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Ecco perchè è ancora bloccato il cantiere Tap

Il blocco dei cantieri è dovuto ad un rinvio di giudizio.  I giudici chiedono ad Arpa Puglia il deposito di ulteriore documentazione 

Il giorno in cui Michele Emiliano viene nominato dalla Commissione ambiente del Comitato europeo delle regioni quale relatore del parere sulla “Strategia europea di lungo termine per la riduzione dei gas ad effetto serra in linea con gli Accordi di Parigi”, e il direttore relazioni esterne Eni Lapo Pistelli annuncia in Parlamento che Tap trasporterà anche il gas russo, la magistratura lascia i cantieri dell’approdo a Melendugno bloccati.

IL BLOCCO DEL CANTIERE

Non tutti sanno che dal 25 luglio scorso il cantiere della frazione di San Basilio località dove Tap ha aperto il suo primo cantiere per i lavori di realizzazione del microtunnel e del pozzo di spinta, erano bloccati. Per una ordinanza del sindaco!

In quella data infatti l’ormai famigerato Marco Potì, ha firmato un’ordinanza contingibile e urgente che stabilisce il divieto di emungimento di acqua da pozzi nell’area cantiere Tap e il divieto di svolgimento di qualsiasi attività lavorativa da parte di Tap in località San Basilio.

Con una scelta che a Tap ha creato non pochi problemi, considerata l’urgenza di avviare i lavori per la realizzazione del microtunnel, in programma dalla scorsa primavera.

L’ordinanza era stata emessa dopo che il Comune di Melendugno ha avuto contezza dei dati che attestavano che la falda fosse inquinata, a causa dello sforamento dei parametri di Nichel, Nitriti (Azoto Nitroso), Cromo VI, Solfati e Arsenico. A quell’ordinanza Tap rispose spiegando che nichel, arsenico e manganese erano già presenti nella falda prima dell’inizio dei lavori.

E infatti tale sforamento era stato già rilevato da novembre 2017, con un ulteriore aumento a giugno 2018, quando stati effettuati nuovi prelievi di campioni. E tap ancora non era in cantiere.
In un primo momento, i divieti avevano effetto fino al 30 settembre 2018. Successivamente, il 28 settembre, il Sindaco ha prorogato il blocco per un altro mese. Ne sono passati già 4.

IL RICORSO DI TAP

Tap si è opposta al provvedimento interdittivo presentando ricorso al Tar Lazio, chiedendone l’annullamento e – in attesa di conclusione del procedimento – anche la sospensione del divieto di svolgere attività di cantiere.

IL RINVIO DEL GIUDIZIO

Il collegio giudicante avrebbe dovuto decidere il 14 novembre, ma ha deciso di rinviare la trattazione al 5 dicembre. E ha rigettato la richiesta di sospensiva dell’ordinanza, sostanzialmente bloccando i lavori un altro mese ancora fino al 5 dicembre.  I giudici hanno ordinato ad Arpa Puglia il deposito entro dieci giorni di una “circostanziata e documentata relazione riferita agli accertamenti già eseguiti, inerenti la concentrazione della soglia di contaminazione nell’area di cantiere in argomento”.

In giudizio si sono costituiti, oltre a Tap e al Comune di Melendugno, anche l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) e il Ministero dell’Ambiente.
Sull’inquinamento della falda di San Basilio è in corso anche un procedimento penale aperto di recente dalla Procura di Lecce. L’ipotesi che la Procura ha chiesto ai carabinieri di verificare è che il cantiere non sia stato ben impermeabilizzato e ciò abbia determinato la perdita di sostanze pericolose nel terreno e nella falda. In particolare, si ipotizza che il colpevole dell’inquinamento sia il cemento utilizzato per costruire il pozzo di spinta, nel quale saranno calati sofisticati macchinari per costruire il microtunnel verso il mare.

I LAVORI

Al momento Tap ha due cantieri bloccati, mentre un terzo è in fase di allestimento nell’area della Masseria del Capitano. anche qui i problemi non mancano: i No Tap lamentano che il progetto interferirebbe con la via Francigena e beni archeologici, motivo per cui da quando una settimana fa i lavori sono finalmente ripartiti dopo la pausa di cortesia chiesta dal Governo, i manifestati si recano ogni mattina presso i cantieri per la colazione resistente”.

A Tap non è rimasto che avviare i lavori di costruzione del terminale di ricezione. Sono stati completati 605 metri della recinzione di 1.815 prevista, montati due cancelli e posati 68 metri di new jersey. Il tutto in un cantiere militarizzato in cui i No Tap sono comunque riusciti a issare la loro bandiera su un camion rimasto impantanato nel fango. Sono stati inoltre campionati 13 ulivi, che dovranno essere spostati.

Come visto dopo che neppure il governo 5 Stelle ha bloccato l’infrastruttura ai No Tap non resta che la speranza che a bloccarla ci pensi la magistratura. Speranza da loro alimentata dal Presidente regionale Michele Emiliano che proprio questo ha detto loro accogliendoli nel suo ufficio a braccia aperte dal mesto ritorno a mani vuote da Palazzo Chigi. Chissà se ciò che non è riuscito neppure lui a fare con la politica, potrà fare con la magistratura categoria a cui ancora appartiene.