Fabrizio Palermo, amministratore delegato di Acea, presenterà un manifesto sugli investimenti necessari al settore idrico al World economic forum di Davos 2026
Da tre anni al World economic forum di Davos il manager lavora per portare il tema delle risorse idriche al vertice dell’agenda economica e politica, al pari di quello energetico. Il “White Paper” (“manifesto”) che presenterà Palermo è realizzato insieme allo stesso Wef e all’Università di Cambridge. «L’Acqua è un abilitatore di sviluppo trasversale, per l’agricoltura, la produzione energetica, l’industria, l’Intelligenza artificiale» ribadisce
MANCANO GLI INVESTIMENTI
Come riporta l’inserto Affari&Finanza di Repubblica nell’intervista a Fabrizio Palermo, la tesi dell’ad di Acea è che finora l’acqua sia stata la Cenerentola degli investimenti infrastrutturali e considerata un costo piuttosto che un investimento e una leva per lo sviluppo soprattutto di fronte al cambiamento climatico. Da qui la necessità di intervenire su reti spesso obsolete. Si stima infatti che da qui fino al 2040 mancheranno 6.500 miliardi rispetto a quanto necessario a livello globale, di cui 695 solo in Europa. Lo studio mostra che questi investimenti avrebbero ritorni importanti in termini di crescita e di occupazione, anche superiori a quelli delle infrastrutture energetiche.
IL PIANO DI INVESTIMENTI EUROPEI
Secondo Palermo il piano di investimenti idrici in Europa dovrà essere un misto di pubblico e privato. “Sui secondi c’è un tema di valore: l’acqua è un bene pubblico, non si paga, ma in bolletta si paga l’infrastruttura per portarla a casa, controllarla e depurarla. In Italia non si dà il giusto valore a questo servizio: le tariffe sono le più basse d’Europa e così non si finanziano gli investimenti”, sottolinea l’ad. A questo si aggiunge un problema di obsolescenza delle reti su cui poggia il sistema idrico italiano che risalgono a decenni fa e non dispongono di tecnologie moderne: “Ora che le infrastrutture decadono e che il cambiamento climatico riduce la presenza di acqua a terra si pone per alcuni paesi anche un tema geopolitico”.
INCOGNITA USA E LENTEZZA DELL’EUROPA
Trump sembra aver dato il colpo di grazia a ogni multilateralismo e aver relegato i temi ambientali in fondo all’agenda. Ma nonostante questo Palermo ritiene che la cooperazione sembra la strada più percorribile. “Molte soluzioni sono comuni. Più si lavora in sinergia, più il mondo ne beneficia”. L’Europa è partita tardi ma il fatto che ora si riconosca l’acqua come un settore abilitante del Pil e ad alto contenuto di innovazione è già un passo in avanti. “L’auspicio è che la strategia si traduca in interventi concreti e armonizzati a livello europeo, come accaduto vent’anni fa con le rinnovabili” aggiunge.
LA SITUAZIONE IN ITALIA
L’Italia sembra non gestire le risorse idriche in modo oculato: “la perdita media è del 42%, con punte del 70% in alcune regioni come la Sicilia. Quanto alla dispersione idrica, ad esempio a Roma, ci siamo mossi per tempo riuscendo a ridurre le perdite dal 43% del 2017 al 27%” continua. E sul Pnrr: “Il 100% dei progetti finanziati dal Pnrr verrà completato entro la scadenza del 2026”.
SERVONO OPERATORI STRUTTURATI
Secondo il numero uno di Acea in Italia ci sono 2.400 operatori idrici, molti di dimensioni limitate e non in grado di gestire risorse così ingenti. Servono quindi operatori strutturati portatori di tecnologie per individuare le perdite in modo mirato e avere una rete in grado di ottimizzare i flussi sulla base delle esigenze. Il settore in Italia resta troppo frammentato. Occorre armonizzare e interconnettere le infrastrutture per spostare l’acqua da dove è abbondante a dove serve “ma se le reti sono gestite da soggetti diversi questo è impossibile”, aggiunge.

