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Bab el Mandeb

Bab el-Mandeb, tutto sullo Stretto che tiene in ostaggio l’energia e il commercio globale

Un canale di soli 30 chilometri si è trasformato nel collo di bottiglia più bollente del pianeta. Oggi, lo stretto di Bab el-Mandeb è diventato il centro della logistica internazionale e dei mercati energetici. Dove si trova? Chi lo controlla? Perché è così importante? Tutte le risposte.

BAB EL-MANDEB, LO STRETTO SOTTO LA LENTE DEL MONDO

Situato tra la sponda asiatica dello Yemen e quelle africane di Gibuti ed Eritrea, il braccio di mare lungo 115 chilometri e largo appena 26 nel suo punto più stretto rappresenta la cerniera fondamentale tra il Mar Rosso, il Golfo di Aden e l’Oceano Indiano. La ragione è che Bab el-Mandeb rappresenta la via d’accesso meridionale obbligata per chiunque voglia raggiungere il Canale di Suez e, da lì, approdare nel Mediterraneo e nei mercati europei.

A CHI APPARTIENE BAB EL-MANDEB

Geograficamente le acque territoriali dello stretto appartengono a tre Stati: Yemen, Gibuti ed Eritrea. Ma la geopolitica reale racconta tutta un’altra storia. Dalla fine del 2023 Bab el-Mandeb è al centro del ciclone. Negli ultimi 3 anni, infatti, si sono susseguiti attacchi degli Houthi contro navi portacontainer, cargo e petroliere. Raid che negli ultimi giorni si sono intensificati, allargandosi a qualsiasi imbarcazione riconducibile a interessi occidentali o degli Stati arabi concorrenti che cercava di aggirare lo Stretto di Hormuz.

Oggi, la sponda yemenita, la città portuale di Mocha e l’isola di Perim sono caduti sotto il diretto controllo militare dei ribelli Houthi. Il gruppo armato filo-iraniano ha trasformato le coste e gli isolotti del canale in una roccaforte difensiva e d’attacco, installando postazioni di artiglieria, radar e piattaforme di lancio per missili balistici antinave e droni kamikaze.

PERCHE’ SPOSTA L’ECONOMIA MONDIALE

Bab el-Mandeb non estrae petrolio né possiede raffinerie proprie, ma la sua “produzione” consiste in un bene invisibile e insostituibile: la velocità di connessione globale. È uno dei chokepoint (punti di strozzatura) più critici dell’intero pianeta. In condizioni ordinarie, attraverso questo canale transitano ogni giorno tra i 4 e gli 8 milioni di barili di greggio e prodotti raffinati (circa il 10% del commercio marittimo mondiale di petrolio), oltre a un flusso ininterrotto di Gas Naturale Liquefatto (GNL) diretto verso l’Europa.

Bloccare Bab el-Mandeb significherebbe costringere i giganti dello shipping a circumnavigare l’Africa via Capo di Buona Speranza, allungando le rotte di 10-14 giorni e facendo impennare i costi di nolo e i premi assicurativi.

LA GUERRA CHE MINACCIA LE FORNITURE DI PETROLIO

Dalla fine del 2023, la sicurezza dello stretto di Bab el-Mandeb è crollata. Nati come ritorsione dichiarata a sostegno della causa palestinese a Gaza, negli ultimi giorni gli attacchi degli Houthi contro navi portacontainer, cargo e petroliere si sono allargati a qualsiasi imbarcazione riconducibile a interessi occidentali o degli Stati arabi concorrenti. L’uso combinato di droni a basso costo, missili antinave forniti dall’Iran e barchini veloci esplosivi ha messo a dura prova la navigazione commerciale.

A nulla sono servite finora le missioni navali internazionali. Di fatto, gli interventi di Prosperity Guardian e Aspides hanno abbattuto centinaia di vettori ostili e scortato centinaia di mercantili, ma non sono riuscite a neutralizzare del tutto la minaccia dalla terraferma.

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