiCARR nel settore è stato importante in questi mesi e continua con maggiore vigore, perché il tema della qualità dell’aria, che è premessa di una efficace progettazione e manutenzione, è presente in tutti gli ambiti della nostra vita e ha assunto un’importanza vitale alla luce dell’emergenza sanitaria”, ha dichiarato Filippo Busato, presidente di AiCARR e moderatore dell’evento.

PEDRANZINI: IMPIANTI FONDAMENTALI PER MINIMIZZARE CONTAGIO

Per Federico Pedranzini, del dipartimento di Energia del Politecnico di Milano, “gli impianti hanno un ruolo attivo nella minimizzazione del rischio di contagio per inalazione di aerosol infetto”.

Pedranzini ha anche ricordato come, nella piramide di controllo della trasmissione dell’infezione elaborata dal CDC, il ruolo delle strategie tecnologiche – ovvero gli impianti e le strutture – “è fondamentale e viene prima, per efficacia, di molti altri aspetti, anche prima dell’informazione e della formazione delle persone e dell’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale”. Gli impianti, ha detto Pedranzini, non sono allora una “componente residuale della strategie” per limitare la diffusione del coronavirus, ma una loro componente cruciale.

Nella sua relazione Pedranzini ha illustrato i vantaggi dei sistemi di ventilazione meccanica, che si sono “evoluti” per superare i “problemi” dell’areazione naturale, che ad esempio non garantisce la qualità dell’aria in ingresso e non ne permette il filtraggio. Al contrario, i sistemi di ventilazione meccanica consentono di decidere un punto di presa dell’aria esterna e di disporre di un sistema di filtrazione dell’aria in ingresso, o anche di realizzare un sistema di ripresa ed espulsione che consenta di decidere dove espellere l’aria. Ma anche di “realizzare una forma di recupero dell’energia dall’aria espulsa”.

“I sistemi di ventilazione meccanica consentono in generale di risparmiare energia e di controllare la qualità dell’aria interna: per questo motivo oggi sono molto diffusi”, ha concluso Pedranzini.

ZECCHIN: QUALI IMPIANTI PER IL FUTURO

Roberto Zecchin dell’Università degli Studi di Padova ha specificato che non è possibile “fare una classifica di bontà dei vari impianti”.

Riflettendo su quali saranno “gli impianti per il futuro”, ha detto che “gli impianti ad aria primaria hanno portate più ridotte e non hanno esigenza di ricircolo, ma un layout ottimale richiede che la ripresa avvenga individualmente nei singoli ambienti e non attraverso corridoi e servizi che potrebbero risultare contaminati dalla presenza di persone infette. Per quanto riguarda i terminali, i sistemi radianti implicano una ridotta movimentazione dell’aria ambientale rispetto per esempio ai ventilcolvettori, ma questi – se opportunamente dotati di dispositivi a ionizzazione – possono addirittura diventare componente attivo della sanificazione dell’ambiente. Gli impianti a tutta aria, che richiedono il ricircolo, se dotati di opportuni dispositivi di abbattimento o filtrazione, non solo possono evitare i rischi del ricircolo ma possono dar luogo ad una maggiore diluizione delle eventuali cariche infette”.

“La distribuzione dell’aria in ambiente”, ha aggiunto, “è certamente un problema molto complesso: la fluidodinamica computazionale, ma anche lo studio diretto su ‘mock-up’, possono fornire indicazioni progettuali”.

A proposito di fluidodinamica computazionale, per Zecchin rappresenta “uno strumento molto valido per l’analisi dei moti dell’aria e delle particelle sospese all’interno di un ambiente”.

“L’uso di tecnologie nuove o finora poco usate (UV, ionizzazione, filtrazione HEPA) nelle centrali, nei terminali ma anche nell’uso diretto negli ambienti, la corretta installazione e manutenzione dei recuperatori, lo studio della diffusione deLl’aria mediate modelli CFD o mock-up, l’impiego di sistemi di controllo e monitoraggio, sono gli strumenti a disposizione dei progettisti per migliorare la salubrità dell’ambiente interno in condizioni di emergenza e non, verso uno scenario di crescente sostenibilità”.

LE COLLABORAZIONI INTERNAZIONALI DI AiCARR

Livio Mazzarella del Politecnico di Milano ha ricordato che AiCARR “collabora da sempre con altre associazioni gemelli su scala mondiale”, come ASHRAE (“a cui si ispirò alla sua fondazione”), REHVA e IEQ-GC.

“In risposta alla pandemia di COVID-19, AiCARR ha attivato una sua task force per produrre linee guida” sulla gestione degli impianti per minimizzare il rischio di infezione, ma ha anche partecipato e collaborato con “simili task force a livello internazionale”: in REHVA, per quanto riguarda l’ambito europeo, e in IEQ per quanto riguarda l’ambito mondiale.

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Marco Dell'Aguzzo

Giornalista, si occupa di esteri, energia e geopolitica, con un’attenzione particolare per il Messico e il Canada.

Scrive su “Energia Oltre”, oltre a collaborare con “IL – Il maschile del Sole 24 ORE”, “Aspenia online”, “Start Magazine” ed “eastwest”. A volte è ospite a Radio3 Mondo (Rai Radio 3).

Su Twitter è @marcodellaguzzo.

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