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Il conto di Hormuz e Bab el-Mandeb arriva alla pompa: rischio stangata per benzina e diesel

L’avanzata degli Houthi mette sotto pressione una delle rotte marittime più strategiche del pianeta. Se la crisi si allarga, il conto potrebbe arrivare direttamente a pompe di benzina, industrie e famiglie europee

Il conflitto in Medio Oriente rischia di scatenare una nuova stangata dei prezzi di benzina e diesel. Avanzando lungo la costa yemenita, i ribelli Houthi sono arrivati a occupare l’isola di Perim, uno scoglio al centro dello stretto di Bab el-Mandeb, prendendo in ostaggio la “ciambella di salvataggio” di Riad. Un’operazione coordinata su più fronti che rischia di far saltare l’intero sistema di approvvigionamento mondiale. Ecco come.

PETROLIO, 30 MILIONI DI BARILI IN OSTAGGIO

I raid iraniani contro i mercantili USA e alleati hanno ridotto il traffico nello Stretto di Hormuz a un risicato 20% (-15 milioni di barili al giorno). Il reindirizzamento forzato verso il Mar Rosso si scontra ora con il possibile blocco di Bab el-Mandeb. Lo stop al traffico marittimo nello Stretto metterebbe a rischio fino a 9 milioni di barili al giorno (pari al 7% del petrolio globale e al 12% del commercio marittimo).

Come se non bastasse, per aggirare le limitazioni nel canale, la Saudi Aramco faceva affidamento sull’oleodotto Est-Ovest. Un attacco condotto dall’Iraq venerdì ha però costretto alla chiusura dell’infrastruttura, portando a una perdita stimata di 4 milioni di barili di petrolio al giorno. Complessivamente, attualmente quasi 30 milioni di barili al giorno sono bloccati o sotto minaccia diretta, su un mercato mondiale da circa 100 milioni. L’operazione militare degli Houti ha già fatto schizzare il WTI a 103,60 (+3% in avvio).

COSA RISCHIA L’UE

Mentre l’Africa occidentale affronta l’impatto immediato sull’import dei raffinati, le ripercussioni per il blocco europeo e l’Italia assumono i contorni di una vera e propria stangata economica. Le ragioni sono diverse. In primo luogo, le navi dirette in Europa sono costrette ad allungare le rotte di circa 10-14 giorni per circumnavigare l’Africa. Questo comporta un aumento stimato dei costi di nolo del +40% e dei premi assicurativi marittimi fino a 5 volte rispetto ai valori standard. In secondo luogo, gli analisti stimano che un barile stabilmente sopra i 100-110 $ porterebbe a un incremento dell’inflazione europea tra lo 0,8% e il 1,2% su base annua, riducendo le stime di crescita del PIL UE di circa lo 0,4%.

A confermare la gravità del quadro è intervenuto direttamente il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Commentando l’avanzata degli Houthi a Bab el-Mandeb, il ministro ha definito l’occupazione dello stretto come “un segnale molto negativo2, sottolineando come la contemporanea chiusura delle rotte e i blocchi a Hormuz rischino di generare “enormi difficoltà con riflessi diretti sui prezzi dell’energia”. Secondo Pichetto Fratin, l’interruzione di questi punti strategici colpisce al cuore la stabilità dell’approvvigionamento europeo, riattivando le speculazioni sui mercati delle materie prime e costringendo il Governo a valutare fin da ora margini e spazi di manovra sul bilancio per contenere l’impatto di una nuova impennata inflazionistica.

PETROLIO, I CARBURANTI SCHIZZERANNO ALLE STELLE?

L’Italia è particolarmente vulnerabile alla situazione dei mercati mondiali del petrolio. Infatti, il nostro Paese importa circa il 40% del proprio fabbisogno petrolifero via mare proprio attraverso la rotta del Canale di Suez/Mar Rosso. Un blocco prolungato si tradurrebbe in un aumento dei listini di benzina e diesel stimato tra i +15 e +25 centesimi al litro nel breve periodo. La circumnavigazione richiede infatti circa 10-14 giorni aggiuntivi per nave, aumentando i costi di carburante e riducendo la disponibilità complessiva della flotta globale.

Per l’industria manifatturiera italiana, invece, la maggior spesa energetica su base annua supererebbe i 6-8 miliardi di euro, mentre i porti del Mediterraneo (Genova e Trieste in primis) rischiano di perdere fino al 20% dei volumi containerizzati a favore dell’hub Nord-Europeo.

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