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Aqp, De Sanctis si dimette ma rimane il nodo dei compensi

Aqp

Protocollata la lettera. In bilancio di Aqp figurano accantonamenti per stipendi non pagati

“Non è un fulmine a ciel sereno. Anzi, era una decisione attesa da mesi perché immersa in un lungo confronto per stabilire l’entità (e l’opportunità) del pagamento di stipendi arretrati. Ma il caso della registrazione dei lavori del Cda (che stava discutendo proprio dell’esodo anticipato) ha di fatto accelerato il processo. Così ieri la lettera di dimissioni dell’amministratore unico (e direttore generale) di Acquedotto Pugliese, Nicola De Sanctis, è stata protocollata. E nel testo, oltre a porre la parola fine al rapporto di lavoro, il manager spiega anche che avrebbe dimenticato di interrompere la registrazione audio usata come promemoria”. È quanto riporta il Corriere del Mezzogiorno.

MAI AVUTO FEELING

“Il punto è che De Sanctis non ha mai avuto un grande feeling con la struttura dirigenziale dell’Aqp. Fu nominato nel 2016 dal governatore Michele Emiliano che lo ribattezzò il Marchionne delle multiutility. ‘De Sanctis – disse alla stampa un Emiliano trionfante – ha il curriculum più prestigioso che esiste in questo momento sul mercato italiano per la direzione di multiutility del genere. Viene da Iren che è una delle società italiane più importanti: qui ha gestito acquedotti, energia elettrica, rifiuti, e quindi ha una competenza straordinaria nei servizi connessi alle città’”, prosegue il quotidiano.

LA VICENDA APERTA SUL COMPENSO

“Eppure Emiliano non ha mai preso atto che la sua nomina ha prodotto più polemiche che risultati. Lo si comprende dai quattro consigli d’amministrazione rinnovati nell’arco di due anni e dai ritardi accumulati negli investimenti. Solo con l’ultimo Cda, elevato a ben cinque componenti, si è realizzata una sostanziale stabilità. L’attuale presidente, Simeone Di Cagno Abbrescia, è riuscito a riallacciare i corretti rapporti con i sindacati facendo muovere la macchina amministrativa. Tuttavia, tra De Sanctis e l’Aqp resta una vicenda aperta: il compenso di 233 mila euro che è il differenziale tra quanto pagato nel periodo di sola presidenza (60 mila euro all’anno) e quanto promesso da Emiliano”, conclude il quotidiano.