L’amministratore delegato di Sogin illustra l’accelerazione dei lavori verso il miliardo di euro e riflette sul ruolo strategico dell’atomo per la stabilità del sistema energetico italiano.
“Quest’anno assegniamo lavori per oltre 420 milioni, portando così il totale a 1,1 miliardi, di cui almeno l’80% a imprese italiane. Proprio il nuovo, consistente pacchetto di commesse dimostra che il decommissioning nucleare italiano sta accelerando: siamo al 47,7%, finirà a inizio anni 50 su un sito, gli altri negli anni 40”. A dichiararlo al Sole 24 Ore in un’intervista uscita oggi è Gian Luca Artizzu, da quasi tre anni amministratore delegato di Sogin, la società controllata dal Mef incaricata dello smantellamento delle centrali nucleari di Latina, Garigliano, Trino e Caorso, degli impianti del ciclo del combustibile e della gestione dei rifiuti radioattivi.
LA GEOPOLITICA E LA NECESSITÀ DI FONTI STRATEGICHE DI LUNGO PERIODO
Nell’intervista Artizzu fa il punto su un percorso ancora lungo, ma che ha registrato un cambio di passo, peraltro in un contesto energetico nazionale e internazionale di fortissima incertezza e, per questo, in piena evoluzione: l’Italia guarda a un possibile ritorno all’atomo mentre la nuova guerra del Golfo, con relativo choc energetico, “ci ricorda la necessità di investire su fonti energetiche di lungo periodo come l’atomo”, fa notare Artizzu.
IL PARADOSSO DELLO SMANTELLAMENTO TRA SICUREZZA E RIGORE TECNICO
L’Ad di Sogin ricorda che il nucleare è un settore nel quale “bisogna lavorare con grandissima precisione. Il paradosso del nucleare è che per smantellare dobbiamo costruire, perché devi sempre confinare il materiale nucleare dalla biosfera. Ciò significa che ogni volta che stacchi un pezzo d’impianto devi creare una facility in loco, molto spesso un deposito provvisorio di rifiuti, infatti ne abbiamo già realizzati 33. Chi si lamenta dei tempi lunghi – ha sottolineato Gian Luca Artizzu – dovrebbe ricordarsi che ci facciamo carico di tante cose di cui altri decommissioner, nel mondo, non si occupano, per esempio lo smaltimento del combustibile, oltre a parametri così restrittivi da farci richiamare dalla IAEA”.
UN MIX ENERGETICO TRA NUCLEARE E RINNOVABILI PER SUPERARE LA DIPENDENZA DAL GAS
Rispetto allo scenario internazionale Artizzu conclude affermando che le rinnovabili “sono state sviluppate a un prezzo altissimo, quando invece, vista anche la forte dipendenza italiana dal gas, andrebbero mixate con una fonte stabile come il nucleare. Se ripartiamo oggi vedremo qualche risultato tra 15 anni, ma credo che investire sulle fonti di lungo periodo sia ormai ineludibile”.


